31/07/2006, ore 14:54

Dopo tutti questi giorni di silenzio dovuti a vari motivi, vorrei parlarvi di indulto, ddl sulle intercettazioni, Abu Omar, Israele-Libano e di tutta la nausea che queste vicende mi hanno dato. Ma Discanto riprende vita – per poco, perché fra poco si va in vacanza… a casa – con le sue solite annotazioni. Questa volta non solo musicali. Via:

Tempo fa parlammo qui sopra della raccolta firme per il disegno di legge ad iniziativa popolare per delottizzare la Rai portato avanti tra gli altri da Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. Purtroppo la raccolta firme non è andata a buon fine per qualche migliaio di voti ma il Ministro Gentiloni ha promesso di confrontarsi in futuro con il comitato promotore della raccolta, inoltre il disegno di legge verrà presentato in Parlamento da Tana Zulueta dei Verdi (alla Camera) e da Franca Rame dell’Italia dei Valori (al Senato). Qui tutti i dettagli della cosa.

Un disco importante da segnalare. E’ “Tras Os Montes”, il nuovo di Stefano Giaccone, ex leader (con Lalli) dei Franti e oggi autore di almeno due lavori impedibili (questo e il precedente da solista “Tutto quello che vediamo è qualcosaltro”). La mia recensione qui. Non perdetevelo – il disco, non la mia recensione.

Ho intervistato Cesare Basile. Di lui da queste parti si parla spesso, quindi se vi va leggete e basta.

Per finire: sono pure su Deviantart. Che egocentrico.

sciarade
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19/07/2006, ore 14:33

19 Luglio '92 
 



Il vento si dileguava in un girotondo di foglie,
l'asfalto era una lama di sole, lucido come un presagio nero
era l'ora del riposo, invero..
La città si truccava allo specchio, chi brindava alla gioventù,
chi senza saperlo era già vecchio, chi guardava alla tv
la tavola di Ginevra e del Re Artù..
Io e la mia compagna più cara lisciavamo il pelo alla storia
Giocandoci a dadi la memoria.
Io e la mia ammirevole amica, sul carro della nostalgia
Trionfale come la vita, beffarda come la vita..
Tobia il canarino giallo sopravvissuto ai nubifragi, come migliaia di disperati
celebrava il ritorno dei Re Magi
sulla terrazza assolata, tu dormi Panormo amata
Altri cercavano l'oro per nascondere la paura,
chi sapeva attendeva in silenzio il botto dell'ultima congiura
e dell'ultima ora.. ..l'ultima avventura
poi d'improvviso una nube, come un lampo di finestrino,
esplose in un rombo di tuono e furono bucce di mattino.
Noi non conosciamo l'Italia e non vogliamo più vedere
la lunga coda di paglia gli schiavi del potere.
I messaggeri dell'indignazione arrivarono quasi subito
a cavallo delle cineprese per non sporcarsi i pantaloni
invocando nomi e cognomi, cognomi e nomi.
Passò qualche cane a pisciare sui resti delle macerie,
le signore della televisione andarono in fretta dal parrucchiere
ad aggiustarsi il grugno e le rughe del sedere.
E sbocciarono fiori tristi sui prati muti della speranza,
vennero frotte di turisti a cercare la morte in vacanza.
Quel giorno scomparvero in tanti sulle ali della rivolta
Quel giorno volaron le rondini per l'ultima volta.
Io e la mia compagna più cara cercavamo nell'ombra il cammino
che conduce dove regna il silenzio, il gioco della vita e del destino.


sciarade
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18/07/2006, ore 21:12

Thom Yorke usa l’elettronica come la chitarra. Non si cura che i suoni siano più o meno al passo coi tempi, ma mette beat e sample semplicemente a disposizione delle canzoni. E’ forse questa la chiave per valutare al meglio “The Eraser”, il primo disco solista del leader dei Radiohead – inutile dirlo: uno dei gruppi più importanti ed influenti degli ultimi quindici anni – che esce a tre anni di distanza dall’ultimo non eccezionale album della band inglese.
“The Eraser” non è altro che il disco di canzoni di Yorke: nove e tutte di buon livello, nate forse al pianoforte (questa è l’impressione all’ascolto, dove la tastiera si gioca con le macchine il ruolo di protagonista) e sicuramente per essere prima di tutto canzoni, pur passando attraverso un trattamento elettronico che però sa più di gioco che di sperimentazione. A qualcuno ricorderanno delle figlie – minori, ma non troppo – di “Idioteque”, ad altri di “The Gloaming”: certo è che almeno tre (la title-track, “The Clock” e “Cymbal Rush”) è bene tenersele strette. “The Eraser”, pur essendo un disco tutt’altro che nuovo, non stanca, è sentito, conturbante, inquieto come i migliori Radiohead. Durerà a lungo, io credo, nonostante non sia il capolavoro che tutti si aspettavano e neanche la deriva definitiva del leader di un gruppo che in tanti, dopo un mezzo passo falso, stanno ansiosamente aspettando al varco.
sciarade
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15/07/2006, ore 15:01

Neanche comincerò a disquisire se le pene inflitte dalla CAF per lo scandalo sul calcio siano eque rispetto ai misfatti commessi. Dipende molto dai punti di vista, da cosa ci si aspetta dalla giustizia sportiva e pure da cosa dice il cuore, che magari batte per qualcuna di quelle quattro squadre coinvolte o per qualcuna delle più acerrime avversarie di esse – il calcio, si sa, ha un qualcosa di fanatico come le religioni e le grandi ideologie, lo abbiamo visto anche negli ultimi giorni. Quello che però è certo è che se questo processo doveva essere anche il primo passo per riformare a fondo l’enstablishment del pallone, questo processo ha fallito, non ha colpito i bersagli come doveva ma ne ha lasciati addirittura alcuni a suo posto o quasi, pronti in un Paese dalla memoria scarsa com’è il nostro a rioccupare e a riviolare le leggi in futuro. A questo proposito due nomi, senza star qui ad inoltrarci in calcoli matematici o ipotesi di risultato (speriamo solo sul campo) dei prossimi campionati, sono sotto gli occhi di tutti.
Uno è Franco Carraro, presidente di quella Federazione Italiana Giuoco Calcio sotto la cui ala – a volte protettiva, a volte volutamente cieca – negli ultimi anni si sono svolti i più laidi mestieri, dal doping ai passaporti falsi, dalle squadre salvate spalmando i bilanci e sorvolando false fidejussioni alla rete di controllo degli arbitri – che della FIGC ha coinvolto dirigenti, direttori di gara, designatori e dirigenti di squadre. Carraro ha preso quattro anni e sei mesi e nessuno per lui ha minimamente parlato di radiazione. Lui che già c’era nel ’76 come presidente di Lega e nel ’90 come organizzatore dei Mondiali nostrani, lui che da banchiere negli ultimi tempi ha contato i soldi per Cesare Geronzi – il banchiere di tutti – e tenuto nel cassetto per mesi i dossier da cui è nato tutto il patatrac non sarà difficile immaginarselo ancora in corsa per chissà quale carica nel mondo sportivo fra poco meno di cinque anni – non a caso, poco prima dello scoppio dello scandalo, si parlava di lui o in alternativa di Giraudo per gli Europei del 2012.
L’altro è Adriano Galliani, che fra un anno esatto si ritroverà ancora in sella al Milan (a meno di sorprese inaspettate, in serie A) forte di un potere che non è solo calcistico ma anche televisivo e politico. Potrà tranquillamente ricominciare a tessere la tela, molto probabilmente agevolato dall’assenza di quell’altra superpotenza arraffona che è stata la Juventus (che solo un exploit potrà evitarle due anni di B), e potrà anche riprendere a imbastire quell’enorme e assurdo conflitto di interessi calcistico-televisivo di cui è stato angosciosamente protagonista negli ultimi anni – sempre che non gli si dia la possibilità di farlo anche prima, magari per vie traverse, o sempre che l’attuale governo non risolva finalmente i vari conflitti d’interessi televisivo-politico-sportivi-finanziari di questa benedetta Italia.
L’aver lasciato sopravvivere calcisticamente parlando due individui come questi è la prima testimonianza del fallimento della sentenza di Ruperto come prima rivoluzione nel calcio corrotto. Le richieste del giudice accusatore Palazzi sembravano al sottoscritto piuttosto centrate, a parte già allora per il Milan. Ruperto, oltre ad aver diminuito le pene per tutti ma non in modo equo (la Fiorentina ne esce quasi come la Juventus), quella scarsa attenzione nei confronti della squadra rossonera l’ha ulteriormente aumentata. E ha lasciato la possibilità di sopravvivere anche ad altri personaggi di minor fama ma non di minor colpa (ad esempio l’arbitro De Santis). Non sono segni buoni, soprattutto perché tra appello e TAR l’aria che si respira è quella tipicamente italiana: ulteriori saldi. Tranquilli che ve la caverete, anche questa volta.  
sciarade
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13/07/2006, ore 21:02

Settimana ricca di live questa in corso. Lunedì sera alla Festa de l’Unità di Bergamo Caparezza, di cui ho recentemente cantato le lodi qui. Un live abbastanza riuscito, con dietro una band corposa e adatta al ruolo (rap parecchio poppeggiante con passaggi quasi nu-metal che dal vivo vengono caricati ancora di più) e una serie di gag alcune efficaci altre molto meno. Di Caparezza apprezzo, più che le canzoni, il tono, che è sempre piuttosto sardonico, da repubblica dei nani e delle banane qual è realisticamente il nostro Paese. E’ quella la forza di pezzi come “Felici Ma Trimoni” o “Inno Verdano” («Conquisteremo la Rai lottizzata per sistemare i nostri direttori di testata»: l’unica cosa che la Lega è davvero riuscita a fare in cinque anni di assurdità). Se non ci fosse quello probabilmente la sua musica risulterebbe fin troppo comiziante (alla Festa de l’Unità poi…). Com'era prevedibile il pubblico mi ha lasciato perplesso: muto quando la scaletta riscopriva i pezzi del primo disco – tipo “La fitta sassaiola dell’ingiuria”, e non stiamo parlando di cose uscite decenni fa – e pappagallo come pochi coi pezzi degli ultimi due dischi. Conseguenze, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista), del diventare fenomeni di massa.
Altro pubblico pappagallo ma live davvero bello e interessante quello di martedì. Sul palco Carmen Consoli con le canzoni dell’ultimo album “Eva contro Eva” (qui la recensione). Svolta etno-folk nel disco, svolta etno-folk negli arrangiamenti di tutto il repertorio. Nove musicisti sul palco, brani stravolti nelle vestiture, alcuni riportati a nuova vita. A sentirla chitarra e voce viene da pensare che ha un futuro da cantautrice Carmen, altro che cantantessa, ed è proprio un bel sentire. Ma ne parlerò più approfonditamente su MusicbOOm nei prossimi giorni.
Infine ieri sera, mercoledì, Randy Newman. Beh, che dire? Quasi un’ora e mezza di amabilissime ballate in punta di pianoforte, melodie che hai voglia ad avercene così, tantissima ironia e altrettanta eleganza – nonostante lui mi abbia ricordato il mitico Paul Gaiscogne più che un distinto sessantenne americano (esagero?). Uno dei migliori live visti quest’anno, forse il migliore. Ne avesse suonate ancora una decina avrei accettato; me le risuonasse tutte stasera, anche. Bravo e simpatico.
 Ma sapete che proprio oggi Discanto compie un anno? Cinquemilaquattrocentonovantotto visite in trecentosessantacinque giorni. Una media di quindici persone al giorno (ho fatto il conto con la calcolatrice, non crediate). Auguri al mio blog e grazie a tutti quelli che vengono qui e commentano e anche a quelli che vengono qui e stanno in silenzio (fatevi sentire però, se non volessi i commenti li bloccherei).
sciarade
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12/07/2006, ore 08:22

Dopo i cartoni animati, il trip-hop o giù di lì. “Peeping Tom” è il nuovo bolo ludico musicale di Mike Patton, uno che al sottoscritto regalò con il progetto Fantomas (quello appunto dei cartoni animati) uno dei più bei concerti dell’anno appena passato. Dico bolo perché l’ex Faith No More non sa più quale “sostanza musicale” ingurgitare per poi vomitarla secondo i propri ludici canoni estetici: “Peeping Tom”, ad esempio, guarda dalle parti del trip-hop o dell’avant pop più orecchiabile e ritmato ma lo fa alla maniera ormai tipica del tuo autore, tutto schizofrenie rumorose e urlacci improvvisi. Con tutti quegli ospiti, alcuni messi lì un po’ per far nome e basta (Massive Attack, Amon Tobin) altri per far nome e anche qualcosa di buono (Bebel Gilberto nell’ottima electro-bossa “Caipirinha”), la prospettiva è allettante – e difatti è uno dei dischi più attesi dell’anno – ma il risultato non poi così speciale. “Peeping Tom” si fa ascoltare con piacere, ti regala anche qualche mezza sorpresa (anche Norah Jones dice le parolacce, e in “Sucker” ce n’è la prova) ma alla fine scorre via un po’ così, senza clamori nonostante tutto il bendiddio messo sul piatto. Che sia, come dice qualcuno, una mossa più per raccattare qualche soldo, magari da Mtv, che un tentativo di rivoluzionare la musica post-novecentesca è possibile. Ma qui non diamo giudizi genere e non siamo a Forum e, alla fine, te la vedi la musica del buon Generale a sgomitare con l’ultima scoperta nu-metal? Io no, e a dirla tutta non so nemmeno se sia ancora vivo il nu-metal. 
sciarade
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11/07/2006, ore 15:46

Volevo parlare di musica oggi, e come qui spesso accade stavo per scrivere qualcosa su un disco che mi è più o meno piaciuto. Ma poi è arrivata la notizia che Syd Barrett è morto.
Non sono mai stato un grande frequentatore dei Pink Floyd, soprattutto di quelli post-Barrett, ma mi dispiace molto, moltissimo. Mi dispiace, al di là dell'artista da tempo "scomparso", per l'uomo, a cui il genio non ha risparmiato malattia, depressione, fuga. Brutta e banalmente tragica storia come tante altre, dramma casalingo salito alla ribalta ed oggi definitivamente finito. Addio Syd. 
sciarade
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07/07/2006, ore 13:16

A questo punto, dopo che la deprecabile vicenda del sequestro illegale da parte della CIA di Abu Omar con la collaborazione di alcuni membri del nostro servizio segreto ha finalmente invaso le aperture dei tg e le prime pagine dei giornali – meglio tardi che mai si potrebbe dire, ma un giornalismo sano e vigile non dovrebbe conoscere ne' il tardi ne' il mai, bensì il subito – il governo Prodi si trova dinanzi ad una importante prova di onestà nei confronti dei cittadini. La prova riguarda il capo del nostro servizio segreto, quel Niccolò Pollari che durante la scorsa legislatura ha fatto sì che alcuni membri della sua organizzazione, od ex ancora in contatto con essa, fossero coinvolti in gran parte degli scandali che hanno animato la vita politico-finanziaria degli ultimi cinque anni. In ordine di apparizione sui giornali cito i più importanti: Telekom Serbia, intercettazioni Telecom, Niger Gate, falso attentato contro l’ambasciata italiana a Beirut e per ultimo il sequestro di Abu Omar (potete leggere un breve ma efficace riassunto della vicenda in questo articolo di Giuseppe D’Avanzo, uno che su queste cose ha fatto bene il suo mestiere, e difatti il Sismi negli ultimi mesi lo stava spiando). Pollari ha sempre detto di non saperne nulla, ma un capo di un servizio segreto che non sa nulla dei misfatti della sua organizzazione o è un incompetente o sta mentendo (e così il governo che gli stava sopra: i vari Letta e Pisanu ignoranti di tutto e pure loro al bivio tra inettitudine e malafede). Il governo Prodi ha l’occasione per dare una sana ripulita ai nostri servizi segreti, siano essi composti da mezzi rintronati o da perfetti fuorilegge. Speriamo lo faccia: se approfondite un po’ le quattro a cinque vicende qui elencate probabilmente vi sentirete un po’ meno al sicuro. E vivere in un Paese in cui ci si sente poco sicuri – anche a causa dei servizi segreti – non è un bel vivere, e nemmeno un vivere civile.
sciarade
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05/07/2006, ore 21:00

Era da un po’ un po’ di tempo che non si vedevano da queste parti, ma oggi sono tornate. Signori e signori le annotazioni di discanto (certo che annotazioni è il nome meno accattivante che potessi trovare eh…):

E’ uscito ormai da qualche settimana il nuovo lavoro di uno dei nomi storici del cantautorato italiano di casa nostra: Claudio Lolli. Il disco si chiama “La scoperta dell’America” e pur non essendo brutto ha un grosso e prevedibile difetto: è più che mai un disco da cantautore, già vecchio ancor prima di essere uscito. Qui una mia recensione.

Qualcuno si ricorderà dei Lythium, gruppo di rock autoriale che nel 2000 si presentò a Sanremo con il brano “Noël” e l’anno dopo pubblicò un disco. In seguito ad una (letale?) tournèe di supporto a Vasco si sciolsero, e il leader della formazione Stefano Piro intraprese una carriera solista. “Notturno Rozz” è il suo esordio: nulla di eccezionale, ma se vi piacciono Piazzolla, i La Crus, Cave e il Capossela più funereo potrebbe interessarvi, a voi.

Già da alcune settimane su MusicbOOm è disponibile in download gratuito un ep live di Fabrizio Coppola, cantautore salernitano fratello del veejay Massimo con all’attivo la pubblicazione di due dischi (“La superficie delle cose”, 2003 e “Una vita nuova”, 2005). Il “dischetto” è stato registrato lo scorso maggio alla Casa139 di Milano, se non conoscete nulla del suddetto avete un'occasione di scoprirlo qui.

Il livello della tv italiana è bassissimo, ma è anche vero che qui non abbiamo i geni che hanno in Giappone, guardate.

Per finire, il sottoscritto e un suo caro amico musicista stanno cercando nel bergamasco un batterista per un progetto il cui volantino di presentazione è il seguente:
Cerchiamo batterista di buona esperienza e con voglia di sperimentare nuove possibilità percussive (con oggetti di uso comune) per gruppo blues anteguerra voce recitante-chitarra-batteria. Influenze: Robert Johnson, Madrigali Magri, Black Heart Procession, Howe Gelb, Bachi da Pietra. No perditempo, sì musicisti motivati e curiosi. Per informazioni e contatti
lucabarachetti@hotmail.com”.
Per intanto vi dico questo, poi magari in futuro ne riparleremo. Sta di fatto che è una cosa tanto seria quanto difficile da realizzare. Chi è interessato non esiti a contattarmi, mi raccomando.

sciarade
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03/07/2006, ore 20:09

Due cose sulle liberalizzazioni di Bersani, che sono un segnale speranzoso da questo governo dopo tanti fattacci di cui si è parlato qui nei giorni scorsi.
La prima: leggo delle proteste dei taxisti e mi vengono in mente due versi del buon Giovanni Lindo tratti dall’ultimo disco a marchio PGR: «anima dolce che stai tra i cottonfiock / metti i piedi per terra sentirai che elettroshock». Sarò generalizzante ed estremista, ma a me sembra che tutta questa gente che protesta per delle liberalizzazioni stia tra i cottonfiock: se accetti uno stile di vita basato interamente sul mercato e sul profitto – com’è il nostro e il loro, perché non ricordo movimenti di taxisti anticapitalisti o no-global – non puoi protestare quando qualcuno di quel sistema fa rispettare almeno le regole, appunto, del mercato (leggasi concorrenza). E’ un atteggiamento incoerente ed egoista, che denota pure una certa cecità sul dove e sul come si sta vivendo.
La seconda: per motivi, diciamo così, più umanistici e spirituali che strettamente economici sono piuttosto contrario ad un sistema dominato dal profitto, ma sono anche contento quando di questo sistema vengono fatte rispettare il più possibile le regole. Perché se è vero che un sistema è più dannoso di un altro – e il nostro lo è parecchio, ma questa è un’altra storia – è anche vero che fa ancora più danni quello stesso sistema dannoso non pienamente coerente con le proprie regole. Quello italiano fino ad oggi non lo è stato e non lo è ancora: l’Italia è da tempo un Paese congelato da vari monopoli, atrofizzato da enormi conflitti di interessi (quello di Berlusconi, il più grave ed evidente, ma non il solo) e impantanato in molteplici e striscianti collateralismi finanza-politica. Le liberalizzazioni di Bersani potrebbero essere una boccata d’aria, almeno per quanto riguarda i campi a cui si rivolgono. Speriamo reggano alle pressioni delle lobbies (che poi sono ancora quelle dei politici che a Roma le rappresentano), e speriamo soprattutto che siano solo la prima tappa di un percorso importante. Come qui spesso si insiste, ce n’è un’altra di tappa fondamentale che va sotto il nome di tv e comunicazione. Là non sarà solo questione di prezzi e concorrenza, ma soprattutto di pluralismo e libertà d’espressione. Gentiloni e compagnia, attendiamo segnali.

PS: Il Manifesto, giornale che avrò letto sì e no due volte, è in crisi economica profonda. Un giornale in meno, un giornale così, è una grave perdita anche per coloro che non lo tollerano proprio (chi insulterebbero altrimenti?). Se c'è qualcuno che vuole dare qualche soldino d'aiuto, qui il link. Per gli altri questo blog che sta col Manifesto.

sciarade
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