31/03/2006, ore 12:14

Uscirà dopo l’estate il nuovo disco di Giorgio Canali e i suoi Rossofuoco. Lavoro attesissimo, se è vero che l’ultimo del chitarrista dei PGR è, almeno in Italia, uno dei più bei dischi di rock usciti negli ultimi sette-otto anni. Giusto ieri sera, saputa la notizia, l’ho rimesso su. E ad aspettarmi c’era quell’esplosione di amore indignato che sta qui sotto:

Questa è una canzone d’amore
questa è una canzone d’amore
costellata di sospiri e baci teneri, tenere parole
questa è una canzone d’amore
con le rime al posto giusto:
cuore, tremore, fuoco eterno, rosso inferno
sono una scimmia col telecomando
mi viene una gran voglia di prendermi a calci
‘ché tanto è inutile cambiare canale
e questa è una canzone d’amore
news e sorrisi inquietanti
leccaculo in poltrona o sciacalli d’assalto
che se poi crepano puoi solo gioire
ma questa è solo una canzone d’amore
e i faccia a faccia tra deficienti
che parlano senza un cazzo da dire
che gli altri, per pudore, dovrebbero solo tacere
questa è una canzone d’amore
è una canzone d’amore, amore proverbiale
amore da manuale, amore, amore, amore, amore
è una canzone d’amore, amore sperimentale
amore antisociale, amore, amore, amore, amore
eroici carabinieri
mandati a spremere bottiglie nei super- mercati
meglio lì che in piazza a farsi provocare
e questa è una canzone d’amore
epidemie terrificanti
nuovi contagi e vecchi mondi da cui star lontani
e noi qui in fila a farci rivaccinare
e questa è una canzone d’amore
è una canzone d’amore, amore interinale
amore assistenziale, amore, amore, amore, amore
è una canzone d’amore, amore terminale
amore funerale, amore, amore, amore, amore
e poi, il vento divino
in confezione convenienza “prendiduepaghiuno”
e non è strano che sia sempre lo stesso a pagare
e questa è una canzone d’amore
arruolati: trovi un mestiere
e io non ho nessuna
pregiudiziale
se sono io a decidere a chi sparare
e questa è una canzone d’amore
è una canzone d’amore, amore spirituale
amore, universale, amore, amore,amore, amore
è una canzone d’amore, amore orizzontale
amore anticlericale, amore, amore,
amore, amore

sciarade
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categoria : musica, politica





30/03/2006, ore 13:51

Manca poco alla due giorni elettorale e a questo punto anche i più disinteressati e indecisi un’idea devono farsela. Cosa c’è di meglio allora che trovare in rete un test come questo capace di pochi minuti di servire all’utente su un piatto d’argento la sua idea, senza lo sforzo di doversi informare a fondo e con quesiti semplici semplici – e risposte ancor più banali – su temi che più o meno tutti hanno sentito almeno una volta in cinque anni di governo?
I siti come quello che vi ho linkato sopra, o come altri più o meno “seri” e indipendenti che si possono incontrare in queste ultime settimane in rete, sono un fenomeno preoccupante. Perché il rispondere «favorevole» o «poco favorevole» ad un quesito che cela dietro due righe di domanda questioni assai più complesse è di fatto il metodo in cui oggi gli italiani affrontano la politica: un metodo che è tutto basato sui temi.
Scelti dalla politica a scadenze temporali – fateci caso: i poli mitragliano dichiarazioni su una questione per due settimane, poi spazio ad un’altra e di quella prima non si ricorda più nessuno – e divisi manicheisticamente tra chi è pro e chi è contro (come se questioni complesse come le grandi opere potessero essere risolte in una specie di semplicistica battaglia tra Bene e Male), i temi sono il “discrimine assegnatario” del voto di una larga parte dei cittadini di questo Paese: sei favorevole alla fecondazione? Allora sei di sinistra (ma in realtà ci sono, o meglio c’erano, laici convinti anche in Forza Italia); sei contro la separazione delle carriere giudiziarie? Allora sei di destra (ma in realtà la prima bozza della legge Castelli venne scritta da Boato dei Verdi nell’ultima Bicamerale).
Tema dopo tema, oggi il cittadino italiano viene educato dalla politica a prendere una posizione chiara senza che essa venga sostenuta dalle idee. Ma una politica senza idee, senza progetti, è un’entità senza cervello, tutta votata a quel «sano realismo» che sano non è, perché tenta solo di risolvere l’immediato presente senza prendere atto delle conseguenze future.
Anche da questo (in)sano realismo infatti sono sorti i problemi dell’Italia, e sempre su di esso continueranno a persistere. Bisogna cambiare si dice, ma i grandi cambiamenti necessitano di utopie. Che non sono desideri irrealizzabili, ma pensieri lanciati verso l'oltre, capaci di trascendere il presente per andare a sognare qualcosa di davvero migliore. La risoluzione di una questione, la presa di posizione su un tema per tanto importante che sia, possono al massimo solo trovare un miglioramento nel domani, che però diverrà presto oggi, e non avrà mai quello slancio salvifico dei pensieri che già vedono il futuro.
sciarade
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29/03/2006, ore 19:07

l’inno dell’Udeur!!! (link)

Qualcuno l’ha già definito noise-rock centrista.

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27/03/2006, ore 22:40

Quello che posterò di seguito è la denuncia di censura fatta dal Mucchio Selvaggio, che si è visto negare la pubblicazione di una copertina su Silvio Berlusconi dal proprio distributore. Fermo restando che di censura si tratta (ed è grave che sia l’ultima di una lunga serie di “autocensure” degli ultimi anni: significa che il clima è pesante e non sono ammessi passi falsi), due cose mi stupiscono un po’ di questa storia.
La prima: non conosco il distributore del Mucchio (è Parrini, uno grosso nel settore) e non so quali siano i rapporti contrattuali e umani tra le due parti in causa, vista  però la durezza della copertina – per qualcuno magari stupida ma di certo legittima – mi stupisce che la redazione del Mucchio non abbia in qualche modo previsto la cosa. Sarò pessimista ma mi viene da dire che siamo pur sempre in Italia, eh.
La seconda: quando per la prima volta ho visto la copertina a me ha fatto ridere, come mi fanno ridere le battute sboccate e le immagini grevi (perché tale è quell’immagine). Se però Stèfani e compagnia volevano in qualche modo fare qualcosa che fosse contro Berlusconi, hanno proprio sbagliato il bersaglio: una copertina così è un ottimo pretesto per far dire all’uomo della strada indeciso – che tante cose confonde e ancor di più banalizza – che la sinistra non fa altro che insultare Berlusconi. E' vero che una copertina non cambia le idee, però , anche se di poco, aiuta (e non contro Berlusconi). I sondaggi - per chi ci crede - dicono che il centro-sinistra è in vantaggio, ma almeno fino al 10 aprile è meglio andarci piano: sono elezioni troppo importanti, per sicurezza anche l'ultimo voto non va sprecato.

La copertina del Mucchio Selvaggio di aprile “avrebbe” dovuto riportare un disegno di uno storico personaggio del fumetto italiano. Il "catzillo" è un fumetto underground, molto famoso negli anni Ottanta, che l'autore Gianfranco Grieco ha modificato per noi facendolo assomigliare a Berlusconi, ovviamente legato a un lungo articolo che mette in guardia sul votare “Forza Italia” alle prossime elezioni politiche.
Abbiamo usato il verbo “avrebbe” perché il distributore nazionale (Parrini) si è rifiutato di fare uscire il giornale in edicola. Non vuole correre il rischio di denuncie penali. Il giornale verrebbe comunque boicottato da molti distributori locali non di sinistra, il tipografo nicchia, la par conditio, rapporti con il potere etc etc. Insomma paura. Paura di ritorsioni legali, economiche e magari anche fisiche da parte del soggetto raffigurato nel disegno.

La redazione trova ciò un atto di censura inqualificabile. La satira è un diritto affermato dalla nostra Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” - Art. 21). Se si va con la memoria indietro nel tempo a copertine, molto più feroci e provocanti, di giornali come il “Male”, “Frigidaire” o “Cuore” ci si rende conto di come è peggiorato il rapporto tra la stampa e il potere e di quanto la libertà di espressione sia sempre meno garantita.
La censura è sempre stata usata come strumento di repressione e negazione di valori e tematiche “scomode”.

La copertina “censurata” è scaricabile qui
 
Comitato di redazione del Mucchio Selvaggio
”.

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27/03/2006, ore 16:07

Potrei anche scriverla una recensione su “Il Caimano” di Nanni Moretti. Ma siccome di recensioni pre (!!) e post visione ne avrete lette già un centinaio, ve la risparmio e me la tengo per me.
Vi dico solo che a me il film è piaciuto molto. Mi è piaciuto perché dice la verità senza raccontarla appieno (chi sa, sa; chi non sa, non sa); perché fa respirare il tanfo più che dimostrarlo (ed è un putridume che rimane dentro e inquieta anche a schermo spento e per lungo ancora); perché fa ridere (Silvio Orlando), commuovere (ancora Silvio Orlando) e indignare (Nanni Moretti); perché nel finale non ipotizza ma svela il morbo che ha mandato in metastasi e frantumi quasi tutto; e perché di fondo sottende una delle verità e delle colpe più sordide di questo Paese: che nessuno o quasi un film su questo Berlusconi fino ad oggi l’ha fatto, che nessuno o quasi ha voluto trasformare la cronaca (rancida) in Storia, che non sono stati e non saranno gli ultimi Ustica, Porto Marghera, Piazza Fontana e via dicendo. Anche Berlusconi, lui il più esposto, il più famoso, ha rischiato e sta rischiando di diventare l’ennesimo mistero d’Italia. “Il Caimano” prova a fare in modo che non sia così. E lo fa benissimo. E’ il miglior Moretti, andatelo a vedere.

PS: venerdì avevo posto la questione sull'utilità del film. Rispondo: il film è utilissimo, basta che chi lo vede lo faccia ad occhi aperti. Ed io ascoltando gli immancabili pareri dei politici (anche a sinistra, quelli dello speriamo non ci si ritorca contro... la Verità) di occhi aperti ne vedo pochissimi. Mi auguro - vi auguro - che la gente sia un po' migliore.


sciarade
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24/03/2006, ore 14:13

Domattina sarò al Cinema Anteo di Milano per una delle proiezioni più dibattito del nuovo film di Nanni Moretti, “Il Caimano” (sarà presente lui stesso con Angelo Barbagallo). Siccome Moretti mi piace molto, e mi piace per tutti i motivi per cui a tanta gente non piace, attendo la visione del film con ansia, pur non avendo speranze estetiche particolari (non ho mai speranze estetiche particolari: piuttosto qualche sicurezza. Esempio: un disco di Fossati può non essere inspirato, ma difficilmente sarà brutto, perché Fossati – come dire – è capace).
Piuttosto, ora che è certo che il film è su e contro Berlusconi, mi circola in testa la solita domanda che mi accompagna ogni volta che sono di fronte ad un’opera d’arte manifestatamene contro qualcuno o qualcosa: riuscirà il film a convincere le persone pro Berlusconi a non votarlo, ammesso che queste vadano a vedere il film? Più profondamente: riuscirà il film ad avvertire dell’enorme pericolo democratico (ma anche e soprattutto morale, direi quasi etico) che stiamo correndo quella parte del popolo italiano che non vede il declino inesorabile del proprio Paese, le cui colpe non sono solo di Berlusconi e compagnia?
Io penso di no, perché una coscienza annichilita anche di fronte all’evidenza latita. Sta di fatto che questa domanda mi scatena sempre qualche dubbio sull’utilità di opere d’arte simili – utilità che può anche andare al di là dell’esito estetico dell’opera – e sono dubbi che di solito mi rimangono anche dopo l’aver fruito l’opera. Chissà che il buon Nanni questa volta mi smentisca.

PS: comunque Silvio Orlando è il migliore, anche quando faceva "Vicini di casa".

sciarade
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23/03/2006, ore 21:05

Oh caro buon vecchio Howe Gelb, per fortuna ci sei tu.
Un giorno decidi di lasciare l’Arizona polverosa per andare in Canada dai Voice Of Praisie, un coro gospel di cui ti sei perdutamente innamorato e con cui vuoi incidere a tutti i costi un disco – del resto che altro potresti fare tu, santo bovaro del folk-rock? – e tiri fuori questo piccolo capolavoro che si intitola “’Sno angel like you”.
Uno di quei lavori di cui noi ci ricorderemo, caro Howe, perché suona caldo e laidamente spirituale come ci piace; col suo impasto di blues e folk e voci d’angeli neri che innalzano al cielo le parole, la musica, tutto, lasciando quel tutto comunque qui sulla nostra terra deserta. Ci piacciono “Paradise Here Abouts”, “Hey Man”, “That’s How Things Get Done”, “Howlin’ A Gale” e “Neon Filler” perchè ci piace “Harvest” di Neil Young, il talking un po’ dimesso del Lou Reed di un tempo e le lacrime dei nostri occhi spazzate via dalla gioia vitale di questi tuoi compagni di avventura mitici e un po’ lontani.
E le ballate cantate in punta di jazz che lasciano gracchiare improvvise le corde e si perdono leggere come visioni (“Love Knows”) ci piacciono anche quelle, e le preghiere che saranno o non saranno sante ma dicono tutto quel che basta (“Robes Of Biblie Black”) pure, e così i blues selvaggi e corrotti a cui neanche il canto più alto nel cielo può dare redenzione (“Worried Spirits”).
Oh come ci piace tutto questo caro buon vecchio Howe che sei tornato quello splendido i(n)spirato mandriano di una volta. Fosse per noi che siamo qui ad ascoltarti e a seguire tutti i tuoi passi ti faremmo papa caro Howe, perché tu sì che hai ascoltato l’urlo da bue abbattuto che fa il cuore quando cade senza più ragione, tu sì che ce lo hai cantato.
Un bel papa Gelb I polveroso e ubriaco: con questo noi vorremmo ringraziarti per il grande piacere di questo disco che davvero ha conosciuto e che davvero canta. Prendici ancora l’Oltre, caro Howe, e riportacelo ancora qui sulla terra. Diciamolo ancora perché nessuno se lo dimentichi: qui sulla terra riportacelo, caro Howe, sulla terra deserta.

sciarade
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22/03/2006, ore 20:43

Ruini parla. E tra le tante cose che dice invita a non appoggiare con il proprio voto quei partiti le cui scelte in ambito civile (Pacs, famiglia, eutanasia) sono contrarie al cattolicesimo. I leader delle due coalizioni Romano Prodi e Silvio Berlusconi – i cui programmi affrontano quelle questioni in alcuni casi in modo opposto – applaudono entrambi all’intervento, sottolineando il fatto che le parole di Ruini non sono un’indicazione di voto.
C’è qualcosa che non va, e quel qualcosa per una volta non è Berlusconi. E’ Prodi. E Fassino, e D’Alema, e tutti gli altri dell’Unione che ieri non hanno detto una sola parola contro il diktat ruiniano. Che a tre settimane è in tutto e per tutto un’indicazione di voto.
Se io fossi un prelato e vi dicessi di non votare quella coalizione che ospita candidati neofascisti senza dirvi il nome proprio della coalizione ma indicandovi esplicitamente il motivo per cui non votarla, a meno che voi non siate scemi capireste al volo che quella coalizione è la Casa delle Libertà. Allo stesso modo la coalizione che più si avvicina a modificare qualcosa a livello legislativo su Pacs (anche se la vedo molto dura) ed eutanasia (qui la vedo impossibile) è l’Unione, mica la Casa delle Libertà. Non nominare i “colpevoli” ma dichiarare solo le “colpe” in modo da indicare indirettamente i loro nomi è sempre e comunque una chiara dichiarazione di voto.
Invece Prodi: «Vedo accenti diversi qualcosa sta cambiando». E' questo il modo di difendere un largo numero di cittadini che in te sono costretti a sperare per vedersi garantiti i propri legittimi diritti di persone che amano? Ma voi, cari amici omosessuali, in cosa state sperando ancora dopo che vi siete visti cancellare da sotto il naso i riferimenti ai Pacs nel programma dell’Unione e dopo che Prodi, e Fassino soprattutto, ieri hanno fatto le anime belle ai comandi della Cei?
Votate Berlusconi piuttosto, o Casini, o Fini, o Rutelli. E' meglio: in questo caso almeno le cose ve le dicono onestamente: niente Pacs, bisogna accontentare Ruini.
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21/03/2006, ore 13:35

Sarà stata la poca pubblicità, o il fatto che il pubblico bergamasco è un po’ refrattario alla musica suonata (anche perché qui da noi si fatica a trovare "certi" dischi), o ancora la concomitanza con la partita dell’Atalanta (!!), sta di fatto che ieri sera a vedere Hugo Race coi suoi True Spirit all’Auditorium Piazza Libertà c’era poca gente.
Poca gente non numericamente parlando (più della metà delle poltroncine a pochi minuti dall’inizio era di fatto piena), ma poca gente perché sul palco – per dieci euro dieci – c’era Hugo Race, che chissà mai quando capiterà ancora da queste parti. Peccato, perché l’ex Bad Seed e i suoi compagni (tra cui Marta Collica e Giovanni Ferrario) hanno tirato su un signor concerto, tutto giocato su blues scabri, sempre invischiati in atmosfere tra il metropolitano e lo spiritico e dotati di una tensione palpabile, che ci ha tenuti fermi e attenti sulle poltroncine per tutta l’ora e mezza di musica suonata, sull’onda (inevitabile) di Tom Waits e Nick Cave. Soprattutto quest’ultimo, che gli è stato compagno d'avventura per molti anni, è infatti il segno più evidente della poetica scura e urbanamente selvaggia delle canzoni di Race, ma è un marchio senza compiacimenti, portato avanti con personalità e stile.
Unico difetto della serata l’indecisione del gruppo su alcune canzoni situate nella parte finale della scaletta (Ferrario al basso si è “nascosto” qualche volta di troppo), controbilanciato però dalla caratura del batterista, istintivo e spiritatissimo, e dalla presenza davvero diabolica di Michelangelo Russo ai fiati e ai sample vocali: insomma Race e compagnia promossi, Bergamo rimandata a non si sa quando.

Hugo Race in versione blu fantasma (foto mia)


sciarade
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19/03/2006, ore 17:30

L’aver dato ascolto anche ad una medium nel tentativo di ritrovare Tommaso, il bambino scomparso, mi pare sia stata una pessima idea. Prima di tutto perché, guarda caso, non si è trovato nulla – e non dite che «quell’altra volta una medium ci aveva visto bene»: altrimenti vi dovrei dire tutte le altre migliaia di occasioni in cui i medium non ci hanno visto un fico. Secondo perché coinvolgere una medium in un’indagine così drammatica e in vista vuol dire dare credito ad una categoria in cui i ciarlatani non mancano (per il sottoscritto, che è un inguaribile pessimista, tutti) e le vittime pure.
Un rapimento è un fatto che non ha nulla di sovrannaturale: è avvenuto ad una certa ora, in un certo luogo, ha coinvolto un certo numero di persone, ha delle cause e delle conseguenze. Per essere descritto, e risolto, ha bisogno solamente di tutti gli strumenti che fanno parte di questo mondo razionale, cioè appunto la razionalità e la perizia di chi in queste cose è esperto. Tutto ciò che va oltre - dai maghi all'aglio appeso sulle porte - non serve a niente. Lanciare il messaggio che per risolvere un caso di rapimento sia necessario anche l’apporto di un medium è lanciare un messaggio diseducativo, favorevole alla superstizione e contrario alla ragione e al buon senso.
In un Paese come il nostro, in cui ad esempio quando in tv si parla del Male connesso al crimine si invitano preti esorcisti e non criminologi, psicologi, assistenti sociali o quant’altro, a queste cose bisognerebbe stare attenti. La laicità, che è anche diffusione della cultura scientifica e fiducia in essa, è un metodo valido anche per scoprire crimini e criminali. Anche la Giustizia se lo dovrebbe ricordare.
sciarade
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17/03/2006, ore 10:40

Cristina DonàCristina Donà, insieme a Lalli (di cui è uscito proprio in questi giorni per il Manifesto il nuovo disco “Èlia”, ne riparleremo), è probabilmente la nostra miglior cantautrice, di certo una di quelle da cui aspettarsi il meglio per il futuro. L’ultimo lavoro “Dove sei tu”, più diretto ed elegantemente pop dei precedenti, è un disco piuttosto duraturo, che ancora oggi a tre anni di distanza dalla pubblicazione regala parecchie emozioni grazie anche ad una scrittura sobriamente poetica ma del tutto incisiva.
Dopo l’emigrazione all’estero dovuta alla pubblicazione in tre quarti di mondo di questo disco tradotto in inglese (meglio la versione italiana, per me) e qualche data anche qui da noi, Cristina tornerà il 29 marzo con "Il suono della luce" una nuova mini-tournèe parecchio interessante. Sul palco, oltre alla sua voce, la chitarra, un pianoforte e qualche piccola percussione, le luci disegnate dal light-designer Mamo Bozzoli, lampade che illumineranno il palco a secondo degli stati d’animo delle canzoni eseguite. Il giro di concerti partirà il 29 marzo da Correggio, poi San Daniele del Friuli (31/3), Bergamo (1/4), Venaria Reale in provincia di Torino (6/4), Roma (7/4), Foggia (8/4), Avio in provincia di Trento (12/4) e Ravenna (13/4). Un appuntamento da non perdere, perché dal vivo la nostra ci sa fare (come pochi della sua categoria, almeno in Italia). E poi chissà che non accenni qualche brano nuovo, visto che finiti questi concerti sarà ora per lei di tornare in studio.
sciarade
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16/03/2006, ore 19:44

Mi domando che madri avete avuto. 
Se ora vi vedessero al lavoro 
in un mondo a loro sconosciuto, 
presi in un giro mai compiuto 
d’esperienze così diverse dalle loro, 
che sguardo avrebbero negli occhi? 
Se fossero lì, mentre voi scrivete 
il vostro pezzo, conformisti e barocchi, 
o lo passate a redattori rotti 
a ogni compromesso, capirebbero chi siete? 

Madri vili, con nel viso il timore 
antico, quello che come un male 
deforma i lineamenti in un biancore 
che li annebbia, li allontana dal cuore, 
li chiude nel vecchio rifiuto morale. 
Madri vili, poverine, preoccupate 
che i figli conoscano la viltà 
per chiedere un posto, per essere pratici, 
per non offendere anime privilegiate, 
per difendersi da ogni pietà. 

Madri mediocri, che hanno imparato 
con umiltà di bambine, di noi, 
un unico, nudo significato, 
con anime in cui il mondo è dannato 
a non dare né dolore né gioia. 
Madri mediocri, che non hanno avuto 
per voi mai una parola d’amore, 
se non d’un amore sordidamente muto 
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto, 
impotenti ai reali richiami del cuore. 

Madri servili, abituate da secoli 
a chinare senza amore la testa, 
a trasmettere al loro feto 
l’antico, vergognoso segreto 
d’accontentarsi dei resti della festa. 
Madri servili, che vi hanno insegnato 
come il servo può essere felice 
odiando chi è, come lui, legato, 
come può essere, tradendo, beato, 
e sicuro, facendo ciò che non dice. 

Madri feroci, intente a difendere 
quel poco che, borghesi, possiedono, 
la normalità e lo stipendio, 
quasi con rabbia di chi si vendichi 
o sia stretto da un assurdo assedio. 
Madri feroci, che vi hanno detto: 
Sopravvivete! Pensate a voi! 
Non provate mai pietà o rispetto 
per nessuno, covate nel petto 
la vostra integrità di avvoltoi! 

Ecco, vili, mediocri, servi, 
feroci, le vostre povere madri! 
Che non hanno vergogna a sapervi 
– nel vostro odio – addirittura superbi, 
se non è questa che una valle di lacrime. 
È così che vi appartiene questo mondo: 
fatti fratelli nelle opposte passioni, 
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo 
a essere diversi: a rispondere 
del selvaggio dolore di esser uomini.

(Pier Paolo Pasolini, da "Poesia in forma di Rosa", Garzanti, 1961-64)

sciarade
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15/03/2006, ore 17:37

AbbacchioNon so precisamente chi abbia vinto il confronto di ieri sera. Da non esperto in materia quale sono, potrei dire che se l’intento era quello di convincere quel trenta per cento di indecisi determinanti per l’esito del voto, ha vinto – ai punti – Prodi. Dire «va tutto bene, siamo i migliori, è la sinistra che ribalta la realtà» mentre in realtà c’è gente che in Italia che fa la fame (metodo Berlusconi) non mi pare la tattica migliore per convincere degli indecisi appartenenti probabilmente anche a quelle fasce che faticano ad arrivare alla fine del mese.  Meglio, ma non di molto, dire realisticamente «l’Italia va male perché loro hanno sbagliato» e poi aggiungere in tono convincente «ma con noi andrà meglio e tornerà la felicità» (metodo Prodi) – anche se poi a crederci che andrà davvero meglio ce ne vuole, eh.

Non so precisamente chi ha vinto, dicevo. Ma so precisamente chi ha perso. Hanno perso i giornalisti. No, non Clemente Gèi che è uno zerbino. Parlo di quelli che erano lì a fare i giornalisti davvero: Marcello Sorgi (editorialista de La Stampa) e Roberto Napoletano (direttore de Il Messaggero). Che dopo la performance di ieri sera chiameremo in coppia Abbacchio & Dormitina.

Ora, io capisco che è il momento è instabile, il futuro incerto e le cordate sempre pronte a farti scodare da dove vieni e con chi andavi. Capisco anche che su uno dei due carri, al momento della vittoria, bisognerà se non salire almeno starci dietro. Però se quelle di ieri sera erano domande, non mi venite a dire che Abbacchio & Dormitina sono giornalisti.
Alcuni giorni fa parlai brevemente su questo blog di come l’informazione, soprattutto sotto elezioni, debba fare da strumento critico e di controllo della politica. Ecco, Abbacchio & Dormitina ieri sera hanno fatto l’esatto contrario: hanno dormito, hanno aperto semmai un mezzo occhio ogni tanto, ma oltre a quello niente. E’ vero che una delle regole del confronto (quella del dover rivolgere la stessa domanda ai candidati) astutamente preservava entrambi  – e in particolare uno dei due – da domande troppo personali, e quindi scomode (ad esempio una domanda tipo «Come mai ha candidato nelle sue liste dei condannati per reati fiscali e mafiosi?» non poteva essere fatta, perché Prodi è al riparo anche se non del tutto dalla cosa); ma è anche vero che non si è sentita una domanda che fosse una su PACS, laicismo, riforma della giustizia, candidati impresentabili o presunti tali (neofascisti da una parte, Caruso dall’altra), leggi ad personam (perché le avete fatte? Le abolirete?), CPT (lo sapete che ci sono denunce di organizzazioni per i diritti umani che definiscono i CPT lager? Li terrete comunque in futuro? Li migliorerete?), G8 di Genova, scontri di sabato, Niger Gate, Storace Gate, rapimento di Abu Omar. Ovvero su tutte le possibili faccende legate ai diritti dei cittadini in una democrazia, siano essi italiani, stranieri, eterosessuali, omosessuali o quant’altro.

Quello dei diritti (negati o violati) insieme al problema del lavoro e del costo della vita sono state le due più grosse magagne che il Governo che sta per finire ha –Dormitina indecentemente – affrontato. Ma mentre di lavoro, conti pubblici e costo della vita si è parlato – ma con domande sempre timide, scontate, sonnacchiose (mancava ad esempio una domanda su Parmalat: è colpa anche della politica? La depenalizzazione del falso in bilancio ci è utile dopo quel crac? La abolirete?) – di diritti quasi neanche l’ombra. La domanda di Sorgi-Abbacchio sulle quote rosa è stato un esempio di come la coppia non abbia veramente controllato, ma finto. Quante donne porteranno al governo i due leader in caso di vittoria? Ma che importa! Alla gente, e alle donne soprattutto, interessa sapere perché non avete fatto le quote rosa nell’ultima legislatura e nelle passate!
Abbacchio & Dormitina ieri sera hanno fatto da spalla ai due candidati, non da manganello. E mentre loro ronfavano, anche le coscienze degli italiani velocemente aprivano le mandibole per nuovi, sonnolentissimi, sbadigli. Se vogliamo che qualcosa davvero cambi ben oltre gli orribili anni di Berlusconi che sono stati la metastasi di un sistema già moralmente corrotto, dobbiamo pretendere dal giornalismo serietà, attenzione e voglia di cercare la verità. Mica abbacchi, mica dormitine.


PS: certo è che deve essere proprio una bella botta circondarsi per cinque anni di gente che ti fa da tappezzeria o quasi ogni qualvolta arrivi in tv e poi in uno dei momenti più decisivi per il tuo futuro politico farsi fregare da… un cronometro. Berlusconi quei due minuti e trenta se li ricorderà per tutta la vita. Ieri sera gli mettevano ansia – ci possono fare una personale con tutti i fogli su cui ha disegnato quadratini, cifrette, righe ecc… – non gli facevano dire nient’altro che «ribaltamento della sinistra» e dati che nessuno già ora si ricorda – oltre, ovviamente, a qualche solenne cazzata tipo: Mediaset non si è arricchita con lui al potere oppure pochi gli immigrati in fila alle poste per il permesso. E poi sbagliare la telecamera al momento dell’appello finale e lasciarlo andare così, senza conclusione, tirando fuori uno di quei sorrisi che se avesse potuto sarebbe stata una bestemmia (il primo della serata, peraltro). Silvio, ma che ti succede? E’ il cronometro che proprio ti sembra illiberale e comunista o ormai hai capito tutto e all’orizzonte ormai vedi solamente il buio?

sciarade
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14/03/2006, ore 13:13

I veneti che voteranno alle prossime elezioni si troveranno sulla scheda come capolista del partito Pensionati Uniti il signor Amos Spiazzi. I Pensionati Uniti (alleati della Casa della libertà) non vanno confusi con il Partito Pensionati (alleati con l’Unione), così come Amos Spiazzi non va confuso come un qualsiasi altro normale candidato: nel 1974 venne arrestato per il presunto golpe della Rosa dei Venti o golpe Borghese (avrebbe dovuto essere lui il comandante del reparto militare incaricato di occupare Sesto San Giovanni, ecco la voce di Wikipedia a riguardo), condannato a cinque anni (scontati solo tre e mezzo per motivi di salute) e poi assolto in appello perché il fatto non sussisteva (il golpe venne fermato improvvisamente da Borghese, quindi il fatto non sussisteva, ma l’intenzione sì); successivamente venne condannato all’ergastolo e poi assolto in appello e cassazione per la strage alla questura di Milano del 1973.
Come è inoltre intuibile, al di là delle assoluzioni che comunque non cancellano un passato assai torbido, Spiazzi è un fascista: in contatto con Ordine Nuovo negli anni settanta, presente al battesimo dei neonati Fasci del Lavoro in provincia di Mantova nel 2002, poi collaboratore della rivista di estrema destra Palermitana “Thule”.
Se siete veneti e voterete per la Casa delle Libertà alle prossime elezioni, sappiate che nella vostra coalizione ci sarà pure Amos Spiazzi fascista e cospiratore, in aggiunta agli altri nostalgici di cui questo blog ha parlato nelle scorse settimane. Non è certo che Spiazzi arrivi al Senato, è vero, ma è certo che una delle due coalizioni pur di raccattare qualche voto in più aggrega tra le sue file di tutto e di più. Cani, e soprattutto porci.
sciarade
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categoria : politica





13/03/2006, ore 16:36

Eccolo il primo disco veramente esaltante del 2006. Sto parlando di “Love Travels At Illegal Speed” di Graham Coxon: un Coxon rinato in un disco di semplice rock’n’roll, ma fatto con quello spleen cazzaro e tagliente che gli ultimi intellettualissimi e lagnosissimi Blur hanno perso.
Rock puro, con poco punk, nulla di blues, nulla di sperimentale, insomma nulla di nuovo. Ma si sa: il rock è reazionario e noi siamo i suoi cardinal Ruini e allora via con le grattate vertiginose di “Standing On My Own Again”, il la la la la tutto da cantare di “You And I”, le ballate alla “Flights In The Sea” (con tanto di flauto traverso) che ci fanno muovere la testa come dei cretini insieme a tutti gli altri brani di questo disco dal passo vertiginoso e ruffiano ma in definitiva divertente.
Cosa c’è di più bello in fondo che sentire suonare un bravo chitarrista che scrive canzoni davvero azzeccate e sa mettere i soli al posto giusto, con la giusta lunghezza e il giusto tiro? Niente, a meno che non ci mettiamo a parlare dell’ultimo dei Liars o dei Willard Grant Conspiracy, di cui però vi dirò magari un’altra volta.
sciarade
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categoria : musica





09/03/2006, ore 09:22

Per quelli della Casa delle Libertà una testata imparziale è una testata che non deve avere idee né giudizi, e se li ha non li deve esprimere. Non si spiegherebbero altrimenti gli urlacci di quasi i tutti i componenti del centro-destra in reazione alla scelta i campo del Corriere della Sera a favore del centro-sinistra, una scelta abbastanza inconsueta in Italia ma assai comune, per fare un esempio recente, negli Stati Uniti e in Germania.
Il Corriere ha tutto il diritto di esprimere idee e giudizi come lo fanno tanti altri quotidiani di questo Paese non necessariamente legati ad un partito politico, perché dovrebbe essere soprattutto questo il compito principale dell’informazione: non fare da velina al Potere ma sorvegliarlo arcignamente e, quando è necessario, avvisare i cittadini che c’è qualcosa che non va.
Probabilmente la nostra classe politica, soprattutto a destra abituata al servilismo ininterrotto dei telegiornali, questa cosa non riesce ad accettarla, come non ha accettato in cinque anni di governo tutti quei giornalisti che invece di baciare i piedi li calpestano (Travaglio, Beha, Fini): peccato, per loro, che non tutto si possa zittire (qualcuno mesi fa ci provò pure, col Corriere). Per una volta un quotidiano si mette a fare seriamente il suo dovere: tutelare i cittadini attraverso il controllo del Potere e valutare cosa sia meglio per loro e non per il Potere stesso.
sciarade
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categoria : politica, televisione





07/03/2006, ore 14:01

Come ogni tanto capita qui su Discanto, eccovi alcune annotazioni:

è stata una mezza delusione alla fine “L’arcangelo”, il nuovo disco di Ivano Fossati. Non ne ho parlato fino ad oggi su questo blog perché ne ho parlato a lungo qui (andateci, e se vi va, leggete). La tournèe – le tournèe di Fossati sono sempre un po’ degli eventi – si svolgerà in tre parti: la prima nei prossimi mesi nei club; la seconda questa estate all’aperto e la terza d’autunno nei teatri. Aspettiamo le date e soprattutto i musicisti al seguito;

uscirà il 21 marzo, primo giorno di primavera, uno dei dischi da me più attesi per questa prima metà dell’anno. Sto parlando dell'esordio sulla lunga distanza dei Non Voglio Che Clara, intitolato “Perché per niente di più e niente di meno ti cambierei”. Sul sito di Aiuola ne trovate una gradevole anticipazione strumentale. I Non Voglio Che Clara pubblicarono due anni fa l’ep “Hotel Tivoli”: cantautorato confidenziale in bilico tra Tenco, Smith, Endrigo e Bacarach. Consigliatissimo (sta pure nella mia classifica dei 10 dischi del 2004).

sarà invece il 7 aprile la data di uscita del secondo lavoro dei Numero 6Dovessi mai svegliarmi”. Due anni fa un brano del primo disco “Iononsono” li catapultò addirittura dalle parti di Trl. Nel booklet del nuovo ci saranno disco interventi inediti di Marco Mancassola, Paolo Nori, Marco Missiroli, Valeria Parrella e di quel simpaticone di Gianluca Morozzi. Cliccando qui potete ascoltare il primo singolo “Verso casa”: riff di chitarra molto atmosferico e gradevoli geometrie elettroniche, quattro minuti e quarantatre di qualità;

per finire supplisco al mio silenzio sull’inguardabile Sanremo postando l’Amaca odierna di Michele Serra, che racconta benissimo quel tubante folk-singer da oratorio che è Povia:
Le nostre adolescenze furono allietate dallo yè-yè, genere musicale leggerissimo e scemo ma molto allegro e danzerino. I juke-box facevano da contrappunto alle nuove piccole libertà dei teen-agers che limonavano sulla spiaggia. Scostumatezze semi-innocenti, libertinaggi da bagnasciuga, era l’addio di massa all’Italietta sessuofobia dei compagnucci della parrocchietta.
Non se se il neovincitore di Sanremo, Povia, riuscirà a segnare un’epoca (anche se epoca, sia per noi che per lui, è una parola grossa). Ma se mai lo facesse, propongo di battezzare il nuovo genere gné-gné, che è il contrario esatto dello yè-yè. Povia è il capofila dello gné-gné, e la sua canzone un capolavoro dello gné-gné: un lamentoso, imberbe perbenismo che invita le famiglie a restare unite, i genitori ad abbracciarsi, i tinelli a rinserrarsi in una santa alleanza coniugale. Ai miei tempi erano i genitori (poveri cristi) a vegliare inutilmente sulla fuggente moralità di noi figli, in una lotta impari con il testosterone e il rimmel. Adesso, come illustra Povia, sono i figli a rompere le balle ai genitori invitandoli a rinsaldare il talamo, con tanto di appello in eurovisione a “darsi un bacio”, perché “la famiglia è il bastione della società”. Chissà se papa Ratzinger, così severo con le derive pop della chiesa, è al corrente che una parodia della sua enciclica ha vinto il Festival. Faccia attenzione, in ogni modo, perché lo gné-gné rischia di sfondare tra i papa-boys, sfrattando il buon vecchio repertorio ciellino. Si stava meglio quando si stava peggio
”.

sciarade
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06/03/2006, ore 20:50

Il post di ieri sulla scarissima democraticità delle prossime elezioni era intitolato "Laide oligarchie", al plurale. Ho usato il plurale non a caso, ma perché sono convinto che anche il centro-sinistra abbia le sue buone colpe per la schifosa legge che il centro-destra ha approvato lo scorso dicembre.
Per due o tre settimane dopo la votazione, Diesse, Margherita e compagnia hanno denunciato tutto il loro sdegno per la brutalità di una legge che annulla le scelte dei cittadini sul singolo candidato (impedendo di non votare personaggi impresentabili) e pone il Paese su un piano di facile ingovernabilità. Ma poi che hanno fatto per ovviare a questo? Niente. Si poteva fare qualcosa? Sì.
Si potevano fare le primarie per i candidati, cioè lasciare scegliere ai cittadini la graduatoria secondo cui venivano iscritti alle liste i candidati per ciascun partito della coalizione (chi prende più voti, più in alto sta nella lista).
E’ vero che in circa tre mesi sarebbe stato difficile organizzare una consultazione e che quella consultazione sarebbe stata pure parecchio costosa. Ma è anche vero che quei soldi sarebbero stati spesi bene, per un qualcosa di veramente democratico. Fare il possibile perché gli elettori non subissero la violenza di una legge elettorale oligarchica e conservatrice doveva essere il compito di un centro-sinistra davvero alternativo a Berlusconi. Invece se n’è discusso pochissimo, e nessuno ha portato avanti la proposta in modo serio e competente. Dopo il consueto periodo di schiamazzi, hanno fatto finta di niente e ne hanno approfittato. Per questo sono colpevoli.

PS: lo zio burino, quello che rutta e tocca i culi delle ragazze, quello che ad un certo punto ci siamo trovati come Ministro di Governo, è tornato alla carica. Dice di sentirsi onorato nell’essere un obiettivo di Al Qaeda. E allora fa i muscoli e si prepara alla battaglia (capaci tutti di fare i supereroi circondati dalla scorta). Dal canto loro quelli che lo hanno minacciato hanno messo sulla sua testa una taglia di dodici milioni di dollari sulla sua testa. Una sfida tra imbecilli. Vi rendete conto però quanta strada sta facendo nostro zio burino? Prima Ministro, ora ricercato a peso d’oro neanche fosse Al Capone o Provenzano. Fra un po’ lo fanno Papa (giusto per restare in tema di gente che ne capisce).

sciarade
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05/03/2006, ore 20:46

Non so se sapete là fuori cosa sta succedendo in questi giorni nelle segreterie dei partiti e cosa ci troveremo davanti nella due giorni elettorale di aprile (intendo che tipo di scheda ci si presenterà) quando andremo a votare.

In questi giorni nelle segreterie dei partiti dei due poli si stanno stilando le liste elettorali: ogni sigla costruisce la rosa di candidati che si presenteranno nelle varie circoscrizioni del Paese. Forse avrete sentito come la cosa stia avvenendo più o meno secondo le regole delle campagne acquisti calcistiche (ma, fino ad ora, senza soldi in mezzo: almeno soprabanco): io ti do questo, tu mi dai quello, spostiamo Tizio di qui, mettiamo Caio di là, e via dicendo. Ma forse non vi sarete accorti che quello che conta più di tutto nella campagna acquisti per le elezioni 2006 sia la posizione in cui il candidato viene messo. Mi spiego: quando il 9 e 10 aprile entrerete nel cabina soddisfatti di aver maturato la vostra preferenza e aprirete una della due schede elettorali vi troverete di fronte una serie di simboli ordinati per coalizioni. Ad ogni simbolo sarà abbinata una lista di nomi, ma voi dovrete votare il simbolo e non il nome del vostro preferito nella lista, perchè con la nuova legge elettorale la lista è bloccata: cioè l’ordine di accesso alle camere dei singoli candidati è direttamente proporzionale al numero di voti che la lista prende (più i premi di maggioranza che ogni lista della coalizione vincente si prenderà). I nomi sulla lista sono ordinati secondo la graduatoria di accesso e quindi voi elettori non potete fare altro che accettare quell’ordine. Chi ha deciso l’ordine? Le segreterie dei partiti, in questi giorni, nella campagna acquisti.

Con la nuova legge elettorale il cittadino votante viene di fatto ridotto a mero approvatore delle decisioni delle segreterie dei partiti e al più può decidere, ad esempio per un grosso partito molto votato in quella circoscrizione (per la Camera) o regione (per il Senato), quale sarà il limite di accesso nella graduatoria della lista. Ma siccome a votare quel grosso partito sono in tanti, l’elettore deciderà chi lasciar fuori tra la settima e l’ottava posizione. Sui sei-sette candidati prima nessuno potrà dire nulla. Insomma: noi dovremo dire solamente sì, al resto avranno pensato già loro (addirittura da quanto riporta il sito del Ministero dell’Interno non è chiaro se sulla scheda, accanto ai simboli, ci siano i nomi dei candidati. Se non ci fossero, oltre al danno di non decidere da chi farsi singolarmente rappresentare, anche la beffa di dover eleggere gente che nella cabina neanche ha il coraggio di metterci il nome).

Tutto chiaro? Facciamo un esempio che vi potrà magari apparire un po’ paradossale ma che ha comunque il suo fondo di certezza, visto che ad aprile i nomi che sto per citare si candideranno e qualcuno li voterà.
Sono un elettore di Forza Italia che vorrebbe un’Italia liberale, che aiuti e premi le aziende e bastoni i sindacati ma che sia anche libera da piduisti, corrotti, mafiosi, politici con precedenti penali legati al mondo delle aziende e della finanza e per la loro condizione socio-economica aventi diritto alla candidatura. Vivo in Lombardia, vado il 9 aprile al mio seggio e nella lista abbinata al simbolo del mio partito (Forza Italia) trovo nei primi due posti della graduatoria i seguenti signori (segue una breve sintesi dei loro curricula giudiziari):

Berlusconi Silvio: amnistiato per bugie sulla P2, sei prescrizioni (due per corruzione di giudizi nei casi Mondatori e Squillante e quattro per falso in bilancio, provocate dalla riforma dei reati societari approvata dalla sua maggioranza), un reato depenalizzato dalla sua maggioranza (falso in bilancio All Iberian), un processo abolito con l’abolizione dell’appello approvata dalla sua maggioranza (Sme), due processi in corso in Italia (diritti Mediaset sul cinema, corruzione e concorso in falsa testimonianza di David Mills), e due in Spagna per falso in bilancio e violazione dell’antitrust nell’affare Telecinco, non avente diritto di candidatura perché concessionario di frequenze radiotelevisive (legge Scelba del 1957);

Dell’Utri Marcello: due anni definitivi per false fatture e frodi fiscali di Publitalia, patteggiamento per altri sei mesi per false fatture e falsi in bilancio, condanna in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna in primo grado per tentata estorsione pluriaggravata, processo per calunnia aggravata, imputato in Spagna per l’affare Telecinco.
Questi due signori, ebbene sì, se voglio votare Forza Italia sono costretto ad eleggerli a mio rappresentante. Anche se non sono mai stati piduista, mafioso, condannato per ruberie eccetera eccetera (e anche se sono io stesso candidabile perché oltre ad un ultrapiatto diciotto pollici non posseggo niente). 
Ovviamente il caso è grottesco e assurdo. Ma se, per fare un altro esempio, fossi un elettore campano dei Diesse, potrei trovarmi nella lista legata al simbolo che preferisco tale De Luca Vincenzo, indagato a Salerno per il prg e gli appalti della centrale termoelettrica probabilmente gestiti dalla camorra di cui la Procura ha già chiesto l’arresto (richiesta respinta dal Gip). E in questo caso ci sarebbe ben poco di irreale: la segreteria del partito ha deciso, a noi non resta che approvare.

Beppe Grillo da parecchi mesi sta portando avanti l’ottima campagna “Parlamento Pulito” e presto, una volta depositate le liste di tutti i partiti, pubblicherà i nomi dei candidati che puliti non sono. Ma non sarà facile coniugare liste intonse, idee e convenienza per la propria condizione di cittadino in un’unica scelta di voto. Una legge così un parlamento pulito non lo vuole e nemmeno lo lascia pulire a noi. La chiamano democrazia, la esaltano, la esportano. Ma in fondo messa così è solo un’oligarchia (laida) che cerca l’applauso.

sciarade
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02/03/2006, ore 13:12

Se c’è una cosa che manca nel programma dell’Unione è – ma pensa un po’ che strano – un progetto legislativo efficace sul sistema televisivo italiano. Dopo che a suo tempo nulla si fece per fermare il monopolio di Berlusconi con una legge sul conflitto di interessi e soprattutto con una antitrust, sembra che il centro-sinistra stia ancora una volta facendo finta di niente: lì dentro, non è ancora chiaro come (neanche Marco Travaglio e Peter Gomez riescono a spiegarlo completamente), c’è qualcuno che ci guadagna. Che siano soldi o altro, qualcuno sta facendo ancora accordi. Se non ci pensano loro, perché non sono dalla nostra parte, pensiamoci noi. Per quanto ci è possibile.
Già in “Viva ZapateroSabina Guzzanti e Travaglio auspicavano una riforma radicale del sistema radiotelevisivo italiano che ne impedisse ogni tentativo di lottizzazione (cosa che non ha sicuramente inventato Berlusconi, ma che Berlusconi ha del tutto fascistizzato). Oggi quell’idea è diventata una legge di iniziativa popolare sul modello di quelle già in vigore in Europa (Germania e Spagna soprattutto) che punta a «regolamentare la materia per assicurare il pluralismo, la libertà, l’obiettività, la correttezza e la imparzialità delle trasmissioni di reti pubbliche e private, sottraendo il servizio pubblico all’ingerenza dei partiti politici». Trovate tutti i dettagli su
www.perunaltratv.it
. Servono firme (cinquantamila) e comitati che le raccolgano: se vogliamo veramente iniziare a cambiare qualcosa in questo Paese cominciamo dall’avere una tv non controllata dalla politica ma che la politica la controlla; una televisione senza baciapile quali Mimun, Mazza, Marano, Ferrario, Del Noce e compagnia ma con professionisti che scalano i ranghi per merito; una televisione senza reti “di destra” e reti “di sinistra” ma solo con reti “di verità”. Mi raccomando.

PS: oggi, ancora su Repubblica, Giulio Ferroni ha risposto alla critica di Baricco di ieri (ecco la risposta). Baricco non sapeva che Ferroni ha recensito "Questa storia" sul numero di dicembre di Giudizio Universale. Ha preso una bella cantonata, ma rimane il fatto che la sua critica ai critici ha ragione da vendere.


 

sciarade
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01/03/2006, ore 18:39

Su Repubblica di oggi Alessandro Baricco si lamenta di due giudizi gratuiti che Piero Citati e Giulio Ferroni gli hanno affibbiato nei giorni scorsi, dico gratuiti perché – come spiega lo stesso scrittore, che non critica il giudizio in sé ma il metodo – sono stati infilati dai due critici in mezzo ad articoli di altro argomento e senza motivazioni al seguito (qui l'articolo completo).
Baricco ha ragione. Di stoccate buttate lì giusto per aggredire un determinato personaggio (magari popolare come lo è Baricco) e prendersi gli applausi di quella parte di pubblico che arriccia il naso di fronte a qualunque espressione artistica che esca dalla nicchia se ne possono trovare a iosa, ed alcune - soprattutto nel mondo letterario e musicale - sono davvero irritanti e inutili. Un critico, di qualsiasi forma d’arte esso si occupi, fra le tante responsabilità che ha, ha quella primaria di criticare e non sbeffeggiare a gratis. Si può sbeffeggiare, aggredire, stroncare senza attenuanti un libro o un disco, ma purché lo si faccia con dei motivi ben fondati e riscontrabili. Altrimenti il lavoro del critico diventa puro sparlare, e perde di valore.
Come giustamente fa notare lo scrittore, invece che travasare bile a piccole dosi sulle colonne di un quotidiano, gli intellettuali alla Citati e alla Ferroni (dotati come sono, e non scherzo, di una cultura letteraria fuori dal comune) dovrebbero cercare di spiegare come mai il tanto a loro sgradevole Baricco aggrada invece centinaia di migliaia di lettori. Il discorso vale anche per noi giornalisti musicali affermati o che provano a diventarlo: è vero che la passione porta a scatenare un inferno di improperi nei confronti di quel cantante che secondo noi offende la religione Musica, ma le recensioni devono essere come teoremi estrapolati dall’opera d’arte che in essa trovano le argomentazioni per la gloria o l’infamia dell’opera stessa. Se c’è una cosa che può elevare i critici dalla condizione di (acculturati?) scribacchini probabilmente può essere solo questa: mettere al servizio, o al disservizio, l’intelletto per spiegare, interpretare. E’ banale dirlo, ma forse - visti questi tempi dove tutti recensiscono, musica specialmente - è necessario ricordarlo. La bile, e le parole che da essa scaturiscono, rischiano di diventare solo aria fritta.

PS: prima che qualcuno dica che difendo Baricco perchè sono il solito fan a cui non puoi toccare l'Artista, metto le mani avanti: Baricco (di cui ho letto "Castelli di rabbia" e "Novecento) mi fa schifo.

sciarade
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