30/05/2006, ore 12:56

A più di tre mesi dal numero sul lavoro, è uscito in questi giorni il nuovo Dedalus. Tema, o per meglio dire macro-tema: l’uomo postmoderno. Ideologia, famiglia, religione, Galimberti (lungamente intervistato da me), Bauman, Vattimo le coordinate. Chi ne volesse ricevere a casa gratis una copia come prova non deve fare altro che contattarmi via e-mail.
sciarade
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categoria : politica, letteratura, religione, televisione, mie iniziative





29/05/2006, ore 20:25

Negli ultimi giorni il nuovo ministro della Sanità Livia Turco ha detto di voler garantire gratuitamente a tutte le donne partorienti l’epidurale. Il motivo, a suo dire, è che in Italia il numero di parti cesarei è molto maggiore rispetto alle statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Non so se ciò sia vero e se l’epidurale sia veramente la risposta migliore all’abuso di cesarei. Ma mi inquieta molto l’idea che il parto venga totalmente privato del dolore. La sofferenza fa parte in tutto e per tutto del parto, che in primis per la donna è anche violazione, e fornisce ad esso la prima essenziale direzione di senso che il generare ha in sé: si dà vita ad un figlio che – inevitabilmente – soffrirà e farà soffrire. Senza questo lato di patimento, che fa parte esso stesso di quell’amore che spinge a generare ed in quanto tale è passione (che, appunto, si patisce), mi chiedo se un parto con l’epidurale sia ancora la stessa esperienza sentimentale e conoscitiva – ma anche pedagogica e psicologica – di uno portato a termine senza, o non diventi al contrario un vacuum indebolito nel suo senso più profondo, tanto definitivamente sopraffatto dalla tecnica quanto inutile alla donna per comprendere cosa sia l’esperienza di continuare la vita, che è poi anche continuare il dolore che in essa esiste.
La questione insomma non è religiosa e neanche ideologica: si tratta solamente, come in questioni simili a questa (aborto, fecondazione), di comprendere di fronte alle infinite possibilità date dalla tecnica di migliorare e migliorarsi la vita quale sia il limite. Quel limite oltre in quale ogni nostra azione perde il proprio senso.
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categoria : politica, religione





24/05/2006, ore 20:55

Come già in molti hanno detto, viene davvero difficile pensare che l’unico colpevole dell’obbrobrio calcistico italiano sia Luciano Moggi e il suo entourage e che altri nomi importanti di quel mondo – non un Della Valle “qualunque” – siano del tutto innocenti. Ad esempio viene da chiedersi se in tutto il periodo da intercettato Moggi non abbia mai fatto una chiamata che fosse una ad Adriano Galliani presidente della Lega Calcio (i due club sono amici) oppure se davvero l’altra delle tre grandi forze del calcio italiano – l’Inter – sia del tutto linda. Sul Milan non so dirvi molto – a parte che Galliani dovrebbe dimettersi, perché era anche suo il compito di governare il gregge, e poi Lippi dovrebbe seguirlo smettendo di fare lo sbruffone – ma sull’Inter sì. Seppur in modo parecchio losco, loro alla triade compra-arbitri del calcio italiano hanno provato a reagire: leggetevi questo articolo di Giuseppe d’Avanzo da Repubblica di ieri. I nomi non sono nuovi ma la faccenda si allarga, e lo schifo pure.
sciarade
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categoria : politica, calcio





23/05/2006, ore 12:50

Sapete cosa penso – superficialissimamente – di Bruce Springsteen? Che se c’è una musica buona per i camionisti in canottiera, quelli tutti motel, rutti e vieni-qui-bella-topa-che-te-lo-tronco-nel… quella è la sua. Sia chiaro: mi riferisco allo Springsteen epico ed elettrico, non a quello intimista e acustico di “The Ghost Of Tom Joad” – disco che mi piace davvero tanto: e qui si capisce quanto io sia lontano da un giudizio davvero serio sul buon vecchio Bruce. Sta di fatto però che “We Shall Overcome”, l’ultimo lavoro che rivisita il repertorio di Pete Seeger, a me piace davvero tanto. Non cambierà nulla o quasi nella carriera del suo autore, ma ammetterete che la combriccola di trombe e tromboni, violini, banjo e altri sgangherati ammennicoli che il Boss ha messo in piedi per registrarlo ha un che di profondamente ruspante e al contempo affascinante (e divertente, aggiungo). E poi come canta? Mica intonato e deciso come ha fatto ultimamente. No, buona la prima e via alla festa: blues, folk irlandese, cori che sanno di gospel, sudore. E’ proprio bello sto disco, mi fa battere i piedi e la mani. Chissà che ne diranno i camionisti…
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categoria : musica





17/05/2006, ore 12:36

Sono juventino, uno juventino disappassionato del gioco del calcio e del suo circo da almeno tre o quattro anni, dopo una primissima adolescenza passata a pensare e parlare sempre e solo di pallone. Non vi voglio dire che ad un certo punto della mia fino ad ora breve vita ho deciso di allontanarmi dal calcio perchè io avevo capito tutto. Non sarebbe vero, e se lo fosse avrei qui ed ora le mie belle responsabilità. Ma è certo che chi ha guardato negli ultimi anni al calcio con un occhio che non fosse idolatra, che non subisse il fumo oppiaceo del dio pallone che ogni domenica ha richiesto i suoi laidi sacrifici di giustizia, dignità, chiarezza e sportività, non può guardare quello che sta succedendo in questi giorni con stupore. Con ribrezzo sì, ma con stupore è più difficile. Non lo si sapeva con certezza che era tutto così come si sta scoprendo in questi giorni, ma lo si ipotizzava, in qualche modo lo si subodorava: troppe le stranezze, le coincidenze, troppi gli altri affaracci in parte diversi da quest’ultimo (doping, passaporti falsi, scommesse) ma non per i protagonisti coinvolti.
E ora che tutto si sta svelando così com’è stato – una lordura meschina, clientelare, mafiosa – ci viene da dire una sola cosa: era così come temevamo. Sì era proprio così, e come sostiene Oliviero Beha (uno di quegli onesti giornalisti sportivi, ma non solo, di cui il calcio avrebbe sempre bisogno) in questo e quest’altro articolo, non resta che sperare e tenere la testa alta perchè tutto – come fu per Tangentopoli – non venga mandato ancora una volta in malora, gettato nell’oblio e nella confusione più alienante buttando in aria il tavolo. Non è giustizialismo il nostro, di noi indignati e da tempo disillusi, è volere semplicemente giustizia. E se in quel mondo tutti sapevano (e quindi incontrovertibilmente partecipavano), quei tutti non dovranno farla franca. Ma dovranno pagare. Per una volta, almeno.
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categoria : politica, calcio





16/05/2006, ore 10:48

C’è uno scorpione sulla copertina del nuovo libro di Massimo Fini ed è fin troppo facile dire come il suo pensiero – qui riassunto a mo’ di dizionario filosofico, intrecciando spunti autobiografici, sintesi concettuali riprese dai lavori precedenti e nuove istanze – punga. “Il Ribelle”, ovvero una condizione esistenziale, sociale, in ultima soluzione politica (ma a-partitica), identificata in figure storiche (Che Guevara: «per noi che fummo anarchici e libertari nella nostra giovinezza […] il Che è un mito che non rinneghiamo») e delineata passo dopo passo, argomento dopo argomento, in reazione ad un sistema schizofrenico che non riesce a reggere ne’ la salute economica dei suoi aderenti (se non a prezzo della fame di altri) ne’ la loro felicità.
E’ un moralista Fini, un ricercatore della (perduta) dignità dell’uomo, un nichilista lucidamente innamorato della vita che da essa si prende tutto e fino in fondo. Aggredisce e accarezza, provoca («Ong. Sono più pericolose degli Omg») e analizza, forte di una razionalità che è base ma non fine del suo pensiero e di tanti anni di letture ed esperienze (impedibili i racconti disincantati ma allo stesso tempo affascinati di alcune esperienze africane). “Il Ribelle” (Marsilio, 295 pagine, 17 €) è sicuramente il suo libro più completo e organizzato – la divisione vocabolaristica gli permette di risultare maggiormente sistematico, anche se parecchio frammentario – ideale per chi non lo conosce e gratificante per chi già l’ha seguito nelle opere precedenti, dalle quali si differenzia anche per una maggiore apertura autobiografica che però non ricade mai in uno sterile autobiografismo.
Che ormai abbia detto tutto quello che doveva dire Massimo Fini? Sì, l’impressione è quella. Ma non è un’impressione sconfortante. Se c’è qualcosa che manca dopo aver terminato e completato il cammino del suo pensiero non è sicuramente uno spunto di rivolta e indignazione (di cui “Il Ribelle” è pieno e pulsante) ma una concreta possibilità di azione. E’ questa, alla fine, l’unica cosa da fare.
sciarade
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12/05/2006, ore 15:59

Ora che la sentenza su Vanna Marchi e Stefania Nobile è stata proclamata ed è stata fatta in questo modo giustizia, propongo un disegno di legge per introdurre in Italia un nuovo reato. Il reato che voglio introdurre è il reato di imbecillità: chi compie o subisce azioni dimostrando con esse di possedere un elevato grado di imbecillità va in qualche modo sanzionato. Ad esempio chi ha dato vagonate di soldi a quelle due per farsi dire quali numeri del Lotto sarebbero usciti va punito. E anche severamente. Perché va bene l’ingenuità, va bene la disperazione, va bene le enormi capacità seduttive della coppia, va bene anche le minacce, ma come si fa a credere ad una come Vanna Marchi? E soprattutto: come si fa a credere che qualcuno possa intuire quali numeri verranno estratti da un sacchetto se le palline sono tutte uguali e le probabilità le stesse? (e di conseguenza: a che livello è la cultura scientifica dei cittadini di questo Paese?). Non si può, a meno che non si viva da imbecilli. E l’imbecillità – se non altro per una questione fondamentale: la dignità – va punita, perché se esistono malfattori è anche perché in alcuni casi esistono imbecilli che li lasciano praticare. E a quanto sembra non sono pochi.
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08/05/2006, ore 20:34

Ebbene sì, dovete sapere che anche io a volte vengo chiamato nelle librerie per fare delle presentazioni di dischi. Non nelle Feltrinelli però, e nemmeno nelle Fnac: non sono (e forse non sarò mai) così importante e neaanche, come dire, un pochino subalterno (volte più che incontri sembrano apologie…). Vengo chiamato di solito in un piccola e ottima libreria di Bergamo che si chiama Libreria Fabula (approposito: se siete di Bergamo, andateci).
Il primo incontro che ho “condotto” è stato più di un anno fa con Pippo Pollina. Pippo – ora parte lo spot, ma è gratis e vi ho avvisato – è una persona stupenda, molto umile e corretta. Per dire: pochi giorni dopo l’incontro semistroncai qui il suo ultimo disco (che continuo a trovare un po' povero, mentre "Versi per la libertà" è imperdibile) e non mi ha mai tolto il saluto: altri lo avrebbere fatto, lui è un signore. E oltre ad essere una persona stupenda è uno dei pochi veri, veraci cantori civili che sono rimasti in Italia. Nelle sue canzoni niente slogan, che farebbero molto audience alla Feste de l’Unità, e niente parole a caso, ma impegno serio, sentito, frutto di una vita dalle tantissime esperienze e, io credo, dalle tantissime emozioni (prima redattore de “I Siciliani” di Pippo Fava, che venne ucciso dalla mafia, e fondatore dei primi Agricantus; poi in giro per anni e anni da busker in Europa e infine stabilitosi fisso in Germania dove ha molto più successo che da noi, e canta pure in Italia)
In questi giorni Pollina è in tour in Italia con un recital di reading-canzoni molto intenso e riuscito, dove oltre a raccontare una vita di scrittura in musica racconta la sua vita e quella delle sue letture. Con lui il chitarrista Enzo Sutera e l’attrice/cantante Serena Bandoli, entrambi bravissimi. Se non conoscete  ancora canzoni come “Leo” (dedicata a Leo Ferrè) o “Il giorno del falco” (che in tutto e per tutto è  l’epigrafe sentimentale dell’undici settembre cileno) vi siete persi un pezzo di cantautorato italiano che il pubblico di casa nostra non ha ancora premiato come deve. Eccovi le prossime date:

10/5 - Rovigo, Teatro Duomo
11/5 - San Giovanni Lupatoto(Vr), Teatro Astra
13/5 - Orvieto (Tr), Sala del Carmine
14/5 - Porto S.Elpidio (Ap), Limonaia di Villa Baruchello
17/5 - Sanremo, Teatro del Casinò (concerto e incontro con Giovanni Impastato, proiezione del documentario su Peppino Impastato)
18/5 - Sasso Marconi, Teatro Comunale G.Marconi (incontro su Peppino Impastato)
19/5 - Riva del Garda (Tn), Sala Polivalente D.Chiesa (concerto e incontro con Giovanni Impastato, proiezione del documentario su Peppino Impastato)
26/5 -  Asti, Diavolo Rosso
28/5 - Concei (Tn), Centro Culturale a Locca di Concei

PS: dimenticavo: il cognome si pronuncia Pòllina, non Pollìna.  

sciarade
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categoria : musica, politica





04/05/2006, ore 20:47

In quanto elettore di sinistra molto scettico, e in quanto elettore di sinistra che vorrebbe una legge sul conflitto d’interessi e sull’antitrust che renda veramente pluralista e democratico il mondo televisivo non solo privato – come del resto dovrebbe già essere seconda varie sentenze degli ultimi vent’anni – un’arricciatina di naso di fronte alla candidatura di Massimo D’Alema a Presidente della Repubblica me la do. Così, giusto per tenere sempre vivo e vegeto il beneficio del dubbio.
Non tanto perché D’Alema nel 1985 ha ricevuto venti milioni di finanziamenti illeciti per il PCI (in lire: rispetto ad altri poca cosa, e come sempre prescritta), e neanche perché è stato l’attore principale dell’inciucio salva-Berlusconi come di uno dei conflitti più laidi dal dopoguerra in poi (quella alla Serbia a fianco degli Stati Uniti: non a caso si dice che in questi giorni la CIA spinga, eccome se spinga). Mi arriccio il naso perché, anche se non lo dicono apertamente, tanti in Forza Italia ne appoggiano la candidatura. E se lo fanno loro, i dipendenti del partito-azienda, non è che poi quando magari a qualcuno dall’altra parte viene in mente davvero di «dimagrirle» queste benedette tv poi lui… vero che no?

A parte gli scherzi – che scherzi alla fine non sono – io due candidati ce li ho. Uno è l’ex Giudice e Presidente Costituzionale Gustavo Zagrebelsky; l’altra – partigiana, donna, a capo dell’inchiesta P2, e “nonostante” questo democristiana – è Tina Anselmi. Su questo blog stanno sostenendo la sua elezione che al momento appare alquanto impossibile (anche perchè la diretta interessata nelle ultime ore pare aver gentilmente declinato l'invito) ma non si sa mai, basta firmare e provarci. 

sciarade
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02/05/2006, ore 13:47

Due dischi piuttosto interessanti tra il 2003 e il 2004 ed ora un nuovo singolo per gli E 42, gruppo formato da alcuni dei componenti degli ormai da tempo disciolti Elettrojoyce. La canzone si intitola “Vuoi perderti?” e personalmente non mi fa impazzire. La trovate qui. Speriamo che il nuovo lavoro continui e migliori quanto di buono hanno fatto in passato.

Da alcune settimane MusicbOOm ha una sua trasmissione radio. Si intitola “bOOm Time” e va in onda ogni martedì sera negli spazi della web-radio Rec Radio (www.recradio.it). La conduzione è di Carlo Crudele e Luca D’Alessandro, i “capi” che a turno ogni settimana si alternano davanti al microfono. Se state navigando questa sera a partire dalle 20.30, non perdetevela.

Chi ha scoperto Umberto Palazzo & Il Santo Niente con “Il fiore dell’agave” uscito l’anno scorso per Black Candy avrà notato come sia quasi impossibile trovare, se non usati, i dischi vecchi del gruppo “La vita è facile” (1995) e “[‘sei na ru mo’no wa na ‘i]” (1997) – io possiedo originale e usato quest’ultimo grazie ad un fortunato regalo. La major che ne detiene i diritti non li vuole concedere per la ristampa e allora Palazzo, che è un santuomo, mette a disposizione il tutto in download gratuito sul suo blog. Se vi interessano, andate e scaricate.

Per finire due mie interviste recenti. A Peppe Barra, storico cantattore napoletano che ha pubblicato quest’anno un nuovo disco (qui) e a Federico Zampaglione, con cui ho tentato di riassumere, seppur in breve, dieci anni di Tiromancino (qui). Buona lettura.

sciarade
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categoria : musica