31/08/2006, ore 21:00

Dire che la magistratura è «politicizzata» (e che le sue sentenze sono «politiche») è un atto potenzialmente sovversivo, soprattutto se nel dirlo non si ha in mano uno straccio di prova e se l'accusa viene mossa da chi – per importanza di ruolo o possedimenti mediatici – ha la possibilità di rivolgersi ad un pubblico assai vasto, quasi totale. Essa infatti mette in dubbio l’imparzialità di chi applica la legge, e tenta di infondere nei cittadini un pericoloso senso di insicurezza – e quindi d’ingiustizia – nei confronti di una delle due colonne portanti dello Stato. Chi diffida fa presto a ribellarsi, sia a livello etico-morale (non riconosce più l’autorità giustiziante della magistratura) sia a livello realmente storico (vedasi la scena finale de “Il Caimano” di Moretti).
Ma rispondere ad un tale fenomeno (sociologico? Ideologico? Addirittura antropologico?) con una sentenza che vieta questo tipo di critica – come ha fatto ieri la Cassazione – è un gesto inutile e controproducente (oltre che intimidatorio e illiberale: come si comporterebbe ad esempio un cronista che, prove alla mano, dovesse denunciare una sentenza veramente politicizzata?). Inutile perché non serve dirle le cose, basta pensarle ed agire di conseguenza, e l’Italia è un Paese che sempre di più diffida della magistratura e sempre meno teme la legge – cercando piuttosto di aggirarla in ogni modo (anche quello parlamentare): ed è qui, in primis, che bisognerebbe lavorare. Controproducente perché se c’è una parte politica che in passato ha criticato la magistratura in modi a volte addirittura rocamboleschi e insensati, gli si è data oggi la possibilità di porre una critica seria e motivata.
Forse la scelta inibitoria della Cassazione è una reazione a denti digrignati ai cinque anni di sberle e intimidazioni appena passati – reazione comprensibile peraltro, ma non giustificabile. O forse, come mi ha fatto notare tempo fa un collega di discussioni, la magistratura conserva ancora qualche atteggiamento da casta, tanto che ogni anno giudiziario viene aperto ancora oggi con gli ermellini addosso, gli scettri in mano e i potenti (coi prelati) in prima fila. Difficile dire cosa ci sia realmente dietro (forse entrambe le cose in un misto di risentimento e vendetta). Certamente, anche per questo fatto, urge una seria riforma.

PS: Calciopoli. Sembra essere tutto finito, almeno per quanto riguarda la parte "grossa". Ed è finito tutto all'italiana, gattopardescamente per dirlo con la letteratura. "Il Gattopardo" l'ha citato pure Guido Rossi, lui che è il capo di tutto, in quest'intervista a Repubblica di qualche giorno fa. Oliviero Beha, in questo articolo, gli ha risposto con qualche domanda: lui, Guido Rossi, è il capo di tutto. Appunto. 


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30/08/2006, ore 20:41

E così, dopo la pausa estiva, si torna a parlare di musica. E lo si fa con… Sufjan Stevens. Ancora lui, che dopo il secondo dei cinquantuno dischi sugli stati americani (che ha promesso di registrare da qui all’eternità) uscito l’anno scorso (“Come On Feel The Illinoise!”) torna con una raccolta di outtakes e versioni alternative di quel mezzo capolavoro. “The Avalanche: Outtakes and Extras from the Illinois Album” si intitola chilometricamente l’album, e chilometrici sono anche i titoli di alcune delle ventuno tracce, tutte almeno buone e un paio bellissime. Si parte con la title-track che è puro pop immaginifico-sognante in Sufjan style, poi tre versioni di “Chicago” (una acustica che sa il fatto suo e due altre più giocose ma con il solito contagio melodico), qualche sfrigolante sterzata spaziale (“Pluto”) e poi il capolavoro. No, non è “Saul Bellow” – comunque assai graziosa (e con un titolo personalmente fantastico) – è “Pittsfield”: sei minuti e cinquantuno di maestranze pop, che prima si crogiolano nella loro malinconia e poi vanno su su esplodendo tra brilluccichii di piatti, trombe e cori angelici. Stevens non sbaglia un colpo, ma se non lo conoscete non comunque partite da qui: questi sono solo “scarti”. Con le virgolette obbligatorie, però.

PS: il mio parlar di musica qui sopra negli ultimi mesi è un po’ scostante. Sia in quanto a periodicità, sia in quanto a dischi presi in esame. Nel senso che non sempre parlo di quelli di cui vado veramente matto come mi ero ripromesso alla nascita del blog. Ad esempio ho già mancato quello dei Willard Grant Conspiracy, e non so perché ma mi sa che mancherò pure quello dei Current 93 e di Carla Bozulich (dischi non facili da ascoltare ma che vi consiglio vivissimamente). Sarà che sto diventando un geloso snob? 

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29/08/2006, ore 21:20

Luttazzi a parte, che considererei autore satirico (definizione del tutto vacante dato il poco studio di tutto ciò che è comicità e dintorni oggi in Italia), è Maurizio Milani attualmente il nostro miglior comico (con Gene Gnocchi direi: leggetevi il suo straordinario “Il mondo senza un filo di grasso” uscito per Bompiani qualche anno fa). Surreale di una surrealità urbana e malinconica, dotato poetica sempre riscontrabile in ogni battuta e proprio per questo assai feconda, Milani oltre ad essere uno dei pochi comici di area Zelig a non affidarsi a tormentoni ripetuti allo sfinimento è anche uno dei pochi a trovare una certa letterarietà in ciò che scrive. Fino ad oggi ha pubblicato sei libri (l’ultimo “L’uomo che pesava i cani” è uscito poche settimane fa per Kowalski). Io ne ho letti due: “In amore la donna vuole tribolare” (Kowalski, 186 pagine, 12 euro, 2005) e in questi giorni “La donna quando non capisce si innamora” (Kowalski, 188 pagine, 5 euro, 2003). Di seguito qualche breve stralcio dai due titoli. Avviso: non pensiate di ammazzarvi dalle risate. Milani non fa sbellicare, Milani lascia interdetti.

Architetti
Stavo lavando Caterina Zeta Jones, lei piangeva in quanto le avevo appena comunicato che era l’ultima volta. Poi doveva arrangiarsi da sola.
Lei voleva essere lavata da me ancora per cinque anni, infatti quando c’eravamo messi d’accordo per sei. Io dopo un anno ero già stufo, mi ero accordato per lavare Oliviero Toscani (a 500 mila euro).
Bill Gates me ne dava 600 mila, ma ormai ero già in parola.

Graffiti
Volevo digerire a tutti i costi davanti a uno di quelli che di notte imbrattano i muri a Milano.
Ne ho trovato uno intanto che dipingeva con la sua bomboletta, gli sono andato vicino e gli ho digerito nelle orecchie. Lui è rimasto perplesso. Gli ho detto: “Io non so se è arte o no, ma comunque costa molta fatica”.
Il graffitaro fa: “Ma lei dice ‘arte’ quella che sto facendo io o il verso del suino che ha fatto lei?”
Io: “Vedi tu, io ormai sono anziano e anche volendo non posso fidanzarmi”.
Lui si è offeso.

Cupido
Quando bevo mi fidanzo.
Sarà i ragionamenti che faccio, sarà che comincio a sudare, la donna s’innamora.

Time
Lavarsi, pesarsi, digerire con contegno.
Non resta altro tempo nella giornata.
Alcuni riescono anche a piangere.

Vergogna
Come lavoro faccio il ballerino hard sui tavoli al bar della stazione del mio paese.
Mi esibisco a torso nudo e con un paio di jeans strappati.
Alcune mattine al banco a bere il cappuccino c’è la mia professoressa di lettere delle scuole medie.
Chissà cosa pensa nel vedere un suo alunno che balla sui tavoli del bar della stazione.
Alcuni miei parenti mi dicono: “A fare quel lavoro lì non si sta qui in paese, ma si va alla stazione di Milano, Torino, Lugano, ecc., dove non ti conosce nessuno”.
Riposta: “Ma io voglio farmi compatire”:

Luogo comune
Tutte le ragazze che mi vengono insieme, dopo la prima volta che usciamo, mi lasciano.
Per forza, mi lascio fare tutto subito.
Loro pensano che sono un ragazzo facile e non mi vogliono come moroso serio.

Pari opportunità
Ieri sono andato a lavarmi in un campo.
Arrivato in auto, di fianco al campo ho tirato giù due taniche d’acqua da 20 litri e una mastella di plastica con dentro una spugna.
Sono andato in mezzo al campo e ho iniziato a lavarmi.
Tante ragazze passavano di lì e mi chiedevano il numero di telefono.
Una si è fermata e mi fa: Ti do 10.000 lire se ti fai dire PUTTANA”.
Io: “Accetto”.
Lei: “Uomo puttana”.
Mi ha dato le 10.000 lire tutte in moneta e se n’è andata.
Io ho pianto tutta la notte.

Green Peace
A me danno fastidio gli aironi.
Infatti prima ne vedevi uno ogni sei mesi nel girare in campagna in bicicletta… lui già a 500 metri di distanza sentiva il rumore dei pedali e volava via.
Da quando l’airone è venuto a sapere che lo stato lo protegge ti sfida, ti guarda, viene vicino a provocarti, cerca di farsi investire davanti a dei testimoni… in poche parole ti istiga.
L’airone sa che se gli spacchi una zampa prendi dieci anni di galera, per cui vuole mandarti nelle grane.

Vantarsi
A volte di sera in birreria conosco una ragazza e le chiedo: “Che lavoro fai?”.
Lei: “Estetista, e tu?”.
Io: “Spacco i protoni per Carlo Rubbia”.
Lei s’innamora duro.

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categoria : letteratura, televisione, satira, comicità





23/08/2006, ore 15:37

Amante delle classifiche – ma non troppo – e in nullafacenza da vacanza, ecco la lista dei trenta migliori libri che ho letto fino ad oggi:

01. Moby Dick – Herman Melville (traduzione di Cesare Pavese)
02. Una sola moltitudine I e II – Fernando Pessoa
03. Kohèlet/Ecclesiaste (traduzione di Erri De Luca)
04. Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares – Fernando Pessoa
05. Il gatto lupesco – Edoardo Sanguineti
06. Operette morali – Giacomo Leopardi
07. Cecità – Josè Saramago
08. Poesie – Cesare Pavese
09. Ossi di seppia – Eugenio Montale
10. Scritti corsari – Pier Paolo Pasolini
11. I fiori blu – Raymond Queneau (traduzione di Italo Calvino)
12. La terra desolata – Thomas S. Eliot
13. Candido – Voltaire
14. L'anno della morte di Ricardo Reis – Josè Saramago
15. Lolita – Vladimir Nabokov
16. Le ceneri di Gramsci – Pier Paolo Pasolini
17. La vita agra – Luciano Bianciardi
18. Il vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago
19. Di questa vita menzognera – Giuseppe Montesano
20. Vita di Noè/Nòah (traduzione di Erri De Luca)
21. Una casa nel buio – Josè Luis Peixoto
22. Auto da fè – Elias Canetti
23. Superwoobinda – Aldo Nove
24. Estensione del dominio della lotta – Michel Houellebecq
25. La stiva e l'abisso – Michele Mari
26. Lo strappacuore – Boris Vian
27. I vagabondi del Dharma – Jack Kerouac
28. Euridice aveva un cane – Michele Mari
29. Il ponte della Ghisolfa – Giovanni Testori
30. Vita d'un uomo – Giuseppe Ungaretti

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categoria : letteratura, classifiche





22/08/2006, ore 13:54

Interrompo il silenzio vacanziero assai fecondo di letture per proporvi, appunto, un frammento di lettura. E’ una poesia molto tenera e bella tratta dalla Postilla in versi delle “Lettere Luterane” di Pier Paolo Pasolini.

Papà, abbiamo visto l’Angelo del Diavolo
che zagajava come Innocenti Nunzio,
zagajava. «Ba, ba, bambini – fa –
svvvveglia! Che a-a-a-aspettate?

Dododovete fare sciopero! Dai!
Dodo-domani alle dodo-dodici dodo-dovete
incrociarelebraccia! Il Didi-Diavolo me l’ha ordinato
didi-di diverlo. B-basta con la tolleranza, mmmmannaggia!

B-basta con la p-permissività: voidovetepretendere
di
oooooo-obbedire come i vostri ppppp-papà!»
Papà, basta con l’Edonè, vogliamo

l’Agàpe, basta con le buone, vogliamo
le cattive… La bacchetta, papà, la bacchetta,
papà per piacere, almeno un po’, la bacchetta!

(Pier Paolo Pasolini, Lettere Luterane, Einaudi,  206 pagine, 10,50 €)

sciarade
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02/08/2006, ore 19:57

Lo dissi anche l’anno scorso: citando i Perturbazione, «agosto è il mese più freddo dell’anno». Quest’anno si prospetta più freddo del solito, perché già luglio – il mese del primo inciucio governativo, della carneficina mediorientale, della libertà d’espressione che anche a sinistra sembra non piacere più, del calcio (contro)riformato senza riforma – qualche sonoro brivido lo ha dato. Buone vacanze a tutti. Discanto se ne va per qualche giorno. Non si sa quando tornerà, ma comunque tornerà.
sciarade
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