Sapete cosa penso – superficialissimamente – di Bruce Springsteen? Che se c’è una musica buona per i camionisti in canottiera, quelli tutti motel, rutti e vieni-qui-bella-topa-che-te-lo-tronco-nel… quella è la sua. Sia chiaro: mi riferisco allo Springsteen epico ed elettrico, non a quello intimista e acustico di “The Ghost Of Tom Joad” – disco che mi piace davvero tanto: e qui si capisce quanto io sia lontano da un giudizio davvero serio sul buon vecchio Bruce. Sta di fatto però che “We Shall Overcome”, l’ultimo lavoro che rivisita il repertorio di Pete Seeger, a me piace davvero tanto. Non cambierà nulla o quasi nella carriera del suo autore, ma ammetterete che la combriccola di trombe e tromboni, violini, banjo e altri sgangherati ammennicoli che il Boss ha messo in piedi per registrarlo ha un che di profondamente ruspante e al contempo affascinante (e divertente, aggiungo). E poi come canta? Mica intonato e deciso come ha fatto ultimamente. No, buona la prima e via alla festa: blues, folk irlandese, cori che sanno di gospel, sudore. E’ proprio bello sto disco, mi fa battere i piedi e la mani. Chissà che ne diranno i camionisti…
Sono juventino, uno juventino disappassionato del gioco del calcio e del suo circo da almeno tre o quattro anni, dopo una primissima adolescenza passata a pensare e parlare sempre e solo di pallone. Non vi voglio dire che ad un certo punto della mia fino ad ora breve vita ho deciso di allontanarmi dal calcio perchè io avevo capito tutto. Non sarebbe vero, e se lo fosse avrei qui ed ora le mie belle responsabilità. Ma è certo che chi ha guardato negli ultimi anni al calcio con un occhio che non fosse idolatra, che non subisse il fumo oppiaceo del dio pallone che ogni domenica ha richiesto i suoi laidi sacrifici di giustizia, dignità, chiarezza e sportività, non può guardare quello che sta succedendo in questi giorni con stupore. Con ribrezzo sì, ma con stupore è più difficile. Non lo si sapeva con certezza che era tutto così come si sta scoprendo in questi giorni, ma lo si ipotizzava, in qualche modo lo si subodorava: troppe le stranezze, le coincidenze, troppi gli altri affaracci in parte diversi da quest’ultimo (doping, passaporti falsi, scommesse) ma non per i protagonisti coinvolti.
C’è uno scorpione sulla copertina del nuovo libro di Massimo Fini ed è fin troppo facile dire come il suo pensiero – qui riassunto a mo’ di dizionario filosofico, intrecciando spunti autobiografici, sintesi concettuali riprese dai lavori precedenti e nuove istanze – punga. “Il Ribelle”, ovvero una condizione esistenziale, sociale, in ultima soluzione politica (ma a-partitica), identificata in figure storiche (Che Guevara: «per noi che fummo anarchici e libertari nella nostra giovinezza […] il Che è un mito che non rinneghiamo») e delineata passo dopo passo, argomento dopo argomento, in reazione ad un sistema schizofrenico che non riesce a reggere ne’ la salute economica dei suoi aderenti (se non a prezzo della fame di altri) ne’ la loro felicità. Ebbene sì, dovete sapere che anche io a volte vengo chiamato nelle librerie per fare delle presentazioni di dischi. Non nelle Feltrinelli però, e nemmeno nelle Fnac: non sono (e forse non sarò mai) così importante e neaanche, come dire, un pochino subalterno (volte più che incontri sembrano apologie…). Vengo chiamato di solito in un piccola e ottima libreria di Bergamo che si chiama Libreria Fabula (approposito: se siete di Bergamo, andateci).
Il primo incontro che ho “condotto” è stato più di un anno fa con Pippo Pollina. Pippo – ora parte lo spot, ma è gratis e vi ho avvisato – è una persona stupenda, molto umile e corretta. Per dire: pochi giorni dopo l’incontro semistroncai qui il suo ultimo disco (che continuo a trovare un po' povero, mentre "Versi per la libertà" è imperdibile) e non mi ha mai tolto il saluto: altri lo avrebbere fatto, lui è un signore. E oltre ad essere una persona stupenda è uno dei pochi veri, veraci cantori civili che sono rimasti in Italia. Nelle sue canzoni niente slogan, che farebbero molto audience alla Feste de l’Unità, e niente parole a caso, ma impegno serio, sentito, frutto di una vita dalle tantissime esperienze e, io credo, dalle tantissime emozioni (prima redattore de “I Siciliani” di Pippo Fava, che venne ucciso dalla mafia, e fondatore dei primi Agricantus; poi in giro per anni e anni da busker in Europa e infine stabilitosi fisso in Germania dove ha molto più successo che da noi, e canta pure in Italia)
In questi giorni Pollina è in tour in Italia con un recital di reading-canzoni molto intenso e riuscito, dove oltre a raccontare una vita di scrittura in musica racconta la sua vita e quella delle sue letture. Con lui il chitarrista Enzo Sutera e l’attrice/cantante Serena Bandoli, entrambi bravissimi. Se non conoscete ancora canzoni come “Leo” (dedicata a Leo Ferrè) o “Il giorno del falco” (che in tutto e per tutto è l’epigrafe sentimentale dell’undici settembre cileno) vi siete persi un pezzo di cantautorato italiano che il pubblico di casa nostra non ha ancora premiato come deve. Eccovi le prossime date:
10/5 - Rovigo, Teatro Duomo
11/5 - San Giovanni Lupatoto(Vr), Teatro Astra
13/5 - Orvieto (Tr), Sala del Carmine
14/5 - Porto S.Elpidio (Ap), Limonaia di Villa Baruchello
17/5 - Sanremo, Teatro del Casinò (concerto e incontro con Giovanni Impastato, proiezione del documentario su Peppino Impastato)
18/5 - Sasso Marconi, Teatro Comunale G.Marconi (incontro su Peppino Impastato)
19/5 - Riva del Garda (Tn), Sala Polivalente D.Chiesa (concerto e incontro con Giovanni Impastato, proiezione del documentario su Peppino Impastato)
26/5 - Asti, Diavolo Rosso
28/5 - Concei (Tn), Centro Culturale a Locca di Concei
PS: dimenticavo: il cognome si pronuncia Pòllina, non Pollìna.
In quanto elettore di sinistra molto scettico, e in quanto elettore di sinistra che vorrebbe una legge sul conflitto d’interessi e sull’antitrust che renda veramente pluralista e democratico il mondo televisivo non solo privato – come del resto dovrebbe già essere seconda varie sentenze degli ultimi vent’anni – un’arricciatina di naso di fronte alla candidatura di Massimo D’Alema a Presidente della Repubblica me la do. Così, giusto per tenere sempre vivo e vegeto il beneficio del dubbio.
Non tanto perché D’Alema nel 1985 ha ricevuto venti milioni di finanziamenti illeciti per il PCI (in lire: rispetto ad altri poca cosa, e come sempre prescritta), e neanche perché è stato l’attore principale dell’inciucio salva-Berlusconi come di uno dei conflitti più laidi dal dopoguerra in poi (quella alla Serbia a fianco degli Stati Uniti: non a caso si dice che in questi giorni la CIA spinga, eccome se spinga). Mi arriccio il naso perché, anche se non lo dicono apertamente, tanti in Forza Italia ne appoggiano la candidatura. E se lo fanno loro, i dipendenti del partito-azienda, non è che poi quando magari a qualcuno dall’altra parte viene in mente davvero di «dimagrirle» queste benedette tv poi lui… vero che no?
A parte gli scherzi – che scherzi alla fine non sono – io due candidati ce li ho. Uno è l’ex Giudice e Presidente Costituzionale Gustavo Zagrebelsky; l’altra – partigiana, donna, a capo dell’inchiesta P2, e “nonostante” questo democristiana – è Tina Anselmi. Su questo blog stanno sostenendo la sua elezione che al momento appare alquanto impossibile (anche perchè la diretta interessata nelle ultime ore pare aver gentilmente declinato l'invito) ma non si sa mai, basta firmare e provarci.
Due dischi piuttosto interessanti tra il 2003 e il 2004 ed ora un nuovo singolo per gli E 42, gruppo formato da alcuni dei componenti degli ormai da tempo disciolti Elettrojoyce. La canzone si intitola “Vuoi perderti?” e personalmente non mi fa impazzire. La trovate qui. Speriamo che il nuovo lavoro continui e migliori quanto di buono hanno fatto in passato.
Da alcune settimane MusicbOOm ha una sua trasmissione radio. Si intitola “bOOm Time” e va in onda ogni martedì sera negli spazi della web-radio Rec Radio (www.recradio.it). La conduzione è di Carlo Crudele e Luca D’Alessandro, i “capi” che a turno ogni settimana si alternano davanti al microfono. Se state navigando questa sera a partire dalle 20.30, non perdetevela.
Chi ha scoperto Umberto Palazzo & Il Santo Niente con “Il fiore dell’agave” uscito l’anno scorso per Black Candy avrà notato come sia quasi impossibile trovare, se non usati, i dischi vecchi del gruppo “La vita è facile” (1995) e “[‘sei na ru mo’no wa na ‘i]” (1997) – io possiedo originale e usato quest’ultimo grazie ad un fortunato regalo. La major che ne detiene i diritti non li vuole concedere per la ristampa e allora Palazzo, che è un santuomo, mette a disposizione il tutto in download gratuito sul suo blog. Se vi interessano, andate e scaricate.
Per finire due mie interviste recenti. A Peppe Barra, storico cantattore napoletano che ha pubblicato quest’anno un nuovo disco (qui) e a Federico Zampaglione, con cui ho tentato di riassumere, seppur in breve, dieci anni di Tiromancino (qui). Buona lettura.