19/09/2006, ore 22:11

Questa è la fine
e si parte così senza avere
una risposta alle domande
che ci hanno sempre fatto dannare
come: “chi sarà mai l’idiota
che sta in testa alla coda
in corsia di sorpasso ai novanta all’ora”
.

(Giorgio Canali, Questa è la fine, da “Rossofuoco”, Gammapop, 2002)

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23/08/2006, ore 15:37

Amante delle classifiche – ma non troppo – e in nullafacenza da vacanza, ecco la lista dei trenta migliori libri che ho letto fino ad oggi:

01. Moby Dick – Herman Melville (traduzione di Cesare Pavese)
02. Una sola moltitudine I e II – Fernando Pessoa
03. Kohèlet/Ecclesiaste (traduzione di Erri De Luca)
04. Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares – Fernando Pessoa
05. Il gatto lupesco – Edoardo Sanguineti
06. Operette morali – Giacomo Leopardi
07. Cecità – Josè Saramago
08. Poesie – Cesare Pavese
09. Ossi di seppia – Eugenio Montale
10. Scritti corsari – Pier Paolo Pasolini
11. I fiori blu – Raymond Queneau (traduzione di Italo Calvino)
12. La terra desolata – Thomas S. Eliot
13. Candido – Voltaire
14. L'anno della morte di Ricardo Reis – Josè Saramago
15. Lolita – Vladimir Nabokov
16. Le ceneri di Gramsci – Pier Paolo Pasolini
17. La vita agra – Luciano Bianciardi
18. Il vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago
19. Di questa vita menzognera – Giuseppe Montesano
20. Vita di Noè/Nòah (traduzione di Erri De Luca)
21. Una casa nel buio – Josè Luis Peixoto
22. Auto da fè – Elias Canetti
23. Superwoobinda – Aldo Nove
24. Estensione del dominio della lotta – Michel Houellebecq
25. La stiva e l'abisso – Michele Mari
26. Lo strappacuore – Boris Vian
27. I vagabondi del Dharma – Jack Kerouac
28. Euridice aveva un cane – Michele Mari
29. Il ponte della Ghisolfa – Giovanni Testori
30. Vita d'un uomo – Giuseppe Ungaretti

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09/01/2006, ore 16:36

Non male il 2005 anche per quanto riguarda i dischi provenienti da fuori i nostri confini. Il trionfatore, per tutti i romantici, è stato Antony; seguito dai redivivi Eels (loro il miglior concerto dell'anno, tra quelli visti dal sottoscritto) e da Sufjan Stevens, uno da cui è lecito aspettarsi magie anche per il futuro. Pure qui qualche difficoltà nel compilare le posizioni dalla cinque alla dieci (dispiace in particolare aver lasciato fuori "Superwolf" di Bonnie “Prince” Billy & Matt Sweney, presenti però nelle dieci canzoni preferite) e in fondo i dischi di cui mi scorderò presto e i migliori tre concerti dell'anno. Per quest'anno le classifiche sono state proclamate. Buona lettura.

1) I'm a bird now – Antony & the Johnson: una voce che parte dal cielo e va dritta al cuore, una manciata di canzoni semplici ma intensissime che raccontano la vita difficile di Antony. Non era mai stato così bello ascoltare torch-songs. Disarmante.

2) Blinking lights and other revelation – Eels: zoppicava un po’ Mark Oliver Everett prima di quest’anno, che lo ha visto trionfare con una doppia raccolta di (splendide) rivelazioni. Che dire: il ritorno di uno dei maggiori esponenti della meglio gioventù pop americana, camionate di canzoni seducenti e dolorose.

3) Come on feel the Illinoise – Sufjan Stevens: il secondo dei cinquantuno dischi che Stevens ha deciso di dedicare agli Stati d’America è un concentrato di inventiva pop allo stato puro. Brani che hanno la potenza immaginifica dei grandi romanzi, senza cali di tensione, scritti con la perizia che ci si aspetterebbe da un cinquantenne.

4) Eyelid of moon – Urdog: giocoso e spiritato, questo disco degli Urdog è una piacevolissima fantasmagoria acida che viaggia dalle parti dei Can. C’è ovviamente molto vintage e una discreta dose di passatismo, ma le cavalcate del trio americano pulsano d’inquietudine e amore per la musica.

5) Black Sheep Boy – Okkervil River: se c’è un gruppo che nel 2005 ci ha stupito per l’alta qualità del proprio songwriting, questi sono gli Okkervil River. Canzoni da loser fino all’osso, ma tanto tanto beatiful.

6) The Great Destroyer – Low: il distruttore riesce a distruggere tutto, tranne una certezza: i Low, anche in questa mezza svolta rispetto al passato, sono uno dei più grandi gruppi degli ultimi dieci anni. Ogni loro disco è un appuntamento impedibile. Anche questo.  

7) When the sun's gone down – Langhorne Slim: il cantastorie sghembo Langhorne e il suo mondo di paglia e camicie a quadretti. Ascoltatelo: anche gli asini hanno un cuore. Soprattutto se hanno frequentato a lungo i Violent Femmes.

8) School of the flower – Six Organs of Admittance: basta la title-track, tredici minuti di (in)quieta trance acustica, per comprendere quanto sia penetrante e intenso lo psych-folk di questo sciamanico gruppo americano. Chitarre reiterate e organi destabilizzanti diventano perfetti raga d’oltreoceano. Suggestivo.

9) Lookaftering – Vashti Bunyan: del revival folk degli ultimi due o tre anni ecco una delle proposte più credibili (e non solo perché, allora, lei c’era). Le canzoni della signora Bunyan palpitano fiabescamente di vita, senza le pose e le atmosfere un po’ artificiose di tante produzioni del genere. Bentornata (e ora speriamo non si faccia attendere altri trentacinque anni).

10) Drinking Songs – Matt Elliot: le canzoni da bevuta di Matt Elliot sono l’ideale compagnia per le sbronze più scure; quelle che non fanno dimenticare ma al contrario accendono i fantasmi che ognuno di noi si porta dentro. E i fantasmi qui suonano, cantano. E solcano l’anima. 

Dieci Canzoni Estere

1) Man is the baby – Antony and the Johnson
2) Lavender – Oneida
3) Chicago – Sufjan Steven
4) My home is the sea – Bonnie “Prince” Billy & Matt Sweney
5) Silver rider – Low
6) Trouble with dreams – Eels
7) Gratitude – Bjork & Will Oldham
8) For real – Okkervil River
9) Neighborhood #2 (Laika) – Arcade Fire
10) Missing – Beck

Tre Dischi Stranieri Da Dimenticare

1) The future embrace – Billy Corgan: questo ragazzo non si ripiglia più. C’è poco da fare. Non siamo ai livelli catastrofici degli Zwan, però manca anche qui l’ispirazione. Rimane il mestiere e un po’ di immancabile nostalgia dei tempi che furono.

2) Waiting For The Siren's Call – New Order: se tutte le canzoni di questo album graffiassero come il singolo "Krafty", saremmo qui a urlare al capolavoro. Non è così: purtroppo si dormicchia mica male. Guardate pure quanto è brutta la copertina: forse doveva essere destino.

3) X & Y – Coldplay: Chris Martin filosofo dei nostri tempi come Bono? I segnali ci sono. Dio ce ne scampi. E ci eviti anche rimpasti senza nerbo come questo. Vero che i singoli sono azzeccati, ma l’album nel complesso annoia parecchio. E purtroppo siamo solo al terzo.


Tre concerti

1) Eels – Conservatorio Verdi di Milano, 08/10/2005
2) Fantomas – Parco Sant'Agostino di Bergamo, 28/06/2005
3) Paolo Conte – Teatro Smeraldo di Milano, 20/02/2005

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04/01/2006, ore 16:05

Anno soddisfacente per quanto riguarda l’Italia il 2005. La sorpresa Bachi da Pietra, l’exploit degli Afterhours, la consacrazione di Baustelle e Marco Parente (quest'ultima purtroppo passata fin troppo in sordina). Ecco la mia classifica (compresa di dieci canzoni preferite), compilata facilmente per le prime posizioni e con discreta difficoltà quando è stata la volta di scegliere chi escludere. In fondo troverete anche i dischi che più mi hanno deluso. Buona lettura.

1) Tornare nella terra – Bachi Da Pietra: la chitarra e le parole vere di Gianbeppe Succi, la batteria di Bruno Dorella al servizio di blues pretecnologici che, come mai è successo, spiegano la di-speranza. Capolavoro.

2) Ballate per piccole iene – Afterhours: il disco più compiuto e maturo degli Afterhours. L’ennessima riprova, se ce n’era ancora bisogno, che Manuel Agnelli è uno dei migliori songwriter italiani. Canzoni scure, carnali, rabbiose. In una parola: perfette.

3) La malavita – Baustelle: la formula per ottenere il miglior pop italiano di classe la custodiscono i Baustelle. Disco sfarzoso senza essere pedante, pieno di canzoni seducenti. E le parole di Francesco Bianconi hanno la lucidità, l’inventiva e l’immaginario che è proprio della grande poesia.

4) Neve ridens – Marco Parente: la prima parte del progetto “Neve ridens” è un disco curioso, a suo modo sperimentale e ricercato, reso complesso da una fitta rete di rimandi tra una canzone e l’altra. Marco Parente è una certezza già oggi, ma dà grandi speranze anche per il futuro. 

5) Valende – Jennifer Gentle: acido, clownesco, totalmente anti-italiano. Due marziani da fiaba prestati all’Italia per mostrarci qual è il rock che, psichedelicamente, vale(nde).

6) Socialismo Tascabile – Offlaga Disco Pax: si è detto tantissimo sul trio emiliano. E tutte quelle lodi non sono state certamente sprecate. Aggiungo solo una cosa: i pochi inediti finora sentiti lasciano intendere che non è finita qui.

7) Ardecore – Ardecore: gli stornelli romani privati di quella patina retorica che li stava rendendo, almeno al sottoscritto, sempre più insopportabili. Idea necessaria e portata a termine benissimo: pure murder-ballads trasteverine.

8) Il coraggio dei piuma – Valentina Dorme: la formula Valentina Dorme si conferma in quest’album, acquistando compattezza e rotondità. Le confessioni di Mario Pigozzo Favero vestite al meglio. Valentina dorme ancora una volta sogni inquieti e poetici.

9) Northpole – Northpole: l’esordio dei Northpole vuol dire “Luca Marc” e un’altra manciata di canzoni davvero promettenti. Morrissey e Tenco s’incontrano. Ma che personalità.

10) Amargura – Elena Ledda: se c’è un disco di world italiana (definizione contradditoria e imprecisa) che ci piace ricordare quest’anno è quello della sarda Elena Ledda. Una cantatrice di lamentazioni che meriterebbe più fortuna e e più spazio.

Dieci Canzoni Italiane

1) I Provinciali – Baustelle 
2) La sottile linea bianca – Afterhours
3) Luca Marc (La canzone del Piave) – Northpole
4) Wake Up – Marco Parente
5) Stella – Bachi da Pietra
6) Cinnamon – Offlaga Disco Pax
7) Forza Musica – Mariposa
8) Bellezza – Marlene Kuntz
9) Money for dope – Daniele Luttazzi
10) Dobermann – Valentina Dorme


Tre Dischi Italiani Da Dimenticare

1) Canzoni allo specchio – Perturbazione: dopo “In circolo” ci aspettava, se non un passo avanti, almeno una conferma. Invece gli ultimi Perturbazione sembrano aver smarrito l’ispirazione. Si ripetono e a volte sono anche un tantino imbarazzanti (“Se mi scrivi” è degna di Max Pezzali).

2) Non al denaro non all'amore né al cielo – Morgan: un disco furbo, privo di quelle esigenze che lo avevano generato. E soprattutto inutile: l’originale è (ovviamente) più bello.

3) Disincanto – Ginevra Di Marco: stesso discorso valido per i Perturbazione. Anche qui poco estro. Mancano le canzoni e la voce, sempre bellissima, non può fare miracoli.

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22/12/2005, ore 21:42

Il 24 dicembre, giorno ultimo per presentare le proprie preferenze agli Italian Blog Music Awards di Luca Castelli, si avvicina, e io oggi spedisco (e rendo pubbliche) le mie votazioni.
Prima di tutto però un riepilogo: gli IBMA sono un concorso rivolto a tutti i possessori di un blog per eleggere i migliori dischi italiani e i migliori blog dell'anno che sta per terminare. Chiunque possiede un blog può inviare una meil a
ilpozzodicabal@yahoo.it indicando i suoi cinque dischi italiani e i tre blog preferiti del 2005. Il 25 dicembre verranno resi noti i vincitori. Se volete saperne di più cliccate lì sopra e tutto sarà svelato per il meglio. Mi raccomando, partecipate. L'iniziativa è bella e utile per capire gli umori musicali e blogghettari di questo nuovo e "magico" mondo.
Ora, ecco le mie preferenze.

I cinque dischi italiani (in ordine alfabetico):
Ballate per piccole iene - Afterhours
La malavita - Baustelle
Neve ridens - Marco Parente
Tornare nella terra - Bachi Da Pietra
Valende - Jennifer Gentle

I tre blog (anche questi in ordine alfabetico):
Alex Chilton
Daniele Luttazzi
Transit


 

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09/12/2005, ore 12:39

Pur non amando molto il mondo dei blog - o meglio: un certa parte del mondo dei blog che si fa troppo i fatti propri - questa iniziativa proposta da Luca Castelli, bravo giornalista de Il Mucchio Selvaggio e superinformato esperto di tutto quanto fa web e tecnologia (il suo blog è interessante e puntuale, visitatelo), è davvero molto bella. Si tratta degli Italian Blog Music Award, una sorta di oscar della musica italiana (e dei blog) in cui la giuria sono i bloggers. Non ho ancora scelto chi votare - dovete sapere che in casa Barachetti la classifica dei dieci dischi dell'anno, italiani e non, è un discorso ancora tutto aperto e fremente, almeno finchè non me ne chiederanno conto "dall'alto". Però intanto vi metto qui di seguito il regolamento del concorso (e nei prossimi giorni vi dirò le mie scelte). Partecipate, eh.

"Qualche giorno fa sono incappato in The Top 40 Bands in America Today, una classifica delle migliori band del 2005 secondo i blogger americani. Oggi è la volta della risposta britannica: The UK's Hottest 47 Acts (sulla quale non mi trovo affatto d'accordo: e i Gorillaz? gli Elbow? gli Editors?).
America, Inghilterra, Inghilterra, America. Ok, è un dato di fatto, la musica migliore arriva da lì. Ma perchè non provare a fare una classifica del genere tutta italiana?

Da qui, l'idea di bandire i primi Italian Blog Music Awards.

L'idea è abbastanza semplice.
Chi ha un blog e vuole partecipare deve scrivere all'indirizzo ilpozzodicabal@yahoo.it una mail di questo tipo:

Oggetto: Italian Blog Music Awards
Nome e indirizzo del suo blog
I titoli dei cinque dischi ITALIANI del 2005 preferiti
(non necessariamente in ordine di preferenza)
I nomi (e possibilmente gli indirizzi) dei tre blog ITALIANI preferiti
(anche qui, non è necessario l'ordine di preferenza)
Ciao Luca, sei un grande!
(questa è facoltativa)


La partecipazione è aperta a chiunque abbia un blog, anche se si occupa di cucina, giardinaggio o metodi di tortura medievali. Essendo gli Italian Blog Music Awards ancora più liberi di RockPolitik, si può segnalare qualsiasi album di qualsiasi artista appartenente a qualsiasi genere: se vi è piaciuto l'unplugged di Giorgia potete scriverlo, non dovete per forza mettere gli Offlaga Disco Pax (con il massimo rispetto socialista tascabile per gli Offlaga Disco Pax, ovviamente).

Il voto è segreto. Non rivelerò le preferenze di nessun votante, neanche se sottoposto alle torture medievali di cui sopra.

Unica regola: tra i blog preferiti non si può segnalare il proprio (scelta necessaria, vista l'ormai proverbiale autoreferenzialità dei blogger).
Non posso controllare l'identità di tutti, ma sarebbe anche carino che i musicisti-blogger non votassero i propri album. E se avete più di un blog, la vostra onestà tutta italiana dovrebbe portarvi a votare solo una volta.

In omaggio alla flessibilità che ci circonda e che prima o poi ci seppellirà, ho deciso anche di apportare un cambiamento epocale alla formula di qualsiasi premio: saranno accettati i cambiamenti di voto. Se avete già votato e passeggiando per la FNAC scoprite che quest'anno è uscito il nuovo album dei Litfiba e volete disperatamente inserirlo nella vostra cinquina, potete farlo. Basta che mi mandiate un'altra mail, segnalando il cambiamento.

La scadenza per il voto è inderogabilmente fissata per la mezzanotte di sabato 24 dicembre 2005. La mattina del 25, in contemporanea con l'avvento di Gesù Bambino, pubblicherò i risultati. I migliori album, i migliori blog e l'elenco dei blog partecipanti.

Naturalmente si tratta di un esperimento. Magari non voterà nessuno e tutto l'ambaradan si rivelerà un fiasco colossale. In quel caso, pazienza.
Se invece si raggiungerà una buona partecipazione, ho intenzione di rompere le palle a un po' di blog musicali stranieri e di segnalare loro la classifica. Le Top Qualcosa hanno sempre molto successo online: si potrebbe iniziare a far circolare il nome di qualche artista italiano nella blogosfera.

Insomma, l'idea non mi sembra malvagia. Se vi piace spargete la voce, scrivetelo sui muri, ditelo agli amici blogger. In fondo per partecipare bastano due minuti e come disse qualcuno che qui a Torino molti ricordano: più siamo, più vinciamo."

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14/10/2005, ore 15:43

La pubblicazione dei testi migliori dell’anno 2004 si conclude con quello che è forse il migliore dei cinque: “Le bisce d’acqua” di gianCarlo Onorato. Tratta da “Falene”, disco bello ma non entusiasmante, la canzone si inserisce in quel filone di “nuovo cantautorato” di cui si è accennato nei giorni scorsi per Benvengnù. Onorato si distingue per la forte poeticità dei suo testi, che proprio cercano le immagini. La discendenza è De Andrè-Nick Cave, da cui vengono riprese le atmosfere più intimamente scure.

Le bisce d'acqua

Io ti guardo e ascolto il tuo dolore
troppi laghi di profondità
e i lampi vedo e i cerchi sul tuo manto verde
come bisce d'acqua, come bisce d'acqua
oh madre luce oh madre luce
perchè castighi i figli tuoi?
Dal tuo stagno ti levi come vapore
e accechi accechi accechi
accechi accechi accechi
e si alza il canto grigio delle sirene
in processioni languide senza pietà
sul tuo manto dove frigge la neve
mi si attacca la lingua
come al ferro la lingua
alza il tuo vestito eterno su di me
apri la natura dei tuoi mondi ora
e acceca con la tua ferita di luce
accechi accechi accechi
accechi accechi accechi
e si alza il canto grigio delle sirene
in processioni languide senza pietà
sul tuo manto dove frigge la neve
mi si attacca la lingua
come al ferro la lingua.

(Le bisce d'acqua, da Falene, Lilium, 2004)


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12/10/2005, ore 20:08

Paolo Benvegnù fa parte di quel piccolo gruppo di nuovi cantautori italiani (con lui Marco Parente, Cesare Basile, Andrea Chimenti) che sta dando una seconda vita ad un genere - la tanto famigerata canzone d'autore italiana - che a metà anni novanta sembrava ormai definitivamente bollito insieme ad alcuni dei suoi maggiori rappresentanti. Pur nel solco della tradizione Benvegnù e gli altri - anche sull'esempio dei "vecchi" Conte, Fossati, Battiato - mirano ad una canzone d'autore che non sia più solo parola ma abbia anche una dignità musicale incisivamente espressiva. "Il sentimento delle cose", tratto dallo splendido "Fragili Piccolissimi Film", credo rappresenti al meglio questa tendenza per certi aspetti innovativa. Qui, com'è ovvio, ne viene riporato solo il testo, visionario e carico di passione civile come il miglior Giorgio Gaber.

Il sentimento delle cose

E vive ancora il sentimento delle cose, mentre noi amiamo controllare tutto
La vita i pensieri degli altri, la morte
E non amiamo neanche il pane che mangiamo. Noi non ringraziamo
Ma vive ancora il sentimento delle cose
Vivono gli alberi le case i sassi i nostri sogni le tv a colori, le navi senza radici. E siamo stupidi a pensare di esser soli,
senza più limiti senza più colori
Mentre noi siamo tesi a moltiplicare tutto.
Non riusciamo a considerare che le nuvole ci guardano e i mari ci controllano. Ho visto i platani parlare con le antenne e il vento caldo confermare tutto, i treni e le radici scambiano segnali in codice. E ho sentito nettamente i cani bisbigliare
Possibile che mentre dominiamo tutto, ricostruiamo tutto e distruggiamo tutto. Perdiamo la memoria e non ne sentiamo la mancanza e intanto i pesci continuano a nuotare.
Quanti libri nell’acqua per non affogare
Mentre noi siamo tesi a moltiplicare tutto.
Non riusciamo a considerare che le nuvole ci guardano e i mari ci controllano, le piante si difendono e i libri ci feriscono
perché manchiamo della necessaria dignità
Un camion mi ha parlato del silenzio. E ho visto un libro che stracciava banconote. Un servo muto che adorava una voce
Le nostre armi stanno architettando un ammutinamento generale
Ma a questo impero ne succederanno tanti sempre più crudeli
ma sempre più eccitanti. Ma forse allora i sentimenti delle cose ci chiameranno ci sveleranno tutto.
E forse ci re-insegneranno lo stupore

(Il sentimento delle cose, da Fragili Piccolissimi Film, Stout Music/Santeria, 2004) 

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10/10/2005, ore 16:34

I Non Voglio Che Clara, da Belluno, sono stati una delle più piacevoli sorprese del 2004. Eccovi "I piani per il sabato sera".

I piani per il sabato sera

I miei piani per il sabato sera
tengono conto ormai solo di dove vai
mentre tutto precipita
i miei piani per il sabato sera
tengono conto ormai solo di dove sei
tutto il resto non conta più
i miei piani per il sabato sera
contano per lo più su un "ciao come stai?"
che ogni piano vanifica
i miei piani per il sabato sera
tengono conto ormai solo di dove sei
mentre tutto precipita
ma se tu chiedi aiuto chi verrà
quando uno soffre o chiede aiuto si va
senza se, senza ma
se sarai tu a chiedere aiuto chi verrà
quando uno soffre o chiede aiuto si va
senza se, senza ma
da te chi verrà?
i miei piani per il sabato sera
contano per lo più su un "ciao come stai?"
che ogni piano semplifica
i miei piani per il sabato sera
non cercano che un'altra possibilità
ma se tu chiedi aiuto chi verrà
quando uno soffre o chiede aiuto si va
senza se, senza ma
se sarai tu a chiedere aiuto chi verrà
quando uno soffre o chiede aiuto si va
senza se e senza ma
con te chi ci sarà?

(I piani per il sabato sera, da Hotel Tivoli", Aiuola Dischi, 2004)

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07/10/2005, ore 10:50

Difficile che almeno una canzone del Paolo Conte versione 2004 (che è poi più o meno lo stesso splendido di sempre: "Elegia" è stato disco dell'anno per me) non finisca nei cinque migliori testi italiani. Io ho scelto proprio la title-track, nuovo classico del repertorio e confessione davvero commuovente: attenzione al titolo, e alle parole.

Elegia

Avevo una passione per la musica
di ruggine
nerastra tinta a caldo di caligine
metropoli
le tentazioni andavano e venivano
cosa farò di me?

guidavo nella notte ferma immobile
friabile
venivo da una valle dove annuvola
nell'umido
sentivo sulle spalle un bel solletico
tu cosa vuoi da me?

lasciando alla mia infanzia
ogni ingenuità sensibile
l'amore è uno stregone un fuoco
isterico magnifico
carezza di una mano che semplifica
cosa sarà di me?

l'abbraccio adulto in un silenzio
scenico visibile
l'incendio è la stagione
delle tenebre bellissime
avevi fatto in aria un incantesimo
tu cosa sei per me...

(Elegia, da Elegia, Warner, 2004) 

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06/10/2005, ore 19:18

La classifica dei cinque migliori testi di canzoni italiane del 2004 inizia nel segno di "Ce l'ho con l'amore" dei Têtes de Bois, contenuta nell'album "Pace e male" (che a sua volta è nei 10 dischi per il 2004). Le parole del brano sono dell'ex calciatore, oggi scrittore, Ezio Vendrame, e sono state riadattate in seguito da Andrea Satta, voce del gruppo romano.

Ce l'ho con l'amore

Ce l'ho con l'amore
che tanto mi fa male
dalla voliera dei sogni
sono spariti i trespoli

Ce l'ho con l'amore
che tanto mi fa male
dalla voliera dei sogni
sono spariti i trespoli

Ho murato la finestra ad est
così ora
anche nello spreco
dei miei giorni
nessuna alba
mi potrà distrarre

Non so più nulla di lei
e pensare
che una volta
era tutto per me
ma una volta
era tanto tempo fa
e anche tutto
col tempo passa

Ce l'ho con l'amore
che tanto mi fa male
dalla voliera dei sogni
sono spariti i trespoli

I funerali quasi sempre
ombre di cattive presenze
Respiro a fatica stringato
ed infelice
e non posso nemmeno
bestemmiare
un dio in cui non credo

Che indecenza
la coscienza
che si spegne
con le luci di un Natale

Perchè sfogliare margherite
per molestare un dubbio
Al porto delle illusioni
nessun attracco, nessuna
intesa, nessuna intesa

Ce l'ho con l'amore
che tanto mi fa male
dalla voliera dei sogni
sono spariti i trespoli

Ce l'ho con l'amore
che tanto mi fa male
dalla voliera dei sogni
sono spariti i trespoli

Era tutto per me
una volta era tanto tempo fa
e anche tutto
col tempo passa

Era tutto per me
ma una volta era tanto
tempo fa
e anche tutto col tempo passa

Ce l'ho con l'amore
che tanto mi fa male

(Ce l'ho con l'amore, da Pace e Male, il Manifesto Dischi, 2004)
 

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02/10/2005, ore 17:41

Con la lista di dischi pubblicata dopo questa introduzione nasce una nuova sezione - diciamolo: quella più feticistica - di discanto: le classifiche. La classifica che leggerete, seppur in colpevole ritardo, è relativa ai 10 migliori dischi italiani pubblicati nel 2004 (la graduatoria di quelli stranieri a suo tempo, cioè a gennaio '05, non venne fatta e non si ha voglia di recuperarla oggi). Oltre ovviamente ai 10 dischi del 2005 - classifica che si sta ancora spasmodicamente creando - verrà forse pubblicata (nei giorni prossimi o più in là) anche quella dei 5 migliori testi italiani, sempre del 2004. Buona lettura.

Dieci dischi per il 2004

1) Elegia Paolo Conte: come ripagare nove anni di attesa – in mezzo solo il musical Razzmatazz – con un disco quantomai intenso ed esistenziale. Ovviamente scritto e arrangiato in maniera perfetta.

2) Piccoli fragilissimi filmPaolo Benvegnù: se c’è una strada veramente nuova per la musica cantautorale italiana, questa passa da Paolo Benvegnù. Un esordio che non fa rimpiangere il passato (pur splendido) con gli Scisma.

3) Giorgio Canali & RossofuocoGiorgio Canali & Rossofuoco: dieci canzoni incazzate, taglienti, di un Savonarola (per nulla italiano) la cui critica lucidità fa quasi paura.

4) LitaniaGiovanni Lindo Ferretti & Ambrogio Sparagna: tra i tanti progetti paralleli di Giovanni Lindo Ferretti, quello migliore: accompagnato dall’organetto del maestro Sparagna il cantante dei P.G.R. rianima la tradizione religiosa italiana e anche gli spiriti più inariditi.

5) RoninRonin: nove cartoline dal più dolente post-rock desertico. Difficile credere sia un disco italiano, nonostante l’accoppiata Leone-Morricone alle spalle.

6) Tutto l’amore che mi mancaNada: la signora Nada Malanima, con l’aiuto di John Parish e Cesare Basile, dà voce alle sue ferite più profonde, alla sua femminilità più disperata. Una potentissima sorpresa.

7) Uncode DuelloUncode Duello: Xabier Iriondo e Paolo Cantù alle prese con l’inquietante colonna sonora dei nostri tempi.

8) Song for UlanSong for Ulan: tanto bello quanto introvabile nei negozi, un altro disco desertico a nome Pietro De Cristofaro (e ancora Basile coinvolto). Quando se ne rimpiange la brevità.

9) Pace e maleTetes de Bois : chi l’avrebbe detto che sarebbero riusciti a superare la qualità del precedente omaggio a Leo Ferrè? Eppure, eccola la pace e il male dei Tetes de Bois: claudicanti, ispirati e promettenti. E che i vecchi cantautori imparino.

10) Hotel TivoliNon Voglio Che Clara: nel sempre più modaiolo recupero di Tenco, Endrigo e compagnia un manualetto su come scrivere canzoni di cuore.

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