19/09/2006, ore 22:11

Questa è la fine
e si parte così senza avere
una risposta alle domande
che ci hanno sempre fatto dannare
come: “chi sarà mai l’idiota
che sta in testa alla coda
in corsia di sorpasso ai novanta all’ora”
.

(Giorgio Canali, Questa è la fine, da “Rossofuoco”, Gammapop, 2002)

sciarade
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18/11/2005, ore 16:45

Dopo i prelevamenti

E' risaputo:
tra me
e Dio
ci sono numerosissimi dissensi.
Io andavo mezzo nudo,
andavo scalzo,
e lui invece portava
una tonaca ingemmata.
Alla sua vista
mi riusciva appena
trattenere lo sdegno.
Fremevo.
Ora invece Dio è quello che dev'essere.
Dio è diventato molto più alla mano.
Guarda da una cornice di legno.
La tonaca di tela.
Compagno Dio,
mettiamoci una pietra sopra!
Vedete,
perfino l'atteggiamento verso di voi è un po' cambiato.
Vi chiamo «compagno»
mentre prima «signore».
(Anche voi ora vete un compagno.)
Se non altro,
adesso
avete un'aria un po' più da cristiano.
Bene,
venite qualche volta a trovarmi.
Degnatevi di scendere
dalle vostre lontananze stellate.
Da noi l'industria è disorganizzata,
i trasporti anche.
E voi,
dicono,
vi occupavate di miracoli.
Prego,
scendete,
lavorate un po' con noi.
E per non lasciare gli angeli con le mani in mano,
stampate in mezzo alle stelle
ché si ficchi bene negli occhi e nelle orecchie:
chi non lavora non mangia.

(Vladimir Majakovskij)

sciarade
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categoria : lettere





14/11/2005, ore 10:52

Inauguro oggi su questo blog la rubrica delle lettere, cioè uno spazio (senza una precisa scadenza temporale) in cui pubblicherò eventuali e-mail che possono risultare interessanti con le mie relative risposte. Iniziamo da quella spedita da Alessandra di Milano circa una mia recensione del disco “Nuove strade” di Paolo Agosta (la trovate qui). Ovviamente ogni altra corrispondenza, pur che sia rispettosa e riguardante gli argomenti che solitamente tratto (musica, politica, letteratura ecc…), è ben accetta e la risposta assicurata. L’indirizzo è lucabarachetti@hotmail.com.

Sig. Barachetti,
ho scoperto il suo sito per caso... Avevo difficoltà a entrare sul sito di Paolo Agosta, così, pensando fosse cambiato l'indirizzo, ho digitato il nome di Agosta su un motore di ricerca... E ho trovato lei!
Credo siamo in pochi a conoscere Paolo... Purtroppo nella musica esiste tutto un "sommerso" di cui pochi sono a conoscenza.
Sono una frequentatrice del noto locale milanese in cui Paolo ha tenuto la presentazione del suo disco, l'ho ascoltato lì la prima volta, per caso... Alla fine del concerto è stato molto gentile con tutti, ho scoperto chiacchierandoci che ha una grandissima gavetta alle spalle... Non è, insomma, l'artista creato a tavolino.
Ha un amore per la musica viscerale, che dal vivo si percepisce in pieno.
Da allora non ho mancato uno solo dei suoi concerti.
Lei lo ha mai ascoltato dal vivo? Mi permetto di invitarla, sarò lieta di offrirle una birra e di ascoltare le sue impressioni dopo il concerto.
Il suo articolo è molto interessante, una grande fonte di "spunti". Ciò che non condivido è stato utilizzare Agosta come esempio di questo disastro musicale che riempie le nostre orecchie attraverso le radio.
Lei dice:
"Se bastasse raccontare sé stessi limpidamente per avere il "diritto" di scrivere canzoni, tutti potrebbero farlo"...
...sig. Barachetti... Quanti sono capaci di raccontare se stessi "limpidamente"? Io non credo che "tutti" siano in grado di farlo.
Lei ha stilato una sorta di "formula" per creare una canzone... Ha detto tutte cose esatte, salvo tenere conto di un piccolo aspetto:
Paolo non ha emozionato "lei"... Ma ciò non significa che non possa far scaturire emozioni ad altri...
Mi è piaciuta molto l'alchimia da lei descritta, quella che dovrebbe crearsi in noi all'ascolto di una canzone...
Forse questo la stupirà, ma alcune canzoni del cd di Paolo, in me, hanno "lasciato qualcosa di bello"...
Le cito Vasco Rossi, mio mito personale (che qualcuno trova inascoltabile... Punti di vista...):
"Una canzone non può cambiare il mondo, ma sicuramente può svoltare l'umore di una giornata, il che è già una gran cosa."
Non credo che Agosta abbia la presunzione di "cambiare le nostre vite"...
Credo sia un ragazzo con un'enorme sensibilità sia a livello personale che a livello musicale... Tanta sensibilità non può restare compressa a lungo... Ed ecco l'"esplosione", il "farla uscire da sé" attraverso la musica.
L'altro giorno, in macchina, ascoltavo gli Afterhours... Un'amica mi ha chiesto di spegnere quel "rumore molesto"...
Non ho avuto la pretesa di convincerla di quanto eccezionale sia Manuel Agnelli, mi sono limitata a inserire un cd che le piacesse di più.
Per lo stesso principio non voglio convincerla della bravura di Paolo.. Forse a lei non ha regalato alcuna emozione, va bene così, è normale. Siamo tanti e tutti diversi...
Per questo le chiedo... Invece di stroncare in assoluto questo artista, si limiti a cambiare il cd nel suo stereo, qualcuno farà come lei, qualcuno, invece, farà come me e metterà il repeat su canzoni come "quattro stupide parole dolci", "luce", "vivo", "l'ambiguità" (le ha ascoltate?)...
In fondo non la pensiamo poi così diversamente... Entrambi vogliamo emozionarci...
Lei nel suo salotto con un cd, io nel mio con un altro...
Quello che per lei non è sufficiente (il saper parlare di sé) per me è una cosa grande e rarissima.
Le scriverò ancora per invitarla a un concerto di Paolo, spero ci sarà.

Saluti da chi, come lei, ama la musica e la rispetta.

Alessandra - milano


Gentile Alessandra,
le ho ascoltate "Quattro stupide parole dolci", "Luce", "Vivo" e "L'ambiguità". E ho ascoltato anche tutte le altre canzoni del lavoro di Paolo Agosta. Ma non posso togliere il disco dallo stereo perché il mio mestiere è quello di lasciare che i dischi suonino e di essi darne un giudizio, secondo ciò che penso della musica leggera e per cosa cerco da essa.
Così ho fatto per Agosta e forse della mia recensione lei non è riuscita a cogliere – o forse non sono riuscito io ad evidenziarlo al meglio – che il mio discorso era prettamente riferito a due aspetti: la mancanza di una cifra personale e di una valenza artistica.
E’ certo che i testi dei brani di Paolo siano sinceri, cioè rispecchino circostanze ed emozioni di vita realmente accadute, ma non è altrettanto vero che essi siano originali: canzoni come le sue vengono prodotte in quantità industriale sia in Italia che all’estero, e se non fosse per la diversità del timbro vocale e di qualche sfumature di arrangiamento sarebbe davvero difficile accorgersi della differenza tra un cantante e l’altro. Ciò non significa che non sia normale che lei si emozioni per quella musica, ma la sua emozione non nasce certamente da motivazioni artistiche: forse i brani le ricordano qualcosa del suo vissuto, o forse rappresentano bene qualcuno dei suoi desideri, forse qualcos’altro che io non conoscendola non posso prevedere. Ma la canzone non deve solamente fare questo, non deve mirare solamente a “svoltare l'umore di una giornata”. Vasco Rossi sbaglia, la sua è una dichiarazione di mediocrità: la grande arte (letteratura, pittura, cinema) non ha mai mirato a cambiare l’umore di una giornata; ha sempre cercato di sconvolgere o illuminare l’esistenza di chi fruiva di essa (quel «mettere in crisi» di cui parlo nella recensione). E questo secondo me deve prefiggersi anche chi scrive canzoni, o deve comunque risultare dall’ascolto di una canzone (perché c’è anche chi un simile presupposto non l’aveva, eppure il risultato è stato questo: pensi ai Beatles). C’è chi ci ha provato in questi cinquanta anni abbondanti di musica leggera, c’è chi ci prova ancora oggi, anche in Italia. Paolo Agosta non mi sembra faccia parte di questa schiera, nonostante sia sicuramente una persona in buonafede, reduce da una lunga gavetta, e probabilmente poco interessato all’aspetto commerciale della sua musica. Ma questo non basta. Servono originalità e illuminazione.
Sarò comunque felice di vedere un concerto di Paolo, quando ce ne sarà l’occasione. Grazie per l’invito e anche per la gentilezza della sua contestazione.

Buona Giornata

Luca Barachetti

sciarade
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