20/09/2006, ore 21:10

Sono state rese note le candidature per le Targhe Tenco 2006 (leggete qui). E’ cambiato il metodo di votazione e, sarà quello sarà cos’altro, sembra che il Tenco stia tentando di svecchiarsi. Sembra dico, e non ne sono sicuro, perché comunque di Dinosauri del Tenco (dicesi "Dinosauro del Tenco" quel cantautore, solitamente di sinistra, che se pubblica un disco è inevitabilmente invitato e/o premiato per qualcosa) ne rimane ancora qualcuno. Nella categoria Miglior Album De Gregori (immancabile: se il pur dignitoso "Calypsos" è tra i cinque dischi d’autore più belli del 2006 io sono Paperoga) e due quasi Dinosauri: Capossela (candidatura comunque meritatissima) e Bersani (decisamente meno). Ottime invece, ed era anche ora, le candidature di Pinomarino e Baustelle – la scrittura di Francesco Bianconi è una delle più d’autore, nel senso alto e nobile del termine, che abbiamo oggi in Italia. Se fossi giurato del Tenco – ma non lo sono – voterei per loro. Altra categoria non infestata da dinosauri ma spesso parecchio reazionaria in quanto a scelte è quella del Miglior Esordio. Anche da qui però vengono segnali positivi: ci sono Simona Salis, Marco Fabi, Valentina Lupi (che ha realizzato un primo disco grintosissimo e verace) e soprattutto i Non Voglio Che Clara, di cui sentiremo parlare ancora per molto tempo. A loro il mio voto.
Speriamo che i giurati veri facciano il loro dovere – cioè che i dischi in gara li ascoltino tutti prima di votare (a ricordare le candidature e votazioni passate, qualche dubbio viene). Di un segnale d’apertura reale verso leve veramente nuove e generi davvero altri ci sarebbe proprio bisogno, al Tenco soprattutto.
sciarade
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19/09/2006, ore 22:11

Questa è la fine
e si parte così senza avere
una risposta alle domande
che ci hanno sempre fatto dannare
come: “chi sarà mai l’idiota
che sta in testa alla coda
in corsia di sorpasso ai novanta all’ora”
.

(Giorgio Canali, Questa è la fine, da “Rossofuoco”, Gammapop, 2002)

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07/09/2006, ore 20:03

Praticamente la storia è questa: sabato a Molteno, provincia di Lecco, prenderà il via l’ottava edizione di “Un’avventura, le emozioni”, due giorni di mostre, dibattiti, presentazioni editoriali e concerti dedicati a Lucio Battisti (che a Molteno nacque ed è sepolto) organizzata dal comune con la direzione artistica di Francesco Paracchini, direttore de “L’isola che non c’era”. Presenti sul palco Susanna Parigi, Morgan, Veronica Marchi e i Dik Dik, oltre che alcune cover band. La vedova Battisti, Grazia Letizia Veronesi, ha citato in tribunale gli organizzatori della manifestazione perché a loro dire il festival lede l’immagine dell'insigne congiunto. Motivo: la qualità dei nomi coinvolti non è adeguata.
Non è la prima volta che dalla signora Veronesi e famiglia partono iniziative quantomeno strane, volte a tutelare, dal loro punto di vista, il patrimonio artistico di Battisti (ricordo un recente contrasto coi Delta V, risolto a sfavore di questi ultimi per i contenuti del video della loro cover di “Prendila così”). Ma questa volta siamo ben oltre l’assurdo: ammesso che siano questi i motivi della convocazione in tribunale, sarei proprio curioso di sapere su che basi il giudice formulerà un’eventuale sentenza a sfavore del festival. Chiamerà dei giornalisti musicali chiedendo numi sui quattro nomi coinvolti (se chiama Mollica e Fegiz, che della categoria sono i più famosi, diranno benissimo di tutti, ergo la Veronesi è già fregata in partenza)? Si sarà precipitato oggi seduta stante nel più vicino negozio di dischi a recuperare le opere (impresa non facile peraltro: i Dik Dik hanno anni e anni di discografia alle spalle, Parigi e Marchi di meno ma trovarne i loro dischi non è mica facile)?
Sta di fatto che a volte anche l’estetica – facciamola più semplice: i gusti – possono diventare reato. Quindi gente coalizziamoci: se hanno una qualche responsabilità, citiamo a giudizio la famiglia Battisti per quei due o tre disdicevoli cofanoni che negli ultimi Natali ci hanno inflitto. Pasdaran dei dischi originali contrari alle raccolte tanto al chilo noialtri, ma loro…
Ah, comunque la direzione del Festival ha detto che loro sabato, comunque vada, cominceranno.
sciarade
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05/09/2006, ore 21:02

Tre concerti alla Festa de l’Unità di Milano per il sottoscritto nel finesettimana.
Venerdì sera Radiodervish. Etno-pop spiritual-intimista parecchio debitore del Battiato di “Caffè de la Paix”, tre dischi all’attivo (di cui il primo “Lingua contro lingua” da ascoltare) e uno in uscita ad ottobre su Radiofandango. Ci si aspettava da parte loro il teatro canzone di “Amara terra mia”, spettacolo sull’immigrazione con l’attore Giuseppe Battiston integrato da pezzi di repertorio, inediti e due cover di Modugno (la canzone che dà il titolo a tutto e “Tu sì ‘na cosa grande”). Invece il concerto è stato prettamente antologico e piuttosto brutto: tastiere (spesso impresentabili) elargite a larghe mani, interpretazioni grossolane, clima festaiolo stile balera di Beirut con tanto di ancheggiamenti ammiccanti del cantante Nabil. Forse il Mazdapalace non era il luogo ideale per le loro tonalità e impauriti hanno tentato di “salvarsi” così. O forse dal vivo sono purtroppo proprio così. Comunque decisamente meglio su disco.

Sabato Pacifico e Avion Travel. Apre Pacifico, lo vedo per la terza volta e lo vedo bene, in crescita rispetto al primo live di febbraio (stroncato qui). La sua timidezza proverbiale di certo non lo aiuta di fronte al vasto pubblico del Mazdapalace, lui comunque fa quello che può: concentra ma non troppo i cinquanta minuti di esibizione sui brani di “Dolci frutti tropicali” (recensione, forse un po’ troppo di manica stretta, qui), butta lì qualche gag che verrebbe meglio in luoghi meno capienti, non accelera troppo i ritmi e un po’ ne risente. Ma arriva in fondo con dignità e sembra convincere il pubblico.
Di tutt’altra pasta invece il discorso sugli Avion Travel, che da un po’ di tempo a questa parte si presentano in quartetto (dopo che Mariolino Tronco e Peppe D’Argenzio sono passati all’Orchestra di Piazza Vittorio) e con il primo bassista della formazione Vittorio Remino (in sostituzione di Ferruccio Spinetti occupato dal progetto Musica Nuda con Petra Magoni). Una simile riduzione di organico induce inevitabilmente a cambiare gli arrangiamenti dei brani, che vengono proposti in una veste più asciutta dove le divagazioni jazz tipiche della formazione al completo vengono sostituite da un approccio rock elettro-acustico caratterizzato soprattutto dall’onnipresente chitarra di Mesolella (che, in gran serata, riempie i pezzi di oscurità blues e accenni western-morriconiani). Il resto lo fanno l’impagabile interpretazione teatrale di un Peppe Servillo in completo nero (l’unico sui palchi musicali per cui la parola teatrale abbia davvero un significato) e la sezione ritmica Ciaramella-Remino, tutta accelerazioni, sobbalzi e crescendo – quei crescendo di cui gli Avion sono maestri. Tanti i momenti di altissimo livello (“Canzone appassionata”, “Cosa sono le nuvole”, “Storia d’amore”) e pure qualche passaggio che va riverificato (“Sentimento”), ma c’era da aspettarselo. Peccato non ci sia stata traccia dei brani inediti appartenenti a quel prossimo disco prodotto da Paolo Conte che ormai sta diventando leggenda. Comunque imperdibili.

Domenica sera Mario Venuti. Buonissimo autore pop, sta portando in giro la sua migliore e più fortunata tournèe (sul palco sono in nove lui compreso, con tre fiati e percussionista brasileiro), che include alcuni dei brani appartenenti a quello che è fino ad oggi il suo miglior disco (recensito qui). Lo spettacolo, tra brit-pop ruffiano, funky e divagazioni latine, è coinvolgente e ritmato; qualche brano lascia il segno soprattutto grazie alla scrittura, qualche altro per una vitalità che oltre ad essere smaccatamente (ma non terribilmente) radio-friendly è anche abbastanza testosteronica – a tratti l’ex Denovo ancheggia alla Ricky Martin, ma dato il clima e il taglio delle canzoni non si fa disprezzare. Gradevole e in forma, ma nulla di più.

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30/08/2006, ore 20:41

E così, dopo la pausa estiva, si torna a parlare di musica. E lo si fa con… Sufjan Stevens. Ancora lui, che dopo il secondo dei cinquantuno dischi sugli stati americani (che ha promesso di registrare da qui all’eternità) uscito l’anno scorso (“Come On Feel The Illinoise!”) torna con una raccolta di outtakes e versioni alternative di quel mezzo capolavoro. “The Avalanche: Outtakes and Extras from the Illinois Album” si intitola chilometricamente l’album, e chilometrici sono anche i titoli di alcune delle ventuno tracce, tutte almeno buone e un paio bellissime. Si parte con la title-track che è puro pop immaginifico-sognante in Sufjan style, poi tre versioni di “Chicago” (una acustica che sa il fatto suo e due altre più giocose ma con il solito contagio melodico), qualche sfrigolante sterzata spaziale (“Pluto”) e poi il capolavoro. No, non è “Saul Bellow” – comunque assai graziosa (e con un titolo personalmente fantastico) – è “Pittsfield”: sei minuti e cinquantuno di maestranze pop, che prima si crogiolano nella loro malinconia e poi vanno su su esplodendo tra brilluccichii di piatti, trombe e cori angelici. Stevens non sbaglia un colpo, ma se non lo conoscete non comunque partite da qui: questi sono solo “scarti”. Con le virgolette obbligatorie, però.

PS: il mio parlar di musica qui sopra negli ultimi mesi è un po’ scostante. Sia in quanto a periodicità, sia in quanto a dischi presi in esame. Nel senso che non sempre parlo di quelli di cui vado veramente matto come mi ero ripromesso alla nascita del blog. Ad esempio ho già mancato quello dei Willard Grant Conspiracy, e non so perché ma mi sa che mancherò pure quello dei Current 93 e di Carla Bozulich (dischi non facili da ascoltare ma che vi consiglio vivissimamente). Sarà che sto diventando un geloso snob? 

sciarade
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31/07/2006, ore 14:54

Dopo tutti questi giorni di silenzio dovuti a vari motivi, vorrei parlarvi di indulto, ddl sulle intercettazioni, Abu Omar, Israele-Libano e di tutta la nausea che queste vicende mi hanno dato. Ma Discanto riprende vita – per poco, perché fra poco si va in vacanza… a casa – con le sue solite annotazioni. Questa volta non solo musicali. Via:

Tempo fa parlammo qui sopra della raccolta firme per il disegno di legge ad iniziativa popolare per delottizzare la Rai portato avanti tra gli altri da Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. Purtroppo la raccolta firme non è andata a buon fine per qualche migliaio di voti ma il Ministro Gentiloni ha promesso di confrontarsi in futuro con il comitato promotore della raccolta, inoltre il disegno di legge verrà presentato in Parlamento da Tana Zulueta dei Verdi (alla Camera) e da Franca Rame dell’Italia dei Valori (al Senato). Qui tutti i dettagli della cosa.

Un disco importante da segnalare. E’ “Tras Os Montes”, il nuovo di Stefano Giaccone, ex leader (con Lalli) dei Franti e oggi autore di almeno due lavori impedibili (questo e il precedente da solista “Tutto quello che vediamo è qualcosaltro”). La mia recensione qui. Non perdetevelo – il disco, non la mia recensione.

Ho intervistato Cesare Basile. Di lui da queste parti si parla spesso, quindi se vi va leggete e basta.

Per finire: sono pure su Deviantart. Che egocentrico.

sciarade
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19/07/2006, ore 14:33

19 Luglio '92 
 



Il vento si dileguava in un girotondo di foglie,
l'asfalto era una lama di sole, lucido come un presagio nero
era l'ora del riposo, invero..
La città si truccava allo specchio, chi brindava alla gioventù,
chi senza saperlo era già vecchio, chi guardava alla tv
la tavola di Ginevra e del Re Artù..
Io e la mia compagna più cara lisciavamo il pelo alla storia
Giocandoci a dadi la memoria.
Io e la mia ammirevole amica, sul carro della nostalgia
Trionfale come la vita, beffarda come la vita..
Tobia il canarino giallo sopravvissuto ai nubifragi, come migliaia di disperati
celebrava il ritorno dei Re Magi
sulla terrazza assolata, tu dormi Panormo amata
Altri cercavano l'oro per nascondere la paura,
chi sapeva attendeva in silenzio il botto dell'ultima congiura
e dell'ultima ora.. ..l'ultima avventura
poi d'improvviso una nube, come un lampo di finestrino,
esplose in un rombo di tuono e furono bucce di mattino.
Noi non conosciamo l'Italia e non vogliamo più vedere
la lunga coda di paglia gli schiavi del potere.
I messaggeri dell'indignazione arrivarono quasi subito
a cavallo delle cineprese per non sporcarsi i pantaloni
invocando nomi e cognomi, cognomi e nomi.
Passò qualche cane a pisciare sui resti delle macerie,
le signore della televisione andarono in fretta dal parrucchiere
ad aggiustarsi il grugno e le rughe del sedere.
E sbocciarono fiori tristi sui prati muti della speranza,
vennero frotte di turisti a cercare la morte in vacanza.
Quel giorno scomparvero in tanti sulle ali della rivolta
Quel giorno volaron le rondini per l'ultima volta.
Io e la mia compagna più cara cercavamo nell'ombra il cammino
che conduce dove regna il silenzio, il gioco della vita e del destino.


sciarade
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18/07/2006, ore 21:12

Thom Yorke usa l’elettronica come la chitarra. Non si cura che i suoni siano più o meno al passo coi tempi, ma mette beat e sample semplicemente a disposizione delle canzoni. E’ forse questa la chiave per valutare al meglio “The Eraser”, il primo disco solista del leader dei Radiohead – inutile dirlo: uno dei gruppi più importanti ed influenti degli ultimi quindici anni – che esce a tre anni di distanza dall’ultimo non eccezionale album della band inglese.
“The Eraser” non è altro che il disco di canzoni di Yorke: nove e tutte di buon livello, nate forse al pianoforte (questa è l’impressione all’ascolto, dove la tastiera si gioca con le macchine il ruolo di protagonista) e sicuramente per essere prima di tutto canzoni, pur passando attraverso un trattamento elettronico che però sa più di gioco che di sperimentazione. A qualcuno ricorderanno delle figlie – minori, ma non troppo – di “Idioteque”, ad altri di “The Gloaming”: certo è che almeno tre (la title-track, “The Clock” e “Cymbal Rush”) è bene tenersele strette. “The Eraser”, pur essendo un disco tutt’altro che nuovo, non stanca, è sentito, conturbante, inquieto come i migliori Radiohead. Durerà a lungo, io credo, nonostante non sia il capolavoro che tutti si aspettavano e neanche la deriva definitiva del leader di un gruppo che in tanti, dopo un mezzo passo falso, stanno ansiosamente aspettando al varco.
sciarade
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13/07/2006, ore 21:02

Settimana ricca di live questa in corso. Lunedì sera alla Festa de l’Unità di Bergamo Caparezza, di cui ho recentemente cantato le lodi qui. Un live abbastanza riuscito, con dietro una band corposa e adatta al ruolo (rap parecchio poppeggiante con passaggi quasi nu-metal che dal vivo vengono caricati ancora di più) e una serie di gag alcune efficaci altre molto meno. Di Caparezza apprezzo, più che le canzoni, il tono, che è sempre piuttosto sardonico, da repubblica dei nani e delle banane qual è realisticamente il nostro Paese. E’ quella la forza di pezzi come “Felici Ma Trimoni” o “Inno Verdano” («Conquisteremo la Rai lottizzata per sistemare i nostri direttori di testata»: l’unica cosa che la Lega è davvero riuscita a fare in cinque anni di assurdità). Se non ci fosse quello probabilmente la sua musica risulterebbe fin troppo comiziante (alla Festa de l’Unità poi…). Com'era prevedibile il pubblico mi ha lasciato perplesso: muto quando la scaletta riscopriva i pezzi del primo disco – tipo “La fitta sassaiola dell’ingiuria”, e non stiamo parlando di cose uscite decenni fa – e pappagallo come pochi coi pezzi degli ultimi due dischi. Conseguenze, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista), del diventare fenomeni di massa.
Altro pubblico pappagallo ma live davvero bello e interessante quello di martedì. Sul palco Carmen Consoli con le canzoni dell’ultimo album “Eva contro Eva” (qui la recensione). Svolta etno-folk nel disco, svolta etno-folk negli arrangiamenti di tutto il repertorio. Nove musicisti sul palco, brani stravolti nelle vestiture, alcuni riportati a nuova vita. A sentirla chitarra e voce viene da pensare che ha un futuro da cantautrice Carmen, altro che cantantessa, ed è proprio un bel sentire. Ma ne parlerò più approfonditamente su MusicbOOm nei prossimi giorni.
Infine ieri sera, mercoledì, Randy Newman. Beh, che dire? Quasi un’ora e mezza di amabilissime ballate in punta di pianoforte, melodie che hai voglia ad avercene così, tantissima ironia e altrettanta eleganza – nonostante lui mi abbia ricordato il mitico Paul Gaiscogne più che un distinto sessantenne americano (esagero?). Uno dei migliori live visti quest’anno, forse il migliore. Ne avesse suonate ancora una decina avrei accettato; me le risuonasse tutte stasera, anche. Bravo e simpatico.
 Ma sapete che proprio oggi Discanto compie un anno? Cinquemilaquattrocentonovantotto visite in trecentosessantacinque giorni. Una media di quindici persone al giorno (ho fatto il conto con la calcolatrice, non crediate). Auguri al mio blog e grazie a tutti quelli che vengono qui e commentano e anche a quelli che vengono qui e stanno in silenzio (fatevi sentire però, se non volessi i commenti li bloccherei).
sciarade
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12/07/2006, ore 08:22

Dopo i cartoni animati, il trip-hop o giù di lì. “Peeping Tom” è il nuovo bolo ludico musicale di Mike Patton, uno che al sottoscritto regalò con il progetto Fantomas (quello appunto dei cartoni animati) uno dei più bei concerti dell’anno appena passato. Dico bolo perché l’ex Faith No More non sa più quale “sostanza musicale” ingurgitare per poi vomitarla secondo i propri ludici canoni estetici: “Peeping Tom”, ad esempio, guarda dalle parti del trip-hop o dell’avant pop più orecchiabile e ritmato ma lo fa alla maniera ormai tipica del tuo autore, tutto schizofrenie rumorose e urlacci improvvisi. Con tutti quegli ospiti, alcuni messi lì un po’ per far nome e basta (Massive Attack, Amon Tobin) altri per far nome e anche qualcosa di buono (Bebel Gilberto nell’ottima electro-bossa “Caipirinha”), la prospettiva è allettante – e difatti è uno dei dischi più attesi dell’anno – ma il risultato non poi così speciale. “Peeping Tom” si fa ascoltare con piacere, ti regala anche qualche mezza sorpresa (anche Norah Jones dice le parolacce, e in “Sucker” ce n’è la prova) ma alla fine scorre via un po’ così, senza clamori nonostante tutto il bendiddio messo sul piatto. Che sia, come dice qualcuno, una mossa più per raccattare qualche soldo, magari da Mtv, che un tentativo di rivoluzionare la musica post-novecentesca è possibile. Ma qui non diamo giudizi genere e non siamo a Forum e, alla fine, te la vedi la musica del buon Generale a sgomitare con l’ultima scoperta nu-metal? Io no, e a dirla tutta non so nemmeno se sia ancora vivo il nu-metal. 
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11/07/2006, ore 15:46

Volevo parlare di musica oggi, e come qui spesso accade stavo per scrivere qualcosa su un disco che mi è più o meno piaciuto. Ma poi è arrivata la notizia che Syd Barrett è morto.
Non sono mai stato un grande frequentatore dei Pink Floyd, soprattutto di quelli post-Barrett, ma mi dispiace molto, moltissimo. Mi dispiace, al di là dell'artista da tempo "scomparso", per l'uomo, a cui il genio non ha risparmiato malattia, depressione, fuga. Brutta e banalmente tragica storia come tante altre, dramma casalingo salito alla ribalta ed oggi definitivamente finito. Addio Syd. 
sciarade
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05/07/2006, ore 21:00

Era da un po’ un po’ di tempo che non si vedevano da queste parti, ma oggi sono tornate. Signori e signori le annotazioni di discanto (certo che annotazioni è il nome meno accattivante che potessi trovare eh…):

E’ uscito ormai da qualche settimana il nuovo lavoro di uno dei nomi storici del cantautorato italiano di casa nostra: Claudio Lolli. Il disco si chiama “La scoperta dell’America” e pur non essendo brutto ha un grosso e prevedibile difetto: è più che mai un disco da cantautore, già vecchio ancor prima di essere uscito. Qui una mia recensione.

Qualcuno si ricorderà dei Lythium, gruppo di rock autoriale che nel 2000 si presentò a Sanremo con il brano “Noël” e l’anno dopo pubblicò un disco. In seguito ad una (letale?) tournèe di supporto a Vasco si sciolsero, e il leader della formazione Stefano Piro intraprese una carriera solista. “Notturno Rozz” è il suo esordio: nulla di eccezionale, ma se vi piacciono Piazzolla, i La Crus, Cave e il Capossela più funereo potrebbe interessarvi, a voi.

Già da alcune settimane su MusicbOOm è disponibile in download gratuito un ep live di Fabrizio Coppola, cantautore salernitano fratello del veejay Massimo con all’attivo la pubblicazione di due dischi (“La superficie delle cose”, 2003 e “Una vita nuova”, 2005). Il “dischetto” è stato registrato lo scorso maggio alla Casa139 di Milano, se non conoscete nulla del suddetto avete un'occasione di scoprirlo qui.

Il livello della tv italiana è bassissimo, ma è anche vero che qui non abbiamo i geni che hanno in Giappone, guardate.

Per finire, il sottoscritto e un suo caro amico musicista stanno cercando nel bergamasco un batterista per un progetto il cui volantino di presentazione è il seguente:
Cerchiamo batterista di buona esperienza e con voglia di sperimentare nuove possibilità percussive (con oggetti di uso comune) per gruppo blues anteguerra voce recitante-chitarra-batteria. Influenze: Robert Johnson, Madrigali Magri, Black Heart Procession, Howe Gelb, Bachi da Pietra. No perditempo, sì musicisti motivati e curiosi. Per informazioni e contatti
lucabarachetti@hotmail.com”.
Per intanto vi dico questo, poi magari in futuro ne riparleremo. Sta di fatto che è una cosa tanto seria quanto difficile da realizzare. Chi è interessato non esiti a contattarmi, mi raccomando.

sciarade
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29/06/2006, ore 16:00

Non seguendo affatto la scena hip-hop nostrana ed estera – gli unici dischi del genere che ho in casa sono quelli di Frankie Hi Nrg e Caparezza, credo – ne so veramente poco del rifiorire dell’hip-hop italiano degli ultimi mesi e del gran battage pubblicitario fatto dalla case discografiche intorno ad esso (retorica della “vita da strada” compresa). Quindi so veramente poco anche di Fabri Fibra – per dire, non ho nemmeno sentito il suo ultimo singolo “Applausi per Fibra” perché non ascolto mai la radio. Non mi serve però di conoscere a fondo il genere ne di averne sentito gli ultimi frutti per dire che qualsiasi polemica mirata alla censura dei brani di Fabri Fibra come di chiunque altro è assurda, stupida, e anche un pochino volgare.
Costui è finito sui giornali recentemente per aver inserito nel suo ultimo disco un brano su Erika e Omar, azionando così gli sproloqui benpensanti dei più disparati personaggi (il Presidente del Tribunale Minorile di Milano, Livia Pomodoro; don Gino Rigoldi) che chiedevano al rapper un confronto sul tema e la censura del brano accusato. E, notizia di oggi, le proteste vengono pure dall’Arcigay, che chiede che Fibra non partecipi alla data del “Cornetto Free Music Festival” di domenica a Roma, perché un brano del suo disco precedente è manifestatamene omofobico. Ora, ho letto il testo del primo brano (quello su Erika e Omar) e più che un confronto – ma poi confrontarsi per cosa? Per insegnare ad un rapper in due ore massimo di colloquio che così non si fa? – sarebbe semplicemente meglio fare in modo che chiunque non possa dar fiato alla bocca per ogni amenità (notare che il brano non passa in radio, quindi Fibra non ha nemmeno strumentalizzato la vicenda) e impari invece che se non viene violata la legge ognuno può dire quello che vuole, anche cose sgradevoli, scorrette, immorali (che questa cosa non l’abbiano capita due persone che si occupano, seppur in circostante estreme, di educazione, mi fa un po’ ridere, peraltro). Circa il secondo brano – il cui testo non conosco – se è omofobico Fibra è un imbecille, ma non vuol dire che non possa fare il suo lavoro che, volenti o nolenti, è dire (magari bene, perché il brano su Omar è esteticamente orrendo) ciò che pensa. Se l’Arcigay pensa sia giusto censurarlo, non si lamenti poi quando è qualcun altro a voler censurare i – legittimissimi – cortei dell’Orgoglio Omosessuale. Prima di decidere da che parte stare, è fondamentale imparare il metodo. Quello che lascia anche all’Altro il diritto di essere tale e di esprimersi secondo il suo essere. Lezioncina da scuola primaria, è vero. Ma, come potete vedere, necessaria. E ho fatto anche la rima hip-hop.
sciarade
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24/06/2006, ore 19:43

Lode a Giulio Casale, che ieri sera alla Festa de l’Unità di Osio Sotto (Bg), chitarra e voce, pubblico di settanta persone, a trenta metri la tombola e a cinquanta la partita su maxischermo, non si è affatto risparmiato e ha proposto uno dei live più intensi a cui il sottoscritto ha assistito fino a questo punto dell’anno. In scaletta brani dell’ultimo lavoro “In fondo al blu”, degli Estra (“Sacrale”, “Vieni”) e qualche cover ("Wishlist” dei Pearl Jam, “Halleluja” di Cohen e “Il suonatore Jones” di De Andrè”) cantati con una voce che è sempre più vibrante e matura. Bravo davvero.
Già l’ultimo disco aveva fatto presagire qualcosa di davvero buono; il concerto di ieri sera lo pone nella mia personale lista dei “cantautori italiani di cui avere speranza”. A ottobre poterà “Polli d’allevamento” di Gaber al Filodrammatici di Milano. Da come ieri sera ha interpretato e recitato “Sbarre sui denti” – il pezzo più gaberiano tra quelli dell’ultimo disco – c’è da dargli fiducia. 
sciarade
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22/06/2006, ore 17:24

Che c’entrano Beirut, i Gulag e le orchestre? Se si è abituati a chiedersi il perché delle parole non sarà strano porsi questa domanda leggendo il titolo e la ragione sociale di questo disco d’esordio di Zach Condon, diciannovenne di Albuquerque. “Gulag Orkestar” assembla melanconie balcaniche e spruzzi cinematici alla Yann Tiersen (“Mount Wroclai”) ad un afflato nostalgico-decadentista stile Rufus Waintwright – ma anche stile Morrissey a dirla tutta. Pop da fanfara, valzer sognanti e lamentosi (capito ora il titolo?), elegie per cuori sensibili: insomma canzoni adatte ad animi romantici, alcune (tipo “Postcards from Italy”) davvero stupende. Ma ce n’è per tutti coloro che ne hanno abbastanza dei pasticci transnazionali di Bregovic o degli ultraretorici unza-unza del suo ex-amico/rivale Kusturica. Da tempo non si sentiva qualcosa di così avvincente alla voce folk balcanico. Da un americano poi… Chissà se alla fine ce lo ritroveremo tra i dieci dischi dell’anno.
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08/06/2006, ore 13:15

Scatta domani a Milano la seconda edizione del “MI AMI // Musica Indipendente A Milano”, organizzato da Rockit. Due giorni di musica rigorosamente indie e rigorosamente italiana all’Arci Magnolia in zona Idroscalo. Veniteci, il cast non è male e potrete sentire dal vivo anche alcuni dei nomi di cui ogni tanto si parla qui, ma non solo: Numero 6, Amari, Moltheni, Bugo (ho mai parlato di Moltheni e Bugo qui? Non credo), Alessandro Grazian, Diaframma e soprattutto Ardecore, Ronin e Cesare Basile, le tre proposte più sapide di tutti e due i giorni. Di contorno: banchetti dove comprare dischi, spillette (la spilletta abbonda sulla giacca dell’indie-kid)  e stringere amicizia con i personaggi più simpatici dell’indie italiano (e un po’ di gente che ti vuole propinare anche l’ultimo dei suoi dischi quando scopre che tu… “sei del giro”). In più, novità di quest’anno, il “MI FAI”, ovvero una mini-festival del fumetto diretto da Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Ci si “vede” là.
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07/06/2006, ore 16:29

Abbiamo bisogno di una versione femminile di Tom Waits? Una con quella stessa voce roca, benedetta dal fumo, dall’alcol e dalla rogna più nera e con la stessa torbida attitudine al blues più scaracchioso e swordfishtromboneggiante ma capace anche di addentrarsi in sontuose jazz-ballad da crepacuore? Si direbbe di no, fino a quando non si incontra una come Sandy Dillon. Che nel suo “Pull The Strings”, c’è poco da girarci intorno, se le suona e se le canta pari pari all’alcolico menestrello californiano. Ma se le suona e se le canta bene. Per una volta bando alle snobistiche ricerche di originalità e/o personalità – vi basti la title-track iniziale per farvi subito confondere: ma è lei o lui? – e spazio alle canzoni, che qui di buone, se non ottime, ce n’è.
Ballate cantante a tocchi di rhodes con piglio fumosamente maledetto (“Play with ruth”, "Wedding Night") o aria lunar-fantasmatica (“Blindcore”), blues caracollanti invecchiati bene e tracannati tutti d’un fiato (“Play with ruth”, “Over my head”), rispettabili riletture di traditional (“Motherless children”). Tutti sapientemente frapposti in un gioco di atmosfere alternate vuoto/pieno sbronza/rimpianto: un disco gradevole e divertente, di cui alla fine non direste che l’autrice ha pure questa faccia qua. Viva il cuore, anche se Qualcuno gli ha rubato l’anima.
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23/05/2006, ore 12:50

Sapete cosa penso – superficialissimamente – di Bruce Springsteen? Che se c’è una musica buona per i camionisti in canottiera, quelli tutti motel, rutti e vieni-qui-bella-topa-che-te-lo-tronco-nel… quella è la sua. Sia chiaro: mi riferisco allo Springsteen epico ed elettrico, non a quello intimista e acustico di “The Ghost Of Tom Joad” – disco che mi piace davvero tanto: e qui si capisce quanto io sia lontano da un giudizio davvero serio sul buon vecchio Bruce. Sta di fatto però che “We Shall Overcome”, l’ultimo lavoro che rivisita il repertorio di Pete Seeger, a me piace davvero tanto. Non cambierà nulla o quasi nella carriera del suo autore, ma ammetterete che la combriccola di trombe e tromboni, violini, banjo e altri sgangherati ammennicoli che il Boss ha messo in piedi per registrarlo ha un che di profondamente ruspante e al contempo affascinante (e divertente, aggiungo). E poi come canta? Mica intonato e deciso come ha fatto ultimamente. No, buona la prima e via alla festa: blues, folk irlandese, cori che sanno di gospel, sudore. E’ proprio bello sto disco, mi fa battere i piedi e la mani. Chissà che ne diranno i camionisti…
sciarade
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categoria : musica





08/05/2006, ore 20:34

Ebbene sì, dovete sapere che anche io a volte vengo chiamato nelle librerie per fare delle presentazioni di dischi. Non nelle Feltrinelli però, e nemmeno nelle Fnac: non sono (e forse non sarò mai) così importante e neaanche, come dire, un pochino subalterno (volte più che incontri sembrano apologie…). Vengo chiamato di solito in un piccola e ottima libreria di Bergamo che si chiama Libreria Fabula (approposito: se siete di Bergamo, andateci).
Il primo incontro che ho “condotto” è stato più di un anno fa con Pippo Pollina. Pippo – ora parte lo spot, ma è gratis e vi ho avvisato – è una persona stupenda, molto umile e corretta. Per dire: pochi giorni dopo l’incontro semistroncai qui il suo ultimo disco (che continuo a trovare un po' povero, mentre "Versi per la libertà" è imperdibile) e non mi ha mai tolto il saluto: altri lo avrebbere fatto, lui è un signore. E oltre ad essere una persona stupenda è uno dei pochi veri, veraci cantori civili che sono rimasti in Italia. Nelle sue canzoni niente slogan, che farebbero molto audience alla Feste de l’Unità, e niente parole a caso, ma impegno serio, sentito, frutto di una vita dalle tantissime esperienze e, io credo, dalle tantissime emozioni (prima redattore de “I Siciliani” di Pippo Fava, che venne ucciso dalla mafia, e fondatore dei primi Agricantus; poi in giro per anni e anni da busker in Europa e infine stabilitosi fisso in Germania dove ha molto più successo che da noi, e canta pure in Italia)
In questi giorni Pollina è in tour in Italia con un recital di reading-canzoni molto intenso e riuscito, dove oltre a raccontare una vita di scrittura in musica racconta la sua vita e quella delle sue letture. Con lui il chitarrista Enzo Sutera e l’attrice/cantante Serena Bandoli, entrambi bravissimi. Se non conoscete  ancora canzoni come “Leo” (dedicata a Leo Ferrè) o “Il giorno del falco” (che in tutto e per tutto è  l’epigrafe sentimentale dell’undici settembre cileno) vi siete persi un pezzo di cantautorato italiano che il pubblico di casa nostra non ha ancora premiato come deve. Eccovi le prossime date:

10/5 - Rovigo, Teatro Duomo
11/5 - San Giovanni Lupatoto(Vr), Teatro Astra
13/5 - Orvieto (Tr), Sala del Carmine
14/5 - Porto S.Elpidio (Ap), Limonaia di Villa Baruchello
17/5 - Sanremo, Teatro del Casinò (concerto e incontro con Giovanni Impastato, proiezione del documentario su Peppino Impastato)
18/5 - Sasso Marconi, Teatro Comunale G.Marconi (incontro su Peppino Impastato)
19/5 - Riva del Garda (Tn), Sala Polivalente D.Chiesa (concerto e incontro con Giovanni Impastato, proiezione del documentario su Peppino Impastato)
26/5 -  Asti, Diavolo Rosso
28/5 - Concei (Tn), Centro Culturale a Locca di Concei

PS: dimenticavo: il cognome si pronuncia Pòllina, non Pollìna.  

sciarade
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02/05/2006, ore 13:47

Due dischi piuttosto interessanti tra il 2003 e il 2004 ed ora un nuovo singolo per gli E 42, gruppo formato da alcuni dei componenti degli ormai da tempo disciolti Elettrojoyce. La canzone si intitola “Vuoi perderti?” e personalmente non mi fa impazzire. La trovate qui. Speriamo che il nuovo lavoro continui e migliori quanto di buono hanno fatto in passato.

Da alcune settimane MusicbOOm ha una sua trasmissione radio. Si intitola “bOOm Time” e va in onda ogni martedì sera negli spazi della web-radio Rec Radio (www.recradio.it). La conduzione è di Carlo Crudele e Luca D’Alessandro, i “capi” che a turno ogni settimana si alternano davanti al microfono. Se state navigando questa sera a partire dalle 20.30, non perdetevela.

Chi ha scoperto Umberto Palazzo & Il Santo Niente con “Il fiore dell’agave” uscito l’anno scorso per Black Candy avrà notato come sia quasi impossibile trovare, se non usati, i dischi vecchi del gruppo “La vita è facile” (1995) e “[‘sei na ru mo’no wa na ‘i]” (1997) – io possiedo originale e usato quest’ultimo grazie ad un fortunato regalo. La major che ne detiene i diritti non li vuole concedere per la ristampa e allora Palazzo, che è un santuomo, mette a disposizione il tutto in download gratuito sul suo blog. Se vi interessano, andate e scaricate.

Per finire due mie interviste recenti. A Peppe Barra, storico cantattore napoletano che ha pubblicato quest’anno un nuovo disco (qui) e a Federico Zampaglione, con cui ho tentato di riassumere, seppur in breve, dieci anni di Tiromancino (qui). Buona lettura.

sciarade
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categoria : musica





26/04/2006, ore 10:54

Poche parole, seppur in ritardissimo, sull’esibizione milanese dei Mogwai di giovedì scorso: che dire?
Un concerto bello, ma non bellissimo, partito a diesel e decollato veramente da metà in poi; a volte fin troppo statico a volte splendidamente estatico, ma certamente con un grosso grosso difetto: la prevedibilità. Sono architetti bravi i Mogwai, espertissimi nei contrasti vuoto/pieno e nelle deflagrazioni chitarristiche (alcune davvero stupende) ma, come dire, o li si ama o li si odia, oppure – come il sottoscritto – li si apprezza con qualche piccolo sbadiglio qua e là, perché lo stile è quello e dopo un po’ diventa più divertente tentare di indovinare (spesso beccandoci) quando accelereranno o esploderanno piuttosto che cercare di farsi trasportare dai pezzi.
Insomma bravi ma niente di più. Dal duemilasei ci si attende ancora il meglio.
sciarade
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categoria : musica





25/04/2006, ore 20:21

Scesi dall'auto a toccare il mondo
come venuti dalle stelle
ci guardavamo attorno, senza fretta.
 
Colletti alzati delle giacche,
nella testa solo un richiamo,
rumore sordo di mare, un uragano.

Mi sorprendono gli occhi di tua madre,
mi trapassano, se ne vanno,
proprio mentre il ponte saltava in mille scintille...

Oggi sono vecchio e stanco,
è aprile e vento, ho più paura,
così sono venuto a chiederti, fammi questo piacere,
ti prego, questo piacere

Canta la mia canzone preferita,
ti prego, cantala,
cantala in questa mattina
appena appena impazzita,
cantala dove la mia mano potrà vedere,
cantala dove anche il mare si può riposare

Vedi, non potevo davvero,
non potevo di certo
guardare le altre luci brillare
senza provare a toccarle,
canta la mia canzone preferita,
ti prego, canta,
cantala in questa mattina
appena appena impazzita.

(Lalli, da Tempo di vento, 1998)

sciarade
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categoria : musica, politica





19/04/2006, ore 20:55

Mi dicono varie fonti che un live dei Mogwai può essere, a livello di massa sonora, un’esperienza molto forte. Staremo a vedere: domani sera sarà a Milano per sentirli.
Il post-rock non mi fa impazzire, e neanche i Mogwai in realtà, però diciamo che la band scozzese nella mia collezione di dischi è il classico gruppo che ascolto (quasi) sempre con piacere, qualsiasi sia il mio umore e il mio stato fisico, lasciando da parte per un attimo la mia non eccessiva simpatia verso i musicisti anemici (e relativi fans) e la musica che ad ogni costo vuole evocare quella atmosfera. Sono banalizzante? Avete ragione, ma che ci volete fare: mi piacciono i cantautori, la polvere, il deserto e la disperazione. Mica la Scozia o l’Islanda. Comunque “Mr Beast”, l’ultimo dei Mogwai, è un buon disco, urticante come e forse più di un tempo e sicuramente capace di spezzare il cuore più del precedente “Happy Song For Happy People” - “Glasgow Mega Snake” è il pezzo del disco che più attendo domani, oltre ovviamente alle varie cavalcate oniriche di “Rock Action” e compagnia.
Questo post ho l’ho scritto malissimo: starò mica diventando pallido anche io? Va beh, come sempre, ci si “vede” là. E viva il serpentone di Glasgow. 
sciarade
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14/04/2006, ore 16:28

Tra i dischi più attesi dell’anno in corso, almeno in ambito indie – oh come sarebbe migliore il mondo (musicale) se ogni volta non fossimo costretti a specificare categorie e sottoinsiemi come degli entomologi – il primo lavoro sulla lunga distanza dei Non Voglio Che Clara è quello che tutti si aspettavano: un bellissimo disco di canzoni. Fanno questo i quattro ragazzi veneti che due anni fa arricchirono l’Aiuola dell’indie-pop italico con quel piccolo gioiello che va sotto il nome di “Hotel Tivoli”: scrivono belle canzoni, ricche di versi da portarsi dietro per lungo tempo, rivestite di eleganze in bianco e nero come quelle canzoni Italiane (con la i maiuscola, più maiuscola che potete) che oggi Mina e la Vanoni non cantano più, che Endrigo, Bindi e Tenco  più non possono scrivere (ma anche gli Smith in parte), che le orchestre sanremesi hanno del tutto disimparato a forza di bagattelle pop(ulistiche).
Sono intensi soprattutto i Non Voglio Che Clara: scontornano attimi d’amore e di vita con melodie dolceamare e orchestrazioni malinconiche; raccontano con parole facili ma ficcanti all’insegna di un romanticismo tanto sincero e puro da risultare – oggi – quasi reazionario piccole vicende quotidiane che tutti sappiamo; e soprattutto trovano immagini così vere (“ti svestivi e poi poggiavi i piedi contro il freddo del poliestere” da “Porno”) che parlare di poesia sarebbe davvero parlare di altro – semplicemente così si scrive quando si vogliono fare canzoni pop. E in “Sottile” riescono pure a rivestire di una fragilità alla Nada la voce di Syria, lontana anni luce dalla melassa festivaliera che l’ha accompagna fino ad oggi.
Compiuta con successo la missione del primo disco lungo – anche se forse è su distanze più “istantanee” che il gruppo dà il meglio di sé – abbiamo la certezza di poter iscrivere i Non Voglio Che Clara tra quella residua schiera di nomi che stanno facendo rinascere il pop d’autore italiano. Non è poco, e non è ancora finita. Nessuno però a questo punto ci venga a parlare di Cammariere.
sciarade
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10/04/2006, ore 17:31

Due concerti nel finesettimana per il sottoscritto.
Venerdì sera ero allo Zero Music Club per la mia prima esperienza con gli Ufomammut. Dico esperienza perché l’hard-stoner rock del trio ha tutte le carte in regola per essere definito tale, caratterizzato com’è da una presenza fisica del suono che insieme alle proiezioni video disegnate dal collettivo Malleus rendono il live una sequela di landscapes tellurici ed affascinanti. Più che al cuore e al cervello, gli Ufomammut mirano al torace e fanno centro: i primi minuti di show lasciano letteralmente senza fiato – le vibrazioni così potenziate, anche a causa delle esigue dimensioni del locale, danno un’improvvisa quanto straniante sensazione di soffocamento – e tutto il concerto scorre addosso segnando le orecchie e il cuore. La musica è materia e, se si vuole, anche di quella piuttosto densa. Ufomammut docet.
Sabato sera invece – per la serie «oh, come sono eclettico!» – via alle nenie dolci-amare di Pacifico, che all’Auditorium di Bergamo per “In Ascolto” porta le canzoni del suo ultimo buonissimo disco “Dolci frutti tropicali” (mia recensione qui). L’avevo già visto a febbraio il buon Gino e mi aveva lasciato un tantino perplesso (inducendomi a parlarne piuttosto male qui). Non mi ero sbagliato: le canzoni ci sono – e non sono poche, dopo soli tre dischi, quelle davvero belle – ma la voce manca quasi totalmente. Lui fa di tutto (gag divertentissime, bolle di sapone, umiltà a dosi industriali) per coprire la cosa ma alla lunga paga pegno. Peccato, da uno così – a sentirlo su disco – ti aspetteresti per il futuro chissà cosa. La serata è stata comunque divertente, soprattutto perché mi è venuta la passione delle foto e mi sono sbizzarrito (sono caritatevole, ve ne metto poche qui sotto).

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sciarade
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categoria : musica





08/04/2006, ore 17:54

"vedo la grande alleanza tra la mano sinistra e la destra
il potere è la rosa ma l'uomo è la ginestra"


Da che canzone è tratta?

sciarade
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categoria : musica, politica, religione





06/04/2006, ore 20:57

Era uscito in autunno la prima parte del progetto “Neve Ridens” di Marco Parente, quella con la parola Ridens cancellata. Era un disco assai bello e sincero, ma la seconda parte, questa volta con la parola Neve cancellata, lo è ancora di più. Difficilissimo, anzi direi impossibile, che questo secondo lavoro, insieme a quello di Basile uscito a gennaio, non siano tra i miei dieci dischi italiani del 2006, e lo spero lo sia anche nei vostri. Ecco la mia recensione e, dal sito del collettivo Il Posto delle Fragole, il video del singolo primo singolo tratto dall’album.

Confesso che, provenendo io da una gioventù “tristemente” cantautorale, non avevo mai sentito prima di queste ultime settimane un album dei Flaming Lips. Ma questa mattina, al secondo ascolto, “At War With The Mystics” mi ha sedotto: via il pop, viva il pop cinematico, viva le guerre con i mistici! Da novello adepto quale sono, sarebbe stato un po’ disonesto recensirvelo qui, lascio la parola ad un collega entusiasta e ad un altro un po’ meno.

Invece voglio parlarvi io de Il rumore del fiore di carta, che con il post-rock cinematico e dai toni blues-umbratili di “Origami 62” tenta di percorrere una via (promettente) oltre i Massimo Volume, ma non solo (recensione qui).

Signori e signore, cosavoletedafratelformicolo?

sciarade
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categoria : musica





04/04/2006, ore 13:53

Anche dopo il nuovo disco “Èlia” – che è uscito pochi giorni fa per il Manifesto dischi al solito prezzo onestissimo di dieci euro a tre anni dal precedente “All’improvviso, nella mia stanza” – continuo a pensare che il miglior lavoro composto fino ad oggi da Lalli (con o senza Pietro Salizzoni) sia “Tempo di vento”. Più lugubre, metropolitano e piovasco dei suoi posteriori, animato da uno spleen caveianamente rock che animava, scurendoli stupendamente, brani come “Mostar” e “Brigata Partigiana Alphaville” (forse il più bel pezzo italiano sulla Resistenza, insieme a “Guardali negli occhi” dei CSI), oppure come “Aria di Buenos Aires” e la traduzione in italiano di "Famous blue raincoat" di Cohen (una presenza in un certo senso ovvia, anche solo per la vocalità di Lalli), “Tempo di vento” era il disco che (ri)animava – per orizzonti sonori a approccio nella scrittura testuale – un panorama, quello della canzone d’autore al femminile, fino ad ora piuttosto deludente e povero di proposte davvero interessanti.
Poi Lalli ha cambiato strada e i due dischi venuti dopo (l’ultimo compreso) pur non essendo affatto brutti non hanno, almeno per il sottoscritto, la stessa forza dell’esordio. Sarà la scelta non troppo originale di votarsi a sonorità etnico-acustiche, sarà l’aver levigato i toni in favore di una canzone meno espressionista e più meditata, certo è che la sensazione di stare a sentire una canzone d’autore nobile ma un po’ troppo “già sentita” è forte, nonostante i brani da ricordare non manchino (per “Èlia” l’impasto Perturbazione-Tiromancino-Sufjan Steven di “Una lettera per me”). Consigliato? “Tempo di vento” sicuramente, il resto… nì.

sciarade
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31/03/2006, ore 12:14

Uscirà dopo l’estate il nuovo disco di Giorgio Canali e i suoi Rossofuoco. Lavoro attesissimo, se è vero che l’ultimo del chitarrista dei PGR è, almeno in Italia, uno dei più bei dischi di rock usciti negli ultimi sette-otto anni. Giusto ieri sera, saputa la notizia, l’ho rimesso su. E ad aspettarmi c’era quell’esplosione di amore indignato che sta qui sotto:

Questa è una canzone d’amore
questa è una canzone d’amore
costellata di sospiri e baci teneri, tenere parole
questa è una canzone d’amore
con le rime al posto giusto:
cuore, tremore, fuoco eterno, rosso inferno
sono una scimmia col telecomando
mi viene una gran voglia di prendermi a calci
‘ché tanto è inutile cambiare canale
e questa è una canzone d’amore
news e sorrisi inquietanti
leccaculo in poltrona o sciacalli d’assalto
che se poi crepano puoi solo gioire
ma questa è solo una canzone d’amore
e i faccia a faccia tra deficienti
che parlano senza un cazzo da dire
che gli altri, per pudore, dovrebbero solo tacere
questa è una canzone d’amore
è una canzone d’amore, amore proverbiale
amore da manuale, amore, amore, amore, amore
è una canzone d’amore, amore sperimentale
amore antisociale, amore, amore, amore, amore
eroici carabinieri
mandati a spremere bottiglie nei super- mercati
meglio lì che in piazza a farsi provocare
e questa è una canzone d’amore
epidemie terrificanti
nuovi contagi e vecchi mondi da cui star lontani
e noi qui in fila a farci rivaccinare
e questa è una canzone d’amore
è una canzone d’amore, amore interinale
amore assistenziale, amore, amore, amore, amore
è una canzone d’amore, amore terminale
amore funerale, amore, amore, amore, amore
e poi, il vento divino
in confezione convenienza “prendiduepaghiuno”
e non è strano che sia sempre lo stesso a pagare
e questa è una canzone d’amore
arruolati: trovi un mestiere
e io non ho nessuna
pregiudiziale
se sono io a decidere a chi sparare
e questa è una canzone d’amore
è una canzone d’amore, amore spirituale
amore, universale, amore, amore,amore, amore
è una canzone d’amore, amore orizzontale
amore anticlericale, amore, amore,
amore, amore

sciarade
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29/03/2006, ore 19:07

l’inno dell’Udeur!!! (link)

Qualcuno l’ha già definito noise-rock centrista.

sciarade
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