30/12/2005, ore 19:30

Di tutta la squallidissima storia Bankitalia-Popolare di Lodi-Unipol e dei suoi ancora più squallidi uomini forti (Fazio, Fiorani, Consorte) fino ad oggi, per quanto ne sappiamo delle indagini della magistratura che ci fanno attendere un 2006 quantomeno frizzante sotto il profilo dei nomi che verranno coinvolti, possiamo imparare una cosa che già dovremmo sapere: se la finanza è collusa con la politica, se le banche sono colluse con la politica (ma il discorso vale anche per le assicurazioni), a perderci siamo solo noi cittadini.
Negli ultimi anni abbiamo avuto i casi Cirio, Parmalat, e ora della Popolare di Lodi. Nonostante un'informazione quasi tutta affrancata al potere cerchi di farci passare come drammi umani - cercando quindi di impietosirci - le vicende di ladri senza mezzi termini quali Tanzi o Fiorani, la verità è che a perderci siamo noi. Soldi, ma anche prestigio: siamo un Paese per lo più ridicolo agli occhi di possibili creditori esterni; un Paese rischioso, dove le agenzie di assicurazione scalano le banche per avere in mano uno «strumento bancario» (lo disse Consorte quest'estate), perchè se sei un'impresa senza agganci politici col cavolo che ricevi prestiti da una banca.
In questa Italia non esiste il liberismo vero e proprio, concorrenza è una parola volatile che si dissolve con l'ultima presa d'atto di un politico (leggasi: Consorte appoggiato da Fassino), con i baci sulla fronte (leggasi: Fiorani a Fazio), con le scalate al maggior giornale italiano di uno che faceva l'odontotecnico ma nonvimmaginatequantosiabravoogginelsuomestiere - e neanche chi, dietro, gli para(va) le spalle (leggasi: Riccucci).
Tutti quei partiti che con le loro collusioni imbrigliano il mercato, lo addomesticano in una rete di accordi, scambi, depistaggi, violazioni di segreti in favore di uno su tutti, noi - se, coscienziosamente, tenessimo ai nostri beni - non dovremmo votarli. Perchè non c'è alcun interesse del cittadino in tutto questo. Non c'è alcuna moralità, alcun buon proposito che vada al di là del soddisfacimento degli interessi di questo mostro bifronte che si chiama FinanzaPolitica.  
sciarade
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categoria : politica





28/12/2005, ore 19:47

E' caduta la nave oggi da queste parti, pure tanta. Tanti i disagi e tante le lamentele della gente per i disagi. Ma non vi immaginate quanto sia stato bello andare in giro piano, al massimo a venti all'ora, ed ascoltarsi un buon disco - nel mio caso "Disaffected" dei Piano Magic - in completa attenzione, complice il calore della macchina in contrasto con il bianco algido del fuori e la neve, che attutisce tutti i rumori e isola. Che importa dei disagi, gente: domani uscite e fatevi un giro a venti all'ora, la velocità giusta per ascoltare il disco che più vi piace.
sciarade
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categoria : musica





28/12/2005, ore 13:08

Ultimi giorni dell'anno, tempo di recuperare alcuni dischi purtroppo lasciati indietro. Ad esempio "Tra i fuochi in mezzo al cielo" di Paola Turci, una vera sorpresa se non fosse che la Turci ha iniziato da alcuni anni un percorso di maturazione e responsabilizzazione in fase di scrittura (tutte sue le firme dei brani) di cui questo disco non può che essere il più logico risultato.
Dieci brani scritti ottimamente (tra cui la cover di "Tu non dici mai niente" di Ferrè) e senza notevoli cali di tensione, con l'aggiunta rispetto al passato meno prossimo di arrangiamenti essenziali sempre dignitosi e a volte determinanti (ai comandi c'è Carlo U. Rossi). La voce viene dosata al meglio, i testi espongono definitivamente chi li ha scritti, ed è forse questa la svolta importante del percorso di un'artista che, al di là dei due soliti nomi (Consoli, Donà) si candida ad essere come una delle proposte più credibili di cantautorato al femminile del nostro Paese.
Intensa e scura nei momenti più intimi (Stai qui); dura e travolgente quando è l'attualità a farsi largo (Rwanda), con "Tra i fuochi in mezzo al cielo" Paola Turci sembra essere riuscita, dopo undici album, a trovare la giusta misura per riconoscersi nella propria musica. Sembra poca cosa, ma se ascoltate il disco scorgerete un'artista ritrovata, quantomai vibrante, e sopratutto soddisfatta. 
sciarade
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categoria : musica





22/12/2005, ore 21:42

Il 24 dicembre, giorno ultimo per presentare le proprie preferenze agli Italian Blog Music Awards di Luca Castelli, si avvicina, e io oggi spedisco (e rendo pubbliche) le mie votazioni.
Prima di tutto però un riepilogo: gli IBMA sono un concorso rivolto a tutti i possessori di un blog per eleggere i migliori dischi italiani e i migliori blog dell'anno che sta per terminare. Chiunque possiede un blog può inviare una meil a
ilpozzodicabal@yahoo.it indicando i suoi cinque dischi italiani e i tre blog preferiti del 2005. Il 25 dicembre verranno resi noti i vincitori. Se volete saperne di più cliccate lì sopra e tutto sarà svelato per il meglio. Mi raccomando, partecipate. L'iniziativa è bella e utile per capire gli umori musicali e blogghettari di questo nuovo e "magico" mondo.
Ora, ecco le mie preferenze.

I cinque dischi italiani (in ordine alfabetico):
Ballate per piccole iene - Afterhours
La malavita - Baustelle
Neve ridens - Marco Parente
Tornare nella terra - Bachi Da Pietra
Valende - Jennifer Gentle

I tre blog (anche questi in ordine alfabetico):
Alex Chilton
Daniele Luttazzi
Transit


 

sciarade
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categoria : musica, internet, classifiche





20/12/2005, ore 21:40

Ammesso che gli aggressori di Borghezio siano realmente no-global (come si distingue un no-global da uno che non lo è?), certo è che con dei no-global del genere qui in Italia non andremo molto lontano. Non è la prima volta che a nome no-global compaiono sui giornali italiani racconti di azioni che di disobbedienza e antagonismo hanno poco, ma sono soprattutto delle colossali ingenuità.
Vi ricordate l'esproprio proletario? E i petardi lanciati contro la sede dell'Aeronautica statunitense l'ultima volta che Bush venne a Roma? E, per finire, la trovata del candidato mascherato alle primarie, con tanto di bega da condominio negli studi di (!!) Anna La Rosa? Tutte azioni davvero molto utili e convincenti, in cui l'unico messaggio transitato al popolo è stato che i no-global sono dei violenti (automatico poi il collegamento al terrorismo, brigatista o no, ovviamente guidato dalla maggior parte dei media).
L'aggressione a Borghezio è l'ultima trovata di un movimento che in Italia è spesso ridicolo. A partire dai capi (i Caruso, i Casarini, che non sarà stupore ritrovare fra vent'anni a fare i nani da giardino al Berlusconi di turno), passando per chi li segue, l'unica cosa che il movimento no-global riesce a comunicare alla massa è l'esito delle loro piccole violenze (quest'ultima, cinquanta contro uno, in verità pure un pochino squadrista), dei loro soprusi, delle loro avanguardie antagoniste che non comunicano, non criticano.
All'estero, negli Stati Uniti per esempio, il no-globalismo è una cosa seria (qualcuno di voi guardando questi beoti italiani non ci crederà): un movimento di critica lucido, fondamentale. Ben lontano dall'essere affrancato ai partiti come il nostro - che invece dovrebbe essere del tutto antipartitico, visto che non c'è partito oggi in Italia che neghi in tutto e per tutto la globalizzazione - ben lontano dai salotti di "Porta a Porta" a cui a volte Casarini si concede, dimostrando tutta la sua rozzezza comunicativa; capace di comunicare alla gente un messaggio, un punto di vista realmente alternativo e nuovo.
Qui invece si creano martiri (Borghezio diventerà questo), si cade in "tranelli" a cui neanche un neonato abboccherebbe, pur essendo chiaro ormai come va la situazione soprattutto in tv e sui giornali. Il messaggio e i contenuti vanno a farsi benedire; e con loro quel poco di luce che un sistema così obnubilato dal mercato come il nostro potrebbe ricevere.
Borghezio in democrazia ha diritto di esprimere le proprie idee ed agire secondo quelle fino a dove la legge lo concede. I no-global anche. Ma sono mai riusciti davvero a farsi sentire? Ammesso che gli aggressori di Borghezio siano realmente no-global (come si distingue un no-global da uno che non lo è?), certo è che con dei no-global del genere qui in Italia non andremo molto lontano. Non è la prima volta che a tal nome compaiono sui giornali italiani racconti di azioni che di disobbedienza e antagonismo hanno poco, ma sono soprattutto delle colossali ingenuità.
Vi ricordate l'esproprio proletario? E i petardi lanciati contro la sede dell'Aeronautica statunitense l'ultima volta che Bush venne a Roma? E, per finire, la trovata del candidato mascherato alle primarie, con tanto di bega da condominio negli studi di (!!) Anna La Rosa? Tutte azioni davvero molto utili e convincenti, in cui l'unico messaggio transitato al popolo è stato che «i no-global sono dei violenti» (automatico poi il collegamento al terrorismo, brigatista o no, ovviamente guidato dalla maggior parte dei media).
L'aggressione a Borghezio è l'ultima trovata di un movimento che in Italia spesso è solamente ridicolo. A partire dai capi (i Caruso, i Casarini, che non sarà stupore ritrovare fra vent'anni nel ruolo di nani da giardino del Berlusconi di turno), passando per chi li segue, l'unica cosa che il movimento no-global riesce a comunicare alla massa è l'esito delle proprie piccole violenze (quest'ultima, cinquanta contro uno, in verità pure un pochino squadrista), dei propri soprusi, delle proprie "avanguardie antagoniste" che non comunicano, non criticano.
All'estero, negli Stati Uniti per esempio, il no-globalismo è una cosa seria (qualcuno di voi guardando questi beoti italiani non ci crederà): un movimento di critica lucido, fondamentale. Ben lontano dall'essere affrancato ai partiti come il nostro - che invece dovrebbe essere del tutto antipartitico, visto che non c'è partito oggi in Italia che neghi in tutto e per tutto la globalizzazione - ben lontano dai salotti di "Porta a Porta" a cui a volte Casarini si concede, dimostrando tutta la sua rozzezza comunicativa; capace in definitiva di comunicare alla gente un messaggio, un punto di vista realmente alternativo e nuovo.
Qui invece si creano martiri (Borghezio, un insulto all'intelligenza, diventerà questo), si cade in "tranelli" a cui neanche un neonato abboccherebbe, pur essendo chiaro ormai come va la situazione soprattutto in tv e sui giornali. Il messaggio e i contenuti vanno a farsi benedire; e con loro quel poco di luce che un sistema così obnubilato dal mercato come il nostro potrebbe ricevere.
Borghezio (di cui è disponibile qui una breve ma edificante biografia) in democrazia ha diritto di esprimere le proprie idee, ed agire secondo quelle, fino a dove la legge lo concede. I no-global anche. Il problema è che non riescono a farsi sentire da nessuno: sono stupidi, ingenui, disastrosi. 
sciarade
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categoria : politica, televisione





18/12/2005, ore 17:50

E' morto lo scorso 12 dicembre, messo sotto copertura in una casa di riposo del bergamasco, Carlo Digilio. Digilio è fino ad oggi l'unico colpevole della strage di Piazza Fontana a Milano. Se n'è andato esattamente a trentasei anni dal massacro: casi della vita, si dice. Con Digilio se ne va anche l'ultima possibilità - flebile, visto che era  malato mentalmente da tempo, dopo un ictus che lo aveva colpito nei primi anni '90 - di fare luce sulla prima delle stragi nere del nostro Paese, sempre incapace di far diventare storia la propria cronaca e, ancora di più, di leggere fino in fondo le sentenze dei processi.
E' vero infatti che l'ultima sentenza sulla strage al Banco dell'Agricoltura, quella del 3 maggio scorso, assolve Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e gli altri camerati di Ordine Nuovo (gruppo neofascista fondato da Pino Rauti, tutt'oggi vivo e vegeto nella politica italiana) dall'accusa di strage; ma è anche vero che l'assoluzione è per prove insufficienti. Non nulle.
Lo spiega bene nel numero 46/47 di Diario, Gianni Barbacetto, uno dei pochi giornalisti italiani di cui avere cura e stima. Digilio è stato storicamente il primo pentito dello stragismo italiano. Dalle sue rivelazione iniziate negli anni '90 (che gli hanno commutato, secondo legge, la pena carceraria in prescrizione e copertura) è scaturito il cosìddetto terzo filone, quello che aveva come protagonisti, appunto, Zorzi e Maggi. Digilio fu il consulente tecnico sull'esplosivo per conto dei due veneti di Ordine Nuovo, le sue dichiarazioni li portarono in primo grado all'ergastolo (30 giugno 2001) come mandanti della strage, e successivamente in appello all'assoluzione, perchè non tutti i riscontri fatti sulle testimonianze del pentito si erano verificate. Però, anche secondo la cassazione, era reale la verità storica dei fatti, cioè che dietro alla bomba di Piazza Fontana, c'era il terrorismo nero e non estremisimi di sinistra o addirittura il Kgb (come qualcuno ogni tanto tira ancora fuori). La stessa cosa conferma anche la sentenza del maggio scorso, insieme anche alla totale mancanza di altre piste per spiegare il massacro (Barbacetto spiega anche le dinamiche del coinvolgimento di altri fascisti, i pro e contro alla teoria della Strage di Stato e i vari depistamenti attuati dalla politica, tra possibili golpe e anticomunismo).
Se per Piazza Fontana non ci sarà mai Giustizia e nemmeno Verità; certo è che oggi solo chi è privo di coscienza può negare la verità storica dei fatti, che seppur a grandi linee ha trovato dei colpevoli, delle responsabilità, in ambito civile e non.
sciarade
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categoria : politica





15/12/2005, ore 09:45

Si è parlato molto in ambito indie delle circostanze che hanno portato Vashti Bunyan a tornare a cantare dopo oltre trent'anni di silenzio (l'interessamento di Devendra Banhart e Piano Magic, l'ep di pochi mesi fa con gli Animal Collective). Una storia così, quasi favolistica, non determina l'hype di un disco, ma di certo lo aiuta.
Al di là della cronaca però, "Lookaftering" è un disco molto bello, tra le migliori uscite folk di quest'anno. La voce fatata di Vashti, la continua ricerca di melodie dolci ma mai mielotiche - che una volta virano sul malinconico andante e un'altra ti danno quel senso di magica solitudine che solo dischi così sanno dare - sono le armi vincenti di un lavoro a suo modo "ambient", in cui chitarra, archi e quant'altro serve (flauti, arpe, dulcimer) infondono alle canzoni una spazialità extratemporale, onirica. E' retorico, ma vero, affermare che "Lookaftering" sembra la colonna sonora di un sogno, nebbioso ma quieto, dove anche le più grosse disgrazie (la morte di un fratello) e le più grandi gioie (la nascita di un figlio) rimangono inebritate del dolceamaro stato d'animo dei brani. L'intimità in "Lookaftering" è tutto: prima ancora dei trent'anni di silenzio, dei generi sempre uguali ma sempre emozionanti (è il solito folk, ma fatto alle perfezione), c'è Vashti Bunyan, la sua vita, la sua confessione.
sciarade
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categoria : musica





13/12/2005, ore 13:39

«Quante discriminazioni ha subito Cesare Previti. E' già la seconda volta che si fanno leggi contro di lui». Lo ha detto il presidente del Senato Marcello Pera.
Cerchiamo di capire: per «la seconda volta» Pera si riferisce certamente l'ex Cirielli, edulcorata secondo richiesta Udc dall'entrare in vigore immediatamente e quindi inutile per salvare l'ex ministro della Difesa dal carcere per Imi-Sir e Sme (salverà solo Berlusconi dal falso in bilancio Mediaset, e con lui i poliziotti picchiatori del G8, Vanna Marchi, gli autori del rogo al Petruzzelli di Bari, Longo Strevi e compagnia, e tanti altri - ovviamente se verranno giudicati colpevoli). Ma l'altra legge, «la prima volta», il primo atto di congiura contro quel buonuomo di Previti, qual'è stata? Semplice: è l'articolo 318, il reato di corruzione. Ha ragione Pera: non gliela dovevano proprio fare a Cesare il Puro di rendere reato la corruzione. Un'autentica persecuzione. Davvero.


PS: mentre la vicenda sul Tav è in un momento del tutto incerto e delicato - siamo insomma alla cosiddetta "fase dello zuccherino": speriamo che non ci si caschi come pere mature - vi invito a leggere questa intervista al professor Angelo Tartaglia del Politecnico di Torino, già postata da Beppe Grillo sul suo blog. Pure ai giapponesi l'alta velocità è andata male.

sciarade
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categoria : politica





12/12/2005, ore 17:56

Già da alcuni giorni volevo dire qualcosa su George Best. Il "dire qualcosa" però non fa per me, e neanche lo spendere troppe parole sulla morte. Mi sono ricordato invece di questo libro di Fernando Acitelli dal titolo "La solitudine dell'ala destra" (Einaudi, 210 pagine, 7,50 €), che avevo letto alcuni anni fa per preparare uno spettacolo teatral-musicale su ciò che fu il calcio. Sono centottantacinque poesie, perlopiù brevi, dedicate ad altrettanti personaggi del football: alcune sono piuttosto belle e centrate sui soggetti a cui si riferiscono; altre mancano un po' d'ispirazione. Quella scritta su Best non è un capolavoro, ma riesce ad individuare al di là dei moralismi cuciti intorno all'uomo - non ultimo la trasformazione di Best in anti-modello per i giovani con tanto di paginone su un quotidiano inglese e titolo-testamento «Non fate la mia fine», chissà poi quanto voluto... - la caratura mitica, e rock, del calciatore.

George Best

Basetta sassone,
palleggio virile,
pirata numero undici
al pari del suo compagno Morgan.

«Se Liverpool ha Paul McCartney,
noi abbiamo George Best!» urlavano
le teen-agers sognanti un tuo bacio.

Col tuo cognome, il migliore,
chiudevi il tridente dei rossi
di Manchester.

sciarade
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categoria : letteratura, calcio





11/12/2005, ore 21:00

C'è stato un periodo, risalente più o meno a quattro anni fa, in cui avevo riposto su Max Gazzè molte speranze. Erano i tempi di "Ognuno fa quello che gli pare?", album che sembrava profilare, in modo più che mai compiuto, l'estetica del proprio autore: canzoni leggere ma pensanti, all'insegna di Police, Battiato e (forse) Battisti, arricchite da testi che come pochi altri cercavano, spesso trovandolo, l'effetto lirico (grazie anche all'apporto del fratello scrittore Francesco Gazzè e le frequentazioni di Montale, Zanzotto, Mallarmè).
Non che i tre dischi precedenti fossero da buttare, anzi: "Contro un'onda del mare" era un esordio scuro e in più punti sorprendente, "La favola di Adamo ed Eva" la svolta pop di un cantautore preparato come pochi svelatosi anche eccellente melody-maker, "Max Gazzè" una conferma del precedente un po' stanca ma dignitosa. "Ognuno fa..." aveva però tutte le carte in regola per fare di Gazzè l'outsider perfetto di quel difficilissimo connubio tra fruibilità istantanea e autorialità di valore che in Italia, al di là dei due tre grandi nomi, non aveva trovato nuovi importanti riferimenti. Le radio lo avevano già abbondantemente passato - "Vento d'estate", "La favola di Adamo ed Eva", "Una musica può fare", "Il timido ubriaco" - gli ascoltatori un po' più attenti trovavano, al di là dei singoli, perle di scrittura che da un po' di tempo qui da noi erano venute meno ("Quel che fa paura", "Il bagliore dato a questo sole", "L'amore pensato" e "L'origine del mondo", fino ad oggi il capolavoro di Gazzè).   
Ricco di canzoni che lambivano la perfezione ("Non era previsto"), alcune dal potere seduttivo inopinabile ("Il debole tra i due"), altre brillanti per forza immaginifica o morale ("Non era previsto") - e sempre arrangiante con la precisa intenzione di non scontentare né le grandi platee né palati fini - "Ognuno fa..." non trovò però l'adeguato supporto della discografia e fu quello, o forse chissà cos'altro, a spezzare l'incantesimo.
L'album successivo, "Un giorno", lungi dall'essere brutto (e comunque dotato di almeno due brani ottimi: "La nostra vita nuova" e "Annina") peccava di prevedibilità in ogni nota e la sensazione di stare ad ascoltare brani "alla Max Gazzè" era viva e letale. Un disco non di transizione, come si potrebbe pensare, ma di vera stagnazione, a cui l'anno dopo - ed è qui il vero fatto preoccupante - fa seguito l'antologia "Raduni 1995 - 2005" presentata dal vivo in una serie di concerti (uno a luglio, ne ho parlato qui, l'altro ieri sera) dominati da ripetitività e stanchezza. Che Gazzè attraversi un periodo difficile non è poi così strano, succede a tutti. Quello che non fa ben sperare è la sensazione che le risorse con cui egli ha costruito fino ad oggi il proprio repertorio non sappiano e non sapranno mai rinnovarsi, perchè fino ad oggi troppo chiuse su loro stesse. Continuare a riciclarsi in eterna uguaglianza (vedasi anche gli inediti dell'antologia) rimane allora l'unica soluzione. E le canzoni "alla Max Gazzè" intanto, purtroppo, lo stanno soffocando.
sciarade
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categoria : musica





09/12/2005, ore 12:39

Pur non amando molto il mondo dei blog - o meglio: un certa parte del mondo dei blog che si fa troppo i fatti propri - questa iniziativa proposta da Luca Castelli, bravo giornalista de Il Mucchio Selvaggio e superinformato esperto di tutto quanto fa web e tecnologia (il suo blog è interessante e puntuale, visitatelo), è davvero molto bella. Si tratta degli Italian Blog Music Award, una sorta di oscar della musica italiana (e dei blog) in cui la giuria sono i bloggers. Non ho ancora scelto chi votare - dovete sapere che in casa Barachetti la classifica dei dieci dischi dell'anno, italiani e non, è un discorso ancora tutto aperto e fremente, almeno finchè non me ne chiederanno conto "dall'alto". Però intanto vi metto qui di seguito il regolamento del concorso (e nei prossimi giorni vi dirò le mie scelte). Partecipate, eh.

"Qualche giorno fa sono incappato in The Top 40 Bands in America Today, una classifica delle migliori band del 2005 secondo i blogger americani. Oggi è la volta della risposta britannica: The UK's Hottest 47 Acts (sulla quale non mi trovo affatto d'accordo: e i Gorillaz? gli Elbow? gli Editors?).
America, Inghilterra, Inghilterra, America. Ok, è un dato di fatto, la musica migliore arriva da lì. Ma perchè non provare a fare una classifica del genere tutta italiana?

Da qui, l'idea di bandire i primi Italian Blog Music Awards.

L'idea è abbastanza semplice.
Chi ha un blog e vuole partecipare deve scrivere all'indirizzo ilpozzodicabal@yahoo.it una mail di questo tipo:

Oggetto: Italian Blog Music Awards
Nome e indirizzo del suo blog
I titoli dei cinque dischi ITALIANI del 2005 preferiti
(non necessariamente in ordine di preferenza)
I nomi (e possibilmente gli indirizzi) dei tre blog ITALIANI preferiti
(anche qui, non è necessario l'ordine di preferenza)
Ciao Luca, sei un grande!
(questa è facoltativa)


La partecipazione è aperta a chiunque abbia un blog, anche se si occupa di cucina, giardinaggio o metodi di tortura medievali. Essendo gli Italian Blog Music Awards ancora più liberi di RockPolitik, si può segnalare qualsiasi album di qualsiasi artista appartenente a qualsiasi genere: se vi è piaciuto l'unplugged di Giorgia potete scriverlo, non dovete per forza mettere gli Offlaga Disco Pax (con il massimo rispetto socialista tascabile per gli Offlaga Disco Pax, ovviamente).

Il voto è segreto. Non rivelerò le preferenze di nessun votante, neanche se sottoposto alle torture medievali di cui sopra.

Unica regola: tra i blog preferiti non si può segnalare il proprio (scelta necessaria, vista l'ormai proverbiale autoreferenzialità dei blogger).
Non posso controllare l'identità di tutti, ma sarebbe anche carino che i musicisti-blogger non votassero i propri album. E se avete più di un blog, la vostra onestà tutta italiana dovrebbe portarvi a votare solo una volta.

In omaggio alla flessibilità che ci circonda e che prima o poi ci seppellirà, ho deciso anche di apportare un cambiamento epocale alla formula di qualsiasi premio: saranno accettati i cambiamenti di voto. Se avete già votato e passeggiando per la FNAC scoprite che quest'anno è uscito il nuovo album dei Litfiba e volete disperatamente inserirlo nella vostra cinquina, potete farlo. Basta che mi mandiate un'altra mail, segnalando il cambiamento.

La scadenza per il voto è inderogabilmente fissata per la mezzanotte di sabato 24 dicembre 2005. La mattina del 25, in contemporanea con l'avvento di Gesù Bambino, pubblicherò i risultati. I migliori album, i migliori blog e l'elenco dei blog partecipanti.

Naturalmente si tratta di un esperimento. Magari non voterà nessuno e tutto l'ambaradan si rivelerà un fiasco colossale. In quel caso, pazienza.
Se invece si raggiungerà una buona partecipazione, ho intenzione di rompere le palle a un po' di blog musicali stranieri e di segnalare loro la classifica. Le Top Qualcosa hanno sempre molto successo online: si potrebbe iniziare a far circolare il nome di qualche artista italiano nella blogosfera.

Insomma, l'idea non mi sembra malvagia. Se vi piace spargete la voce, scrivetelo sui muri, ditelo agli amici blogger. In fondo per partecipare bastano due minuti e come disse qualcuno che qui a Torino molti ricordano: più siamo, più vinciamo."

sciarade
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08/12/2005, ore 13:45

Dopo i manganelli si invoca dialogo: tra lo Stato e la popolazione della Val Susa, magari con la mediazione della Regione. Al di là del fatto che la Regione non è un mediatore neutrale perchè è favorevole alla realizzazione del TAV (la governatrice Mercedes Bresso, econimista da sempre interessata all'ambiente ed autrice di libri importanti sul tema, dovrebbe spiegarci i perchè del suo essere favorevole, al di là dell'appaltazione di alcuni lavori alla Lega delle Cooperative, beninteso), mi chiedo come sia possibile il dialogo tra una fazione che vuole questo TAV e un'altra che non vuole questo TAV. Il Governo invita al dialogo partendo dal presupposto che il TAV si farà, dialogo che com'è ovvio il fronte "No TAV" rifiuta, appunto perchè il TAV non lo vuole - e di motivi ormai ce n'è a bizzeffe (andate a leggerli su www.notavtorino.org se non lo avete ancora fatto e anche in questo ottimo articolo di Gianni Barbacetto): non ultimo quello che se l'opera non riuscirà ad assorbire i costi enormi di realizzazione e manutenzione dovremmo pagarli noi (probabilissimo: sono treni e siamo in Italia).
Quella del dialogo è una pura ipocrisia e chi invita al dialogo, mente: un dialogo vero e proprio, cioè un confronto, non ci sarà mai, perchè quello che conta per uno dei due contendenti (il Governo, opposizione compresa) non è il TAV in sé, ma l'affare. Un affare che per i diretti interessati (cioè i politici) è davvero molto profumato e che, se sarà conveniente, si farà. Lo ripeto: ad ogni costo.
sciarade
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07/12/2005, ore 20:11

Per la serie evviva i dischi utili è uscito un nuovo live di Franco Battiato. Sì, è una strenna natalizia con sole finalità commerciali (e chi lo compra è pure un po' masochista: il Maestro ci finanzierà il suo terzo, improbabile, film) però c'è da dire che, rispetto al semi-orchestrale "Last Summer Dance", "Un soffio al cuore di natura elettrica" è, guarda caso, elettrico - ci suonano piuttosto bene e piuttosto tirati gli Fsc -  ed oltre al dischetto (uno solo e per fortuna non con tutti i brani del concerto: di solito almeno quattro o cinque canzoni di un disco live italiano sono da buttare - sempre che non ci si chiami Fossati o Conte - qui invece c'è una selezione indovinata) ci trovate pure un dvd prodotto molto in videoclipped-style ma di valore. La scaletta (identica per cd e dvd) si rifa com'è normale ai pezzi di "X stratagemmi", ma pesca molto anche dagli ultimi dischi partendo da "L'imboscata" ("Fleur's" esclusi); di momenti buoni ce n'è tanti, peccato manchi "Areknames". L'acquisto non è consigliatissimo però se vi manca qualcosa dal vivo prendete questo (insieme ad "Battiato live collection" o meglio all'originale "Unprotected"). E' uscito anche un live di Vecchioni, commerciale come l'altro ma più sensato artisticamente. Non ve ne parlo perchè ne ho parlato qui.
sciarade
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06/12/2005, ore 13:20

 Di Benedetto XVI si è detto e si dice tutt'oggi moltissimo. Una delle qualità più sottolineate dai promotori del tuo pontificato è quella di essere un Papa dalle enormi conoscenze teologiche e capacità intellettuali. Qualche dubbio in proposito al sottoscritto viene, soprattutto quando il perspicace Ratzinger se ne viene fuori con frasi simili: «La libertà religiosa è ben lontana dall'essere ovunque effettivamente assicurata. In alcuni casi essa è negata per motivi religiosi o ideologici; altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico, oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell'agnosticismo e del relativismo» (Angelus di domenica scorsa). Mi è assolutamente chiaro come la religione o l'ideologia ostacolino la libertà religiosa (l'unilateralismo religioso di certe nazioni islamiche, l'ateismo sovietico) e anche come riesca a farlo il potere politico (la Cina). Quello che proprio non riesco a comprendere è come il relativismo possa ostacolare la libertà religiosa. In soldoni: non riesco a trovare un esempio, in quelle nazioni (occidentali) che per la Chiesa sono vittime del relativismo, per cui esista una sola legge che non permette ad un cattolico di professare la propria fede e di vivere secondo il proprio credo. Ad eccezione della legge francese "sul velo", che comunque è un caso isolato e mira a colpire l'Islam più che il Cristianesimo (non si è sentita infatti notizia di un alunno sospeso per aver portato un crocefisso) altro davvero non trovo. Ratzinger, o chi per lui, dovrebbero spiegarci come - subdolamente - il mostro del relativismo inguaia la libertà di culto dei seguaci di Cristo. Io non capisco: a me un'uscita del genere continua a sembrare una mezza boiata. 

PS: l'altro ieri avevo scritto che i valsusini, se conveniva, sarebbero stati fermati con ogni mezzo possibile. Non ci voleva molto acume per intuirlo. Stanotte è successo e a quanto riporta Repubblica i feriti civili sono una ventina, sei le forze dell'ordine. Secondo No TAV due civili sono gravi; un comunicato firmato "No Tav Valle di Susa" dice che la polizia ha «manganellato anche pensionati, donne, giornalisti. Alcuni assessori comunali con fascia sono stati presi a calci e la fascia strappata». Lunardi: «Mi auguro che si mettano il cuore in pace tutti perchè tanto l'opera si fa, i cantieri sono aperti». E ti credo: la proprietaria della Rocksoil, designata per progettare la galleria dalla parte francese è sua moglie. 

sciarade
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categoria : politica, religione





04/12/2005, ore 13:33

Quello che mi chiedo, quando penso alla giusta battaglia dei valsusini contro il TAV sulla linea Torino-Lione, è dove vogliono arrivare, se davvero credono di vincere. Se il TAV veramente serve ad aumentare i profitti delle lobbies politico-economiche italiane, francesi ed in generale europee (in barba all'ambiente e alla salute degli abitanti di quelle zone) nessuno, ripeto nessuno, li fermerà.
La questione sì o no Tav mette in luce ancora una volta il problema principale di questo nostro sistema globalizzato e liberista: la finanza e l'economia sono la stessa cosa della politica e la politica è la stessa cosa della finanza e dell'economia. Le due entità vanno a braccetto e si sfamano una con l'altra - quando non è il caso di dire che si sfamano addirittura da sé stesse - escludendo tutti gli altri aspetti che la politica dovrebbe comprendere (etica e morale incluse). Una cosa si fa se conviene: questa è la regola. Tutto il resto avanza, non è preso in considerazione. Anche da quel centrosinistra che magari alcuni dei lettori di questo blog votano e voteranno (difatti nessun Fassino si sta stracciando le vesti per impedire il TAV). E se il TAV non si farà sarà solo perchè qualcuna delle lobbies economiche che oggi lo vogliono avranno trovato vie più innovative, o saranno cambiate del tutto, o avranno spostato la propria attenzione su altri territori, altre fonti di guadagno. Ma non per le proteste dei cittadini, che - al di là del loro essere consumatori - oggi non contano, e sempre meno conteranno.
Protestare porta alla luce il problema, gli dà spazio sui media (uno spazio quanto immune però dalle lordure ammazzaverità infiltrate da quelle stesse lobbies che i media li controllano?). Ma non lo ferma. Se la realizzazione del TAV sarà coveniente, alla fine si farà. Con ogni mezzo possibile. Non ci sarà protesta che tenga.
sciarade
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categoria : politica





01/12/2005, ore 14:04

John Parish è un personaggio anomalo. Non c'entrano nulla per una volta i vestiti che indossa, la musica che suona, il cibo che mangia. No, Parish è un personaggio anomalo perchè appartiene a quella ristrettissima schiera di musicisti anglofoni che credono che anche in Italia ci sia della musica valida. Parish infatti è stato il produttore di alcuni dei più bei dischi italiani che sono usciti negli ultimi due anni: oltre all'ultimo degli Afterhours, quelli di Nada ("Tutto l'amore che mi manca") e del già più volte citato su questo blog Cesare Basile. Prima di arrivar qua nella sottoprovincia dell'impero rock a "scovar talenti" il buon Parish era stato in studio con gente del calibro di PJ Harvey, Giant Sand e Sparklehorse. Forse s'è sbagliato a venire qui da noi, forse si sbagliano i detrattori in toto del rock italiano: io propendo per la prima ipotesi, sta di fatto che questa sera Parish presenterà alla Casa139 di Milano (e domani a Roma) il suo nuovo disco "Once upon a little time". Sul palco ci saranno insieme a lui una buonissima band: Marta Collica dei Sepiatone alla voce e tastiere, Giorgia Poli ex Scisma al basso e ancora alla voce, Jean-Marc Butti dei Venus alla batteria. Si profilerà qualcuno dei nomi che ho citato prima? Un bovaro? Un padre di due gemelli? Non lo so. Io comunque ci sarò e chi ha buone orecchie per intendere, intenda.
sciarade
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categoria : musica